• Reader for Blind

Una finestra



È solo un giardino d’erba tagliata male, e gialla che pare temere i raggi del sole. Qua e là chiazze di colore, plastica fagocitata dalla natura, giocattoli abbandonati da un bimbo disubbidiente. A volte può capitare di vedere delle formiche camminare sul terreno più vicino all’inquadratura, o un ragno zampettare pigramente tra i fili d’erba, ma niente più, è tutto qua.

Eppure Toni non riesce a pensare ad altro, da giorni, settimane.

A lui piace guardare, gli è sempre piaciuto. Ha iniziato spiando una delle sue cugine più grandi assieme al suo ragazzo dell’epoca, proseguito procacciandosi una quantità e una varietà di porno invidiabili nell’arco dei successivi vent’anni, arrivando a scovare anonime video-performance difficilmente ascrivibili a un genere.

Toni sa che in giro per il mondo ci sono uomini che si riprendono nell’atto di masturbarsi per colare sperma tra i capelli di donne sedute davanti a loro nei bus, nelle metropolitane, sui treni e le navi.

Sa che c’è un sottogenere di video in cui uomini si masturbano in auto, fermi al semaforo, o dopo aver chiesto informazioni al loro oggetto del desiderio.

Sa dei video girati nei centri commerciali, nei negozi affollati, e sa che per ciascuna di queste sottocategorie c’è tutto un movimento di persone, un fermento, gruppi di chat e scambio video, serate organizzate, festival segreti tramite siti criptati.

Toni ha visto tutto quel che c’è da vedere, in ogni sfumatura, e ora i suoi occhi sono abituati anche alla vita che non gli era mai apparsa così grigia prima.

È l’esperienza, dice. Gli occhi si possono colmare, l’immagine può saturare e debordare, consumare la retina, danneggiarla e ridurre lo spettro dei colori visibili, smorzarli, uniformarli.

Non c’è più alcuna emozione nel mettere a fuoco gli oggetti, le strade, le facce che gli si parano davanti.

L’unica cosa che riesce a smuoverlo un po’ è una webcam in diretta, l’immagine fissa di un giardino sconosciuto, di una casa forse disabitata, dove non accade mai nulla e, per questo, bisogna restare incollati allo schermo più tempo possibile, per quanto possibile, per cogliere le minime variazioni, il mutare dei dettagli.

Per fare in modo che la vista torni a essere un bene prezioso.

Un giardino, il muro di una casa in lontananza, giocattoli abbandonati, la pioggia, il sole, il vento; per ciascuna delle cose impresse nell’immagine, Toni ha mollato tutto il resto.

Non esce, non si lava, non mangia da giorni.

Non spegne il computer se non per brevi periodi, solo quando la ventola inizia a fare uno strano rumore e l’aria intorno si fa molto calda.

Per il tempo che ci vuole a freddare il computer si sente cieco. Si chiede cosa può essere successo in quei venti, trenta minuti di cecità. E cosa succederà se tornando alla pagina la trovasse vuota, non funzionante. O, peggio, se l’immagine non portasse agli occhi più nulla, come tutto il resto, come tutto il porno, i palazzi, le stanze, i letti, tutte le cose che ha mai visto.

Inutili, quanto fissare un muro.


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