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Intervista a Luca Martini.



Intervista allo scrittore bolognese Luca Martini.

1 - Luca Martini, scrittore di poesie e di romanzi. Come nascono le sue idee?

Oggi scrittore di narrativa. Le poesie hanno segnato i miei esordi, ma da undici anni ormai scrivo quasi esclusivamente racconti o romanzi. Le idee spesso nascono da quello che capita nella vita comune, da spunti a volte inaspettati, una parola detta alla radio, un’immagine vista sull’autobus, un racconto di un amico. Come sempre, lo scrittore si dimostra ladro: ruba pezzetti di vita, emozioni, esperienze, ma le restituisce sempre, spesso leggermente modificate, in modo da non dover nemmeno pagare i diritti d’autore a nessuno!

2 - “L'amore non c'entra” è il suo ultimo libro, edito da La Gru. Cosa l'ha ispirato?

La consapevolezza dell’opposto, ovvero che l’amore c’entra sempre. Il titolo nasce da una poesia di Raymond Carver, quello che è il responsabile del mio scrivere. Così, attraverso 18 racconti, ho voluto narrare la dissoluzione delle forme costituite: lavoro, società, matrimonio, famiglia. E ho voluto fotografare il momento in cui tutto sta per crollare e andare a rotoli, lasciando però un anelito di speranza. I miei protagonisti si trovano spesso davanti a un baratro, e devono decidere, in quell’attimo, se saltare o scappare, tornare indietro. A fine scrittura mi sono trovato, con grande piacere e soddisfazione, a verificare che i miei protagonisti saltano, lo fanno quasi sempre, con coraggio e audacia, e affrontano tutti i rischi del loro volo. Per questo li amo molto, i miei protagonisti.

3 - Qual è stato il momento in cui ha sentito il bisogno di trascrivere su un foglio le sue idee?

Beh, quel momento lo vivo da quando ero piccolo, in altre forme. Prima scrivevo canzoni strappalacrime, quelle in cui amore fa rima con cuore, quelle in cui si racconta di ragazze che fanno soffrire il poverino di turno, sul modello del primo Marco Masini, tanto per intenderci. Poi ho iniziato a sentire il bisogno di scrivere poesie, avevo 20 anni e leggevo tanto. Infine, in un secondo tempo, è sorta la necessità di scrivere racconti, e questa è nata a 25 anni, guardando di notte “Totem”, la trasmissione di Alessandro Baricco che passava su Rai Due. Quella notte Baricco parlava di uno scrittore americano, Carver appunto, e di un suo racconto, “Cattedrale”, in cui un cieco insegna a un vedente a guardare. Ne rimasi sconvolto. Dal giorno dopo la mia vita cambiò e capii che scrivere sarebbe stata una forma di espressione meravigliosa. Ho atteso ancora qualche anno, con quella cattedrale che mi girava in testa, e quel cieco che prendeva le mani dell’uomo a disegnare guglie, bifore, portali. E da lì il bisogno è diventata necessità.

4 - Come vede il panorama letterario moderno? E quali consigli si sente di dare ai giovani che difficilmente riescono a farsi largo in questo vasto ed ostico panorama?

Vivo, lo vedo vivo e vario, ricco di possibilità che soltanto 20 anni fa, quando ho iniziato a scrivere, non c’erano. Oggi la forma scrittura è molto variegata, e le modalità sempre più differenti. Penso, per tutti, all’ebook, che oggi permette molta più possibilità di pubblicare rispetto a un tempo.

Quanto ai consigli, non abbiate fretta, leggete tantissimo e cercate di frequentare incontri letterari. Cercate un maestro, fate corsi di scrittura, è un modo interessante non tanto per imparare a scrivere quanto per conoscere scrittori e persone con la tua stessa passione. La condivisone è fondamentale. E poi partite dagli editori locali, quelli “vicini” a voi, magari cercate qualche rivista letteraria, anche online, ce ne sono tante e di ottima qualità e costituiscono un’eccellente palestra anche per farsi notare da qualcuno. Infine, tenete duro: Carver (ancora lui!) diceva che se uno resiste a rifiuti, angherie, soprusi, porte chiuse in faccia, e dopo dieci anni si ritrova a scrivere ancora, allora può definirsi scrittore. Beh, io dopo undici anni sono ancora qui.


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