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Lo scrittore 2.0



Aleandro Frangia ci era riuscito alla fine: aveva pubblicato un romanzo!

Così facendo aveva esaudito il proprio sogno (ma lui avrebbe detto di averlo «esaurito»).

Dopo aver portato a termine un dattiloscritto smilzo ma fitto di eventi appena appena romanzati tratti dalla sua (peraltro non proprio esaltantissima) vita aveva rintracciato su internet l'editore giusto, uno serio, che aveva preteso solamente una cinquantina di copie acquistate dall'autore per partire con le stampe.

«Sì, va bene: 50 tra parenti e amici li ho...» aveva finto lui, via cavo, rimanendogli in realtà giusto un paio di cugini alla lontana che non sentiva neanche sotto le feste. Quanto agli amici, da più giovane ne aveva avuto sì qualcuno, di immaginari perlopiù, ma ormai gli erano tutti morti pure quelli.

Alla fine poi invece quelle copie le aveva regalate praticamente tutte, in gran parte agli habitué del baraccio che gli faceva da habitat per la maggior parte delle ore che trascorreva libero dal lavoro. Altre le regalò a quelli con cui condivideva qualche gita simil-parrocchiale. «Mi raccomando però, fammi la recensione e postamela in bacheca!» chiedeva a ognuno di loro. E quelli assentivano annoiati, un minuto prima di gettare la propria copia autografata nel cassonetto per carta e cartone, appena svoltato l'angolo.

Aleandro era orgoglioso della sua opera e, se qualcuno gliel'avesse chiesto, sicuramente non avrebbe saputo indicare altri libri tanto belli (anche perché lui personalmente ne aveva letti pochissimi).

Il libro si intitolava “La vita è un viaggio”, anche se i conoscenti avevano fatto presto a ribattezzarlo “La cazzata che ha scritto quel beota”.

La frase del libro che amava continuare ad autocitare sui social era la seguente: «Qual'è il segreto della vita? Accellerare sempre senza schernirsi mai. E lievitare nel celo come un'acquilone.»

A forza di navigare era anche riuscito a scovare qualche blog, in particolare affanno di visualizzazioni, disposto a fargli la rece: Ramonaleggetutto.wix.com per esempio gli aveva dato tre fragoline su cinque. Senza contare i giudizi più che positivi su Anobii (che s'era dato da solo tramite vari account fasulli).

Quasi non sapeva che farsene di tutta questa gloria inaspettata, anche perché pochi al bar prestavano ascolto alle sue chiacchiere un tantino ripetitive. Così era passato dall'offrire copie del libro all'offrire birre pur di obbligare la gente ad ascoltare i successi che stava riscuotendo la sua opera prima: «Uè, ma hai letto che bella critica m'ha fatto la Ramona?»

«Chi?» contro domandava il malcapitato di turno, già piuttosto sull'alticcio.

Triste dirlo, ma la sua carriera letteraria, per quanto intensissima, fu breve.

Morì in odore di Strega. Nel senso che la bottiglia di digestivo che quella sera si era scolata per intero al solito bar per festeggiare la seconda recensione, apparsa su Letturesenzafreni.altervista.org (ben 4 bananine come giudizio finale), gli fu fatale, lasciando per giunta al cadavere un odore terribile.

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