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take#267 – in the flesh?



Racconto tratto da: La mia vita fuori dall'utero (Edizioni Haiku 2014) Clicca sul link per la pagina

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too drunk to fuck – dead kennedys

Non è tanto il dolore, quello viene via. è la velocità delle cose che mi toglie il fiato. fino a due settimane fa non ero che un cane randagio e ora ho un tetto sulla testa, una donna nel letto e due pasti regolari al giorno. girovagavo con appresso il peso della mia fortezza, ma è bastato un sorriso, una vaga attenzione per mandare tutto in fumo e lasciarmi allo scoperto. indifeso. Rossana mi ha portato a casa sua per niente, un paio di battute fortunate, due o tre sorrisi sinceri.

e subito s’è concessa totalmente, senza alcuna paura. ce ne stavamo immersi nell’odore che solo i nostri corpi assieme possono produrre, quando ha lasciato intendere che se avessi fatto un passo verso di lei, lei ne avrebbe fatti tre verso di me.

e l’ho fatto.

ho mollato il motel in cui stavo e trasferito armi e bagagli da lei. due giorni dopo averla conosciuta, mi sveglio presto per sistemare le mie cose e trovo tre denti nel lavandino. una piccola pozza di sangue e acqua sporca, in cui galleggiano tre denti. li prendo, li asciugo e li metto in fila sulla mensola davanti allo specchio. è l’ultima cosa che mi sarei aspettato di trovare andando al lavandino per sciacquare il cazzo dopo aver pisciato.

pulisco quello schifo, faccio una doccia e inizio a sistemare le mie cose.

quando Rossana torna a casa, non le chiedo niente. basta la sua faccia gonfia per capire tutto.

prima di andare a letto, preparo la mia sorpresa per lei. una rosa rossa poggiata sullo specchio del bagno, un biglietto d’amore e i mignoli dei miei piedi.

quattro giorni dopo esserci conosciuti, eravamo la coppia più felice del mondo.

anche ora, mentre il suo corpo sbatte contro il mio, so che ne vale la pena. Rossana è sopra di me, entrambi a un soffio dall’orgasmo. le metto due dita in bocca e lei le trancia di netto, le ingoia mentre il sangue schizza sulla sua faccia e io schizzo dentro di lei.

prima di svenire, la vedo chinarsi sopra di me per baciarmi e le sento dire per la prima volta che mi ama.

quando torno in me, le dico che l’amo anch’io.

- non basta. devi dimostrarlo. – dice lei.

- ok, ma non ora. devo prima abituarmi a usare le dita che mi rimangono.

qualche giorno dopo, i fantasmi delle mie dita ancora formicolano, ma il cuore è fermo e domina ogni mio movimento.

organizzo una bella cenetta, raffinata, a lume di candela, e a fine pasto vado in bagno a cavarmi un occhio per fargliene dono. si commuove fino alle lacrime, dice d’aver capito che sono l’uomo della sua vita.

la domenica successiva mi alzo dal letto e vado in cucina per un po’ di caffè. insieme alla caffettiera piena e ancora calda, ai cornetti e alla marmellata, Rossana ha lasciato sul tavolo entrambi i suoi seni. due masse di carne morta, screpolata, che lavo sotto il getto del lavabo e poggio sul tavolino basso in salotto, assieme alla mia collezione di posaceneri.

aspetto che rincasi, in tempo per il pranzo, e le servo le mie labbra, le mie ciglia e il grasso in eccesso sul mio stomaco, con contorno di patate al forno.

non le dico nulla, non ce n’è bisogno. finito di mangiare, lei prende la mannaia dal cassetto delle posate e si taglia il braccio sinistro sopra al gomito.

mentre le stringo il laccio emostatico attorno al moncherino, lei balbetta l’intenzione di fare del suo arto delle ottime polpette speziate.

- sì, amore mio. – le dico.

ceniamo con il suo braccio, sorseggiando il vino rosso che mi scorre nelle vene.

questo è l’amore, completarsi e consumarsi. entrare l’uno nel corpo nell’altro, fino a condividerne le gioie e i dolori, comprendersi anche senza comunicare, condividere: amare è condividere.

ieri le ho donato una gamba, lei si è asportata un rene. ormai ci resta solo la vita che rimane, il futuro assieme, da donarci.

così lei mi buca la gola e appoggia la bocca per bere alla fonte, così faccio io aggrappandomi al suo collo.

mentre ce ne andiamo lentamente, stretti assieme, il resto del mondo non ha alcuna importanza.

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