• Reader for Blind

Intervista a Valerio Valentini



Valerio, ti va di spiegarci come nascono le tue idee?

In realtà le mie idee non hanno una logica (come quasi tutte le cose che faccio) nascono così, di getto, magari davanti a una birra o semplicemente mentre sono intento a lavarmi i denti, solitamente sono tutti lampi che poi portano a un racconto breve o magari a un brano da inserire nel romanzo in corso d'opera. Non sono mai definitive però, sono sempre delle "sveltine", Non mi ricordo chi diceva che il romanzo è una lunga storia d'amore mentre il racconto è una botta e via, ecco, le mie idee diciamo che sono sempre delle "botte e via" solo che quando mi vengono, loro, non lo sanno che saranno usate e poi gettate.

  • Nel libro“Romani per sempre - Splendori e miserie della città più bella del mondo” di Marco Proietti Mancini , raccolta di diversi scrittori su Roma. C'è anche un tuo racconto. Vuoi parlarci del tuo rapporto con la città Eterna?

Amore e odio, come quasi tutti i Romani, quel senso irrefrenabile di assaporarla magari in un pomeriggio autunnale, Roma è mia, come di tutti i romani che ostentano la loro romanità o come quelli che romani non lo sono ma che vengono sedotti dalla capitale e poi se n'è allontanano perchè troppo assuefatti dalla sua bellezza ma anche dalla sua miseria appunto come il titolo della raccolta. Nel libro curato da Marco Proietti Mancini e edito da edizioni della sera, ho raccontato delle borgate romane, di una in particolare che era quella che ho vissuto da ragazzino quando andavo a trovare mio zio, ho cercato di guardare a quella borgata in maniera attuale e con gli occhi di un ragazzo che potesse essere chiunque. Il racconto è attualizzato ai tempi nostri e oltre a parlare di quella zona in particolare, parla di romani e di romanità, quella che è stata e che nonostante tutto vive ancora, quella di mio zio, di mio padre e quella che cerco di preservare ancora come mia.

  • Evoluzioni” edito da Rogas edizioni, è il tuo ultimo libro. E' ricco di illustrazioni, a parer mio molto particolari, Parlaci del tuo nuovo libro e del lavoro di composizione che hai sviluppato.

Evoluzioni nasce da un desiderio represso e da istinti che molto spesso tratteniamo per morale comune. In realtà cominciai a scrivere questi racconti in tempi non sospetti, più vecchio risale al 2004, poi rieditato, (per tutto il lavoro devo fare un ringraziamento speciale a Igor Artibani, per la pazienza dimostrata e per cose che sappiamo noi...)

Nasce dalla spinta di dover a tutti i costi vomitare fuori quel senso di inadeguatezza che vivevo in quel periodo, il desiderio di aprire un genere letterario studiarlo e sparpagliarlo in giro senza una logica. Nasce anche dalla pazzia del "mio" nuovo editore: Rogas Edizioni, nelle persone di Simone Luciani e Adalgisa Marrocco, a cui capita fra le mani e mi dice la stessa cosa che mi hanno detto tutti quelli che lo hanno letto in anteprima "ma come cavolo ti è venuto in mente?" ovviamente ho aggiunto le dovute censure, solo che lui, a differenza di chi l'ha solo letti, me l'ha voluti pubblicare e credere in questo progetto. Le illustrazioni Roberto Cremonese sono il colpo di grazia, Roberto le ha curate una ad una con minuziosità e senza che io lo contaminassi con le mie idee, sono tutto frutto della sua mente. Diciamo che è stata una coesione di menti, la mia, quella dell'editore, quella di Roberto, non molto sane, ma che spero abbiano tirato fuori una raccolta piacevole da leggere e soprattutto "difficile da digerire."

  • Il tuo è uno stile diverso da quelli in commercio: pulp. Come mai questa scelta atipica? Ha qualche pater a cui s'ispira?

Sono racconti di genere, sul genere e su un genere che in Italia si è fatto per un certo periodo come ad esempio con il movimento cannibale di Aldo nove, di Alda Teodorani (che io adoro) del primo Ammaniti ecc...E poi non si è fatto più. Quella del movimento cannibale fu una scelta coraggiosa da parte di Einaudi stile libero che li raccolse tutti in uno strano volume e li sbattè in faccia a un'Italia abituata al grande romanzo Italiano, quella raccolta diede vita, attraverso grandi autori, a un genere che esisteva già, di esistere anche da noi (anche se in realtà qualcosa già c'era).

All'epoca non lo lessi subito, mi capitò fra le mani in seguito e lo divorai (come appunto un cannibale) poi scandagliai la rete sperando di trovare altro ma purtroppo, quella spinta editoriale durò poco. Personalmente, però continuo con piacere a leggere questo genere, seguo alcuni autori presenti in quella raccolta e ne cerco altri attraverso le case editrici piccole che credono in alcuni scrittori che propongono il pulp, lo splatter e le storie come dire, fuori dal normale.

Con questo non dico di essere un fenomeno o di aver ritirato fuori, osando, il pulp Italiano, tutt'altro credo di essere come quando andavo a scuola, sempre in ritardo e a oggi mi sono allontanato dal genere, credo sia un percorso che uno tocca e poi lascia da una parte, ogni tanto lo guarda e pensa: "prima o poi tornerò a scrivere quelle storie" ma poi non ha più il coraggio di farlo.

  • Come vedi il panorama letterario italiano?

Questa è una domanda che mi mette in difficoltà.

Credo che il panorama letterario Italiano rispecchi tutto il panorama nazionale, ossia un contesto estremamente difficile da decifrare. In Italia fare letteratura è più difficile che scalare il K2, è un mondo molto spesso chiuso a una determinata cerchia in cui si fa fatica a entrare.

Non so bene quale sia il motivo, diciamo che un'idea me la sono fatta ma se la dico mi deprimo e smetto di scrivere anche io.

. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho terminato di scrivere un romanzo, un lungo lavoro di quasi tre anni fra varie stesure e editing e sul quale ho puntato molto, sia a livello affettivo che come "palestra" per quello che verrà, è quello che qualcuno potrebbe definire un romanzo di formazione, per me è il punto della svolta, una sfida che mi ero riproposto e che ho faticato a vincere non senza l'aiuto di chi mi è stato vicino e di chi ho stressato per tutto il tempo fra le stesure e le correzioni. Per ora aspetta di essere adottato, io incrocio le dita e preparo la prossima sfida.

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