• Reader for Blind

Sabato sera al fast food.



Osservo una coppietta appartarsi, reggendo ognuno dei due i rispettivi vassoi in bachelite, verso un angolo piuttosto remoto del ristorante, dove si fronteggeranno dal paio di divanetti disposti a specchio, separati nel mezzo da una tavola rettangolare impiallacciata in finto legno. Un cheesburger e un wrap al pollo, un frullato alla frutta a testa formato maxi e una porzione di nuggets da condividere. Li guardo dalla mia postazione, dopo aver battuto lo scontrino e aver allungato loro l'intera ordinazione.

Lei, la classica milf. Tutta tiflonata, una mano di trucco ben stesa senza farsi cafona, i capelli freschi di piastra raccolti sopra la testa, una t-shirt col Monte Fuji visto tra le onde rifatto a strasse che le brilla contro il seno ancora teso, sopra l'addome tutto sommato ancora asciutto. Mangia a piccoli bocconi, trattenendo il cibo tra i polpastrelli, stando attenta a non sporcarsi neppure gli angoli della bocca, della quale un lucidalabbra color pesca evidenza la forma piena.

Lui invece deve essere per forza il toy-boy di turno. Magro, non troppo alto, la testa rasata, ben sbarbato, la t-shirt degli Ac/Dc di due taglie più larga. Minimo minimo avrà sui quindici anni in meno di lei, così, a occhio e croce. “Perché non lo porti nel reparto bimbi?” mi veniva da chiederle, ma poi invece zitto, che ci tengo a tenermi questo schifo di lavoro, almeno sinché non sfondo con la band, ben inteso…

Lo sbarbatello si abbuffa. Al contrario della tardona ben tenuta, lui si ingozza come un maiale. Si spinge il panino sino giù in gola. È affamato lui e non sta tanto a badare all'etichetta. È fame da post-scopata o si rifocilla in vista di una dura e lunga notte di sesso spinto, mi viene da chiedermi.

Tanto lei ci tiene a far vedere modi educati, quanto lui si imbratta nella maniera più indecorosa e senza dare la più pallida impressione di preoccuparsene. Ha tracce di salsa BBQ un po' su tutta la faccia, mentre un grosso grumo di maionese gli pende giù dal mento come la bava di un cane idrofobo.

Il tipo ha dei modi tutti strani, a ben guardare. Ci ha una razza di fame che sarà una settimana che non toccava cibo a guardarlo mentre è lì che si ingoia mezzo locale. È il terzo cheesburger di fila che ordina, o meglio, che fa ordinare dalla cliente. Lui le bofonchia qualcosa tipo: «Ancora!» ed ecco lì lei che si precipita, manco dovesse assolvere alle richieste di Sua Maestà. Fila sin qua da me con quella cofana dritta sulla testa, il vestitino scì scì che le svolazza sulle ginocchia a ogni minimo movimento, le tette che le sballonzolano nel décolleté, abbigliata come per il più importante degli appuntamenti. Quindi paga, preleva, gira i tacchi e fa che tornare al tavolo bella bella a portare tutto quanto dritto al marchettaro, che i panini se li infila quasi interi in bocca, senza contare i bocconcini di pollo e tutto il resto.

Ci deve tenere davvero tanto al pischello a pagamento. E dire che ne poteva trovare di stalloni, ma pure gratis. Niente male per la sua età. Io non la schiferei – tanto per dire – se mai mi capitasse che… E invece… Si vede che ci ha il gusto perverso per il troglodita, va' un po' a sapere…

Il ragazzo non fa che starsene con la faccia tuffata nel piatto, gli occhi da bambola, i movimenti stentati e lei lì di fronte che lo fissa come si trattasse dello spettacolo più bello al mondo, con gli occhi lucidi e un sorriso emozionato che le nasce sulle labbra a ogni suo gesto sconclusionato. Sembra pendere letteralmente dalle sue labbra, storte e unte. Starà solo più aspettando che quello finisca di rifocillarsi per poi fargli smaltire l'intero pasto chiusi in qualche camera di un albergo a ore, ipotizzo tra me e me, mentre il mistero femminile mi si infittisce davanti agli occhi una volta in più, messo davanti a una scena come questa…

Ma ecco che il toy-boy accenna a parlare. E subito lei si scioglie. Gli va incontro, sporgendosi sopra il tavolo per farglisi più vicino. Ne accoglie le mani zozze tra le proprie, gli sorride serena, mostrando i bei denti bianchi. «Dimmi,» sussurra, mentre quello si ingolfa sempre di più, cercando di deglutire il troppo bolo.

È a questo punto che accade qualcosa che non mi sarei mai aspettato…

Lui, la bocca tutta imbrattata, lo sguardo ebete, le mani penzoloni lungo i fianchi, le balbetta qualcosa, sputacchiando tutto intorno grossi pezzi di alimenti vari: «Mammina, no ho più fame...»

«Bene, Delmo. Possiamo tornare a casa allora,» risponde lei con un'aria appagata. Gli pulisce il viso con una manciata di fazzolettini strappati al dispenser, lo aiuta a mettersi in piedi, con grande dovizia gli ripulisce la giacca jeans dalle tante briciole e poi si avviano a braccetto verso l'uscita. Lei sorregge il suo incedere incerto con una falcata diritta e conturbante, mentre con una mano fruga dentro la borsa finto Luis Vuitton e ne pesca le chiavi dell'utilitaria, un attimo prima di vederli scomparire nell'ampio parcheggio.


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