• Reader for Blind

La conciliazione degli opposti.



Immagine di Ashley Mackenzie.

Dei genitori poco si sa.

Sappiamo solo che erano nati questi due gemelli, caso più unico che raro: eterozigoti ma congiunti. Sì, insomma, due gemelli siamesi maschio e femmina. Si sa anche che per far contenti danarosi avi di entrambe le parti, uno fu chiamato Felice, l'altra Addolorata.

Sin dalla nascita si fecero notare per i caratteri, tra loro diametralmente opposti: qualunque cosa succedesse Felice tendeva a riderne sguaiatamente, Addolorata invece si spaventava per un nonnulla ed era sempre pronta a frignare disperata. E più l'una piangeva più quell'altro se la ghignava, e più la sorella assisteva allo spasso del congiunto e più ancora si lamentava sollazzandolo un mondo, e così via e così via, sin dalla culla.

Ciò che era motivo di divertimento per Felice era ragione di massimo sgomento per Addolorata: lo stesso oggetto, il medesimo evento, la stessa identica espressione o gestualità.

Se zio Nestore faceva buh! il bimbo si sganasciava, la femminuccia strillava impaurita. Per forza di cose parteciparono in coppia a tutte le gare di corsa campestre e quando si piazzavano immancabilmente tra gli ultimi, Felice commentava ilare: «Siamo proprio degli scarponi...» mentre ad Addolorata sembrava ogni volta avessero accorciato la vita di sei mesi. Quando, più avanti, cercarono invano un lavoro, lui esprimeva la massima letizia per il perdurare di quel suo stato da perdigiorno, redarguito all'istante dal buon senso lagnoso della parente stretta (anzi strettissima).

Lui metteva tutto in burla, lei tendeva a drammatizzare anche il particolare più insignificante.

A un certo punto del lungo e inscindibile connubio avvenne l'impensabile...

Felice era un compagnone, Addolorata ovviamente molto meno, eppure non di rado era costretta a partecipare alle ribotte del gemello, che se la trascinava letteralmente dietro. All'ultima festa di paese lui, come suo solito, tracannò ettolitri di quel vino a basso prezzo che servivano alle tavolate. Non occorreva che Addolorata bevesse: avendo lo stomaco in comune bastava che fosse lui a farlo perché una potente ebrezza la cogliesse. Manco a dirlo... a uno venne la ciucca allegra, all'altra quella tristanzuola.

Tornati a casa si buttarono sul letto. Addolorata si addormentò quasi subito, tra calde lacrime e singhiozzi, ma Felice, ancora ben vigile, e anzi reso ancor più vispo dal demone dell'alcol, aggrappandosi all'altro lato del letto e facendo perno sul fianco su cui erano saldati l'un l'altra, fu presto sopra di lei, emettendo in quel movimento un cigolante rumore di porta sbattuta che tuttavia non riuscì a turbare il pesante sonno della sorella.

Quell'atto contro natura diede frutto: a nove mesi di distanza nacque una bambina sana e vigorosa. La chiamarono Farsa.

Aveva preso un po' da ambedue i genitori. Il buonumore del padre e il temperamento versato al tragico della madre sembravano mischiati in perfetto equilibrio nella neonata che piangeva dalla gioia o rideva dal nervoso, sogghignava con gli occhi tristi o piagnucolava con sguardo allegro.


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