• Reader for Blind

Lei, io.



(Egon e Edith Schiele, Coppia seduta)

Ti osservo mentre fissi il vuoto oltre quella sporca finestra. Lo sguardo graffia il vetro della tua solitudine.

È un giorno come tanti in casa nostra, seguo il tuo profilo magro, seduto immobile su quella sedia. Non sei sciupata, non sei finita, sei solo priva di luce. Come mi tormenta vederti muovere la bocca senza pronunziare parola. Parli continuamente, ma non ti sento, né con l'orecchio né col cuore. Ti muovi avanti e indietro ridendo, gesticolando come se a guardarti ci fosse un intero teatro. Di colpo ti alzi, prendi una spazzola e metti me seduta su quella sedia. Sono io ora immobile a fissare la mia tristezza. Ti lascio fare, mentre spazzoli con forza i miei lunghi capelli, li strappi non curante, in questa casa che puzza di muffa. Lascio che questo momento sia il tuo collegarti con me, lasciami credere che sia il tuo gesto d'amore. Quante volte avrei voluto che l'aria si riempisse di profumo di biscotti, sai, quell'aroma di domenica mattina, di sole, di primavera che spesso c'è nelle case delle persone normali. Già, perché io e te non siamo normali. Parli, parli, parli, ma solo nella tua testa. Chi sono io? Chi sei tu? Smetti lasciando cadere il pettine per terra, corri via in camera ed io ti seguo, devo sempre seguirti. Vuoi toglierti quel vestito colorato e festoso che ti distacca dal tuo essere sola, mugugni qualcosa mentre dall'armadio escono abiti disordinati. So cosa cerchi, vuoi sempre lo stesso vestito, nonostante io lo nasconda in fondo. Adori le perline grigie che arricchiscono il collo di quell'abito logoro e ormai bucato, passi le tue dita su ogni cangiante sfera come se fossero neonati da accarezzare. Ti meravigli ogni giorno nel riscoprire il loro riflesso. Ti invidio a volte, sai? Sei mia madre e passi i giorni ad arrotolare tempo in gomitoli di lana, riavvolgi vita che non esiste più, piangi su quel passato che ti è stato portato via. Con movimenti indelicati, scattosi, scoordinati, meccanici e fuori moda ti vesti, socchiudi gli occhi, respiri arricciando la bocca. Sei colori trascurati, sei bianco e nero che nessuno vuole più vedere. Torni davanti alla tua finestra a muovere le labbra, formulando pensieri inarrivabili. Io raccolgo la spazzola e torno a scrivere le parole che tu non riesci più a dire.

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