• Reader for Blind

Lolita



(Lolita gioca osservata da Humbert, dal film di Stanley Kubrick, 1962)

Io e Lolita vivevamo di sguardi. A lei bastava guardarmi negli occhi per capirmi. Così, se qualcosa era andato storto al lavoro, se ne stava per le sue e mi lasciava sbollire la rabbia; se invece ero contento, per una qualche gratifica o un colpo di fortuna, era subito accanto a me, su di giri anche lei, pronta a condividere ogni attimo della mia felicità. Anche a me bastava guardarla negli occhi, in quei suoi grandi occhi verdi, per capire di che umore era, se era allegra o se aveva qualche pensiero. Ecco perché ho capito subito quando stava per finire. Fino all’ultimo ho sperato di sbagliarmi, ma la conoscevo troppo bene. E ho capito che con una come lei, testarda, volubile e abituata ad essere una regina, non avrei potuto fare niente. Lolita, luce mia, mi sei stata accanto per sedici anni. Sono stati un soffio, per me, forse sono stati troppi per lei. Forse avrei dovuto impormi, fare di tutto perché non se ne andasse, mi sarebbe bastato anche un solo giorno in più, un solo giorno per averla ancora con me. Per sentirla raggiungermi a letto, come quando scivolava silenziosa sotto le coperte e restava vicina alla mia schiena come una bambina. Per accarezzarla ancora, lei sempre così liscia, come il primo giorno che ci siamo incontrati. Per vederla addormentarsi accanto a me sul divano, e dimenticarmi del film che stavo guardando per seguire l’armonia del suo respiro. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti.

Lo. Li. Ta. Chiamo il suo nome ad alta voce sperando di vederla comparire. Ma lei ha dovuto seguire il corso delle cose, il suo istinto, il flusso della sua natura e mi ha lasciato, solo in questa casa con i miei pomeriggi vuoti e lunghi. Chissà dove sei adesso, Lolita. Forse hai incontrato qualcuno dei tuoi amici e te la stai spassando un po’ con loro. Forse hai ritrovato il vecchio Rusty, e state ridendo e ripensando a quante ne avete passate insieme. Chissà se ti manco quanto tu manchi a me. Lolita, luce mia, fuoco dei miei giorni. Mio dolce gatto, anima mia. Chissà se nel Paradiso dei gatti c’è qualcuno che si prende cura di te. Ma tu non lo amerai mai quanto hai amato me. E nessuno ti amerà mai quanto io ho amato te.

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