• Reader for Blind

Non leggere questa storia.



Non leggere questa storia, non farlo. Finché sei in tempo ti consiglio di saltare queste pagine e di passare direttamente alla prossima storia, che è anche molto più bella.

Io ti ho avvisato, lo dico per il tuo bene, finisce davvero male, per te soprattutto, te lo assicuro, lascia perdere, dico sul serio! Ma se, incurante dell’eventuale disorientamento che potrebbe provocarti, decidi di proseguirne la lettura comunque, a tuo rischio e pericolo, lascia almeno che la sua scia sibilante possa procedere a zig-zag tra lo stupore generale del tuo piccolo cervello e un’ottusa indifferenza di principio, spargendo una pressoché invisibile mefistofelica polverina nera che ti soffoca quel poco di giudizio che ti è rimasto.

Non c’è assolutamente alcun motivo per credere alla sua indispensabilità, o meno, e neppure da farsi affascinare troppo dal profumo vago come l’aria tiepida di un aprile arrembante, per nulla discreto.

Altresì, considerata da modi di vedere potenzialmente contrapposti potrebbe, alla fin fine, sembrare quello che è realmente, aldilà delle apparenze fuggevoli e delle testimonianze contraddittorie, di persone prive del più elementare senso del ridicolo e della capacità di recepire il proprio vero ruolo, come parte integrante della commedia umana. Cosa che solo pochi individui, dotati di antenne speciali, riescono a cogliere nella sua interezza.

Come se bastasse una toccatina di mascara, o una spolverata di cipria indiana, a fargli cambiare opinione sulla vera essenza degli angeli, o di convincerli a spalancare le finestre senza alcuna paura e dirci dove e come trovare la chiave per capire il tutto, ammesso che qualcosa da comprendere ci sia o che invece sia solo una ragione volatile, argentea forfora dei pensieri elevati, modesto tributo alla sola pura verità su ciò che nessuno mai ha il coraggio di affermare con decisione.

Forse domani, quando sarai sveglio abbastanza grazie a litri di caffè metafisici, potrai avanzare ancora di qualche metro sul trampolino sospeso sulla coltre bianca di nubi, sopra i giardini fioriti e i raggi di sole gialli come il “doppio limone concentrato”. E non occorrono assolutamente prolisse dovizie di particolari, spiegazioni traballanti, teoremi sbilenchi, per capire che ciò a cui qui soltanto alludo, ma che non nomino mai volutamente, è soltanto una sottile, ma nemmeno troppo, metafora linguisticheggiante sulla modalità comunicativa di certi logorroici e nominabilissimi individui ben consci che il succo del discorso che ci propinano da anni, sorridendo malefici, non significa proprio un bel nulla!

Triste è prendere atto che qualcuno, resosi conto di non comprendere il significato delle tempeste verbali che fuoriescono da quelle boccacce, si sente ancora più ignorante di quel che è davvero e, ammaliato da quell’eloquio strabordante, si mette psicologicamente prono e decide, forse nella speranza che si zittiscano, di dargli il proprio consenso e, se fosse nella condizione di poterlo fare, anche la concessione al ripristino del diritto divino alla Jus Primae Noctis.

E adesso provaci, prova pure a dissimulare lo sbigottimento per queste estemporanee rivelazioni e sospendi qui, ora, all’istante, per il tuo bene, la lettura di questa cosa. Di’ basta! Manda immediatamente a cagare me e questo scritto, buttalo nel fuoco, cancella il file, distruggilo! Io ti ho avvertito, stupido che non sei altro. Ribellati a questa costrizione, reagisci alla sottomissione finché sei in tempo, ti sto solamente prendendo in giro, svegliati, fuggi!

Ma se vuoi continuare io ci sono, e sono disponibile ad andare avanti per ore, giorni, mesi, anni. Dai, finiscila qui, è l’ultimo avviso, avrai solo da perderci.

A questo punto, ovviamente, mi stai ancora leggendo e ciò significa che la tua forza di volontà, la tua capacità di autodeterminazione è pari a quella di uno stracchino afflosciato che, perduta completamente la sua forma parallelepipedica, cola fuori dalla confezione e fin giù dal tavolo che lo sorregge, fino a sgocciolare in terra e venire calpestato da osceni scarponi che lo frammentano in tanti quadratini inutili, proprio come sei tu: una vera merda secca!

E siccome la tua indolenza mi ha davvero nauseato, ora decreterò la tua fine. Adesso recati immediatamente in banca e fai un bonifico con tutto quello che possiedi, intestato a Rigoberto Manbassa (che altro non è che uno dei miei tanti pseudonimi) e non dimenticarti del codice IBAN IT93 W042 14436 2000000014237. Poi, con passo piuttosto veloce, recati al primo ponte che incontri e buttati di sotto. Se non trovi ponti va benissimo anche un camion o un treno. Ti auguro solo di non soffrire troppo. Io ti avevo preavvisato di fermarti, tu hai voluto continuare e ora ne paghi le conseguenze, ormai sei in mio potere. Addio coglione, e non fare troppo rumore… che devo dormire!

Illustrazione originale di: Roberto Cremonese


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