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Intervista a Ivan Talarico



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  1. Ivan Talarico, uomo poliedrico, nato sul lago di Como nel 1981. Attore,scrittore,musicista e compositore. Da dove nascono le tue passioni? Sei stato cresciuto a ‘ pane ed arte ’ o c’è stato un momento in cui hai incontrato le Muse e te ne sei innamorato?

A casa musica e parole son sempre state molte presenti, mio padre scrive e suona, il mio bisnonno era un polistrumentista contadino, ma non l’ho conosciuto. Quindi a dieci-dodici anni volevo fare l’ingegnere aerospaziale. Poi mi son trovato a fare queste cose, poesie, canzoni, spettacoli. Immaginavo viaggi nelle stelle ma la testa si deve essere incagliata tra le nuvole.

  1. Ivan Talarico attore. Fonda nel 1999 con Luca Ruocco la produzione di teatro indipendente “Doppiosenso unico”. Scrivi i tuoi spettacoli e li reciti. Il tuo stile è lontano dalla drammaturgia classica. Il tuo teatro sfonda la , famosa, parete tra pubblico e scena. Puoi spiegarci come mai questa scelta? C’è qualche aneddoto particolare capitato in scena con qualche spettatore che ti ha colpito , nella tua lunga carriera?

Perché io e Luca, in generale, non siamo amanti del teatro. Ci diverte come meccanismo e quindi cerchiamo di dargli una forma che assecondi le nostre idee. E poi la presenza di un pubblico è una cosa così bella che ci sembra uno spreco non utilizzarlo in scena e lasciare le persone distanti. Con gli spettatori è successo un po’ di tutto: chi è andato via, chi è caduto in scena e ci ha fatto causa, chi ha subito la sindrome di Stoccolma e ancora ci cerca, chi ci ha messo in difficoltà, però il bello è proprio questo: che qualcosa succede veramente in scena, non è un tutto uguale che si ripete.

  1. Ivan Talarico scrittore. “Ogni giorno di felicità è una poesia che muore” edito da Gorilla Sapiens Edizioni nel Dicembre 2014 . Una raccolta di poesie. Il titolo è suggestivo. Dunque per te bisogna essere tristi per comporre poesie? Solitamente cosa ispira la tua vena poetica?

No, bisognerebbe essere felici e non scrivere poesie. La poesia è una deviazione dello stare bene, tra il gioco e la melanconia. Inutile e bella, come buona parte delle meraviglie. Io scrivo di paesaggi emotivi, di sensazioni, di immaginazioni. Provo a guardarmi dentro, ma è tutto buio, il corpo umano non è illuminato al l’interno, è poco divertente, così guardo fuori e quasi sempre scrivo d’amore, ma siccome ne scrivo non mi va di parlarne oltre.


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Ivan Talarico musicista. Di recente sei stato in scena dal vivo in “Carne “ di Frosini Timpano. Sabato 7 Maggio ci sarà il tuo concerto al nuovo cinema palazzo.

per info: https://www.facebook.com/italarico/photos/gm.1018937021506684/337695119687769/?type=3&theater

  1. Ascoltandoti mi hai ricordato Gaber, Guccini e De Andrè . C’è un pater che t’ha avvicinato alla musica?

Si, il mio, di padre, che suona e che ha comprato una chitarra quando sono nato. È un’epoca di figli la nostra e di memoria: il passato non si dimentica più, ingombra a volte, l’oblio è proibito, quindi tutto deve riferirsi ad altro che è stato. E va bene così. Io ho ascoltato tanto Battisti e De André, se poi son finiti nelle cose che faccio chiedo venia, non volevo.

  1. Tu, artista sfaccettato, come vedi il panorama artistico italiano? Senti di voler consigliare qualcosa a quei giovani che non hanno il coraggio di gettarsi nel mare dell’arte per paura di affogare?

No, cerco sempre di evitare di dare consigli. La cosa bella del panorama è che puoi guardarlo e non ti chiede nulla.

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