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Massimiliano Mistri Editore e titolare di Edizioni LaGru.



Massimiliano Mistri, titolare e editore di Edizioni LaGru

  • Com'è nata l'idea di creare una casa editrice?

Dunque, l'idea è nata in maniera naturale. Nel 2004 io e quella che poi sarebbe diventata mia moglie, abbiamo aperto una libreria. Questo perché già venivo dal mondo librario, come addetto vendite. La libreria, che si chiamava Orizzonti, era attiva a Padova e serviva la Facoltà di Lettere. Anche se abbiamo cercato di dare spazio anche alla varia, ricercando titoli che ci piacessero e che potessero stimolare i lettori. Quindi vietatissimi Dan Brown, Bruno Vespa, e via libera a Verhulst e alla Szymborska, per fare due nomi. Nel mentre abbiamo iniziato a pubblicare dispense universitarie. Quando la libreria ha chiuso, a fine 2009, ci siamo guardati e abbiamo pensato che proseguire con le stampe potesse avere un senso. Ah, ovviamente all'epoca sia Verhulst che Szymborska non se li filò nessuno.

  • E la scelta del nome come è avvenuta? Ho letto che ha una storia toccante e particolare, puoi spiegarcela?

Ci interessava un nome che avesse dietro una storia. Abbiamo trovato molto particolare quella di Sadako Sasaki e abbiamo preso spunto da essa. Che poi per inciso, e non me ne ricordavo minimamente, a fine anni ottanta avevo amato molto il libro "Il gran sole di Hiroshima" di Bruckner, che narra le vicende di Sadako, delle sue gru di carta e del messaggio di pace sottostante. Quindi il nome racchiude un'idea di positività. Poi la gru è un animale interessante. Ha comportamenti bizzarri. Per esempio dorme su una zampa sola tenendo un sasso nell'altra. Tecnicamente, da quel che ho letto, dorme cercando di restare sveglia e si sveglia se il sasso cade a terra e se cade è perché si è addormentata "troppo". Ecco, spiegato malissimo, ma dovrebbe essere così.

  • Come vengono scelte le opere da pubblicare?

Secondo la regola meno commercialmente intelligente possibile e immaginabile: a gusto personale. Scegliamo circa il 3% del materiale che ci arriva. Leggiamo tutto e vediamo se per un motivo o per un altro, non qualificabili, ci "arriva".

  • Ora sorge spontanea la domanda: è scarso il materiale in circolazione o voi avete gusti difficili?

Non saprei proprio. Io faccio molta fatica a leggere in generale i libri usciti negli ultimi quarant'anni. Dovessi andare a memoria credo che farei fatica a trovare dieci libri che mi sono piaciuti veramente molto e pubblicati negli ultimi quattro decenni. Ultimamente mi è piaciuto molto "Viaggio in paradiso" di Twain, ma siamo ad un volume scritto nel 1909. In Italia pubblicato e illustrato da quel gran genio che era Longanesi. Di volumi recenti, e ne ho parlato spesso, ho amato "Paris kebab" di Marco Trucco, edito da Safarà. Ho iniziato a leggere altre cose, anche pubblicate da autori che conosco, ma non sono riuscito ad andare avanti. Trovo tutto così tremendamente noioso. Ma credo sia un mio problema. Anche per la musica è così. Un'amica di mia madre quando ero bambino le aveva consigliato di mandarmi in analisi forse aveva ragione lei non so. La certezza è che non ci sono mai andato e che lei non ne è mai uscita.

  • Però potrebbe anche essere che il panorama letterario italiano non offre molto. Vi arrivano proposte da giovani scrittori?

Ci arrivano proposte di giovani scrittori e li tengo in alta considerazione perché ci vuole molto coraggio a proporre se stessi. Non è semplice. Abbiamo pubblicato dei giovani e dei giovanissimi. Penso a Serena Stanzani, che ha esordito con noi a diciassette anni, e a Paolo Amoruso, che abbiamo pubblicato quando di anni ne aveva quindici. Abbiamo fatto una bella presentazione a Padova, anni fa. Abbiamo portato Paolo Amoruso, all'epoca poeta barese sedicenne, e Celino Bertinelli, all'epoca novantaquattrenne, a parlare assieme ad un pubblico. Bertinelli è stato un giornalista importante a Padova. Pluripremiato. Fu una bellissima giornata per noi. Siamo riusciti ad unire due persone così diverse, lontane geograficamente e anagraficamente, ma legate dalla poesia.

  • Dunque in un Paese come il nostro,nel quale la 'fuga di cervelli' è all'ordine del giorno c'è ancora qualche talento che resta. E di lettori giovani interessati ad arricchire il proprio bagaglio culturale con i libri,data anche l'esperienza da libraio,ce ne sono?

(Perplesso) Ho dei dubbi in merito o forse no, dai! Io credo che la lettura sia sempre stata e sempre sarà un'attività di nicchia. Il problema di base è che i giovani hanno un forte bisogno di socialità e il libro è l'antitesi della socializzazione, anche se è altrettanto vero che la socializzazione attuale è finta.

  • Dunque la forte socializzazione resta solo a livello virtuale? Ed in quanto editore ed ex libraio,come vive il passaggio dalla vecchia e cara carta al più pratico-secondo molti - kombo et similia?

Il passaggio dalla carta al digitale non sta avvenendo. O meglio, ci potrà essere un affiancamento, ma per una totale sostituzione ho qualche dubbio. Anche per il vinile sembrava finita e pareva che prima l'audiocassetta e poi il cd, lo avessero spazzato via. Oggi dell'audiocassetta non c'è traccia. Il cd resiste, ma il vinile torna. Certe cose, come libri e 33 giri, restano come oggetti da collezione, di culto e perché no, anche di arredamento, oltre che di intrattenimento e cultura. Idem per la fotografia. Un file, musicale o letterario, resta un file. Non è che... virtualità.

  • Se un giorno tuo figlio/ a dovesse dirti «Papà voglio fare lo scrittore, mi daresti qualche consiglio?» Cosa ti sentiresti di dirgli? Così chiudiamo dando suggerimenti ai giovani scrittori.

Leggi tantissimo come una spugna. Romanzi, poesia e racconti. Più stili e generi diversi che puoi e non copiare mai. E soprattutto, vivi. Se non vivi esperienze non avrai nulla di cui scrivere perché per come la vedo io, ma magari sbaglio tutto, se si scrive della vita, si scrive della verità .E poi porta pazienza con gli editori così come loro dovranno portarne con te. Studiati i loro cataloghi, comprati i loro libri perché non puoi proporti se non li conosci . Sparare nel mucchio, scrivendo a trenta case editrici, spesso lasciando in copia tutti gli altri, non è una grande idea. Un libro deve essere una mutua scelta. L'autore e l'editore devono scegliersi, è un matrimonio. Non si fa una proposta di matrimonio a quaranta persone solo perché ci si vuole sposare! Quindi non si fa richiesta a quaranta editori solo perché si vuole essere pubblicati. Anche perché poi c’è tutto il dopo pubblicazione. Pubblicare è l’inizio di una fase, non il traguardo.

  • Che rapporto hai con gli autori, visto che hai parlato di matrimonio?

A volte buoni, altre volte burrascosi, altre volte interrotti. Senza nulla togliere a chi non citerò, posso dire che con Alberto De Poli, Mattia Dal Zotto, Teresa Verde e i già citati Paolo Amoruso e Serena Stanzani, ho un rapporto di amicizia sincera che va molto al di là di quello autore/editore. Poi in generale ripeto sempre che nessuno vincola nessuno alla Gru. Chiunque se vuole può andarsene. Chiunque non capisca le difficoltà può andarsene. Chiunque non capisca i meccanismi e si creda Foster Wallace, beh… che si chieda come mai è con una piccola realtà indipendente che tale vuole restare. Io non voglio che la mia realtà cresca troppo. Voglio restare in una nicchia. Voglio restare in disparte, senza mescolarmi al delirio tritaossa delle major. Un nostro autore, Lorenzo Marone, è finito con Longanesi. Sono molto felice per lui, Lorenzo lo sa benissimo, ma trovo delirante il mondo Longanesi. È mercificazione. Tanti anni fa, era il 1991 o il 1992, Izzy Stradlin’ uscì dai Guns ‘n Roses. I Guns erano all’apice del successo planetario. Avevano i due Use your illusion registrati. Insomma, erano il massimo. Izzy se ne andò per suonare con i Ju Ju Hounds. Slash chiamò Jo Dog, il chitarrista dei Dogs d’Amour, per rimpiazzare Stradlin’, ma Jo lo mise in attesa al telefono perché doveva cercare il numero di telefono di un amico perfetto per il ruolo. Questo perché per Jo era molto più interessante suonare musica in libertà e per un pezzo di pizza piuttosto che essere triturato in un mondo immenso. Ecco, per me vale la stessa cosa. Devi essere pazzo e un po’ romantico per scegliere noi. E devi essere consapevole dei limiti che l’artigianato ha. Se sei consapevole di questo, di partire per un viaggio e che noi siamo e saremo sempre e solo la partenza, bene. Se vuoi l’America, vai altrove. Ah, per la cronaca il tizio a cui Jo Dog stava pensando era Gilby Clarke. E Gilby entrò nei Guns. Per poco. Axl era uno stronzo.

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