• Reader for Blind

La caccia



Pieter Bruegel the Elder - Hunters in the Snow (Winter)

L’ha visto. È sicuro d’averlo visto muoversi, strisciare laggiù, dove l’erba è poco più che sterpaglia e qualche intrico di rami secchi in memoria di cespugli ormai morti. È veloce, come tutti quelli della sua razza. Attento, agile, scattante come tutti quelli della sua specie Ma è affamato, come tutti quanti.

La fame lo rende azzardato, incosciente.

Al Padre, basta un pezzo di pane. Vecchio di mesi, duro come pietra. Lo lascia cadere, passeggiando lontano dalla sua preda e quella vi si avventa con la bava alla bocca e gli occhi sgranati, i denti incapaci di mordere, il ringhio.

Il ringhio dà fastidio al padre. Così torce il collo della bestia e se la carica in spalla, di là per le macerie del mondo quel tanto che basta per arrivare a casa.

Figlio Grande tiene d’occhio Figlio Piccolo, mentre Madre si tormenta le dita seduta vicino a un telefono muto da anni. Osserva lei, di giorno in giorno alla finestra, le cose che non cambiano mai e quasi cade dalla sedia quando il sacco di Padre cede al pavimento, producendo un tonfo sordo che significa cibo.

Salta su, ringiovanita e scintillante, pulendo le mani immacolate sullo straccio stretto al fianco.

- Preparo la padella. – dice, svitando il tappo dell’olio d’oliva. – Aglio o cipolla?

- Tutt’e due, per una volta che si mangia! – esclama Padre, fiero, posando il corpo della bestia sul tavolo per tagliarlo.

- Tutto là? I bambini hanno fame! – fa Madre, alle sue spalle.

- Allora vai tu fuori, a cacciare per noi? E magari ci porti una vacca o un cervo, se davvero sei tanto brava!

- Guarda, ha ancora la targhetta. Sarà mica di qualcuno? – cambia discorso Madre.

- Nuvola. – fa Padre, osservando l’incisione sul metallo povero – Ma a chi importa? – poi, guardando torvo Madre, aggiunge – Abbassa il fuoco, ci metterò del tempo. Qua vedo solo ossa.

Fatica a entrare con il coltello, ma dicono sia sempre così quando si tratta di carne prelibata. Come se il gusto stia tutto nello sventrare l’animale, nel tagliarne via pelliccia e nervi e muscoli, fino a intaccarne lo scheletro con la lama.

- Dice il vicino, i giornali e il governo che la carne di questa particolare razza è ricca di proteine. – fa Padre, parlando a tutti e nessuno. – In effetti, vostra nonna ne teneva un allenamento di questi piccoli bastardini e quand’era festa ne sgozzava uno da darci in bocca a tutti.

I Figli smettono di giocare e camminano lenti, come addormentati, verso il tavolo. Pesano poco più che venti chili il grande e dieci il piccolo, la fame gli scava le ossa in petto e occhiaie sul viso. Figlio Grande siede composto davanti al Padre e alla bestia, mentre il Piccolo saltella intorno al tavolo, provando a raggiungere il piatto con le dita, piangendo.

- La conosco questa bestia. – fa Figlio Grande, mentre Padre si asciuga la fronte sudata con l’avanbraccio. – L’ho vista giorni scorsi, s’aggirava d’intorno.

- Be’, è buona. – ribatte Padre.

- L’era, ci ho giocato assieme.

Padre ha diviso con cura il commestibile dall’immangiabile, ma il primo basta appena per uno e il secondo ne sfamerebbe non più di tre, così racchiude tutto in due pugni e lo passa a Madre per la cottura.

La carne sfrigola nella padella e schiude un profumo che a Padre ricorda i bei tempi. Soddisfatto d’aver provveduto alla famiglia, siede sul divano davanti alla televisione per il telegiornale.

La figura del Presidente è così grande e vicina, che Padre ha la sensazione di poterlo abbracciare attraverso lo schermo. I colori così smorti, che pare d’essere là, nella stanza con lui. La tv è più strana da quando non fa più finta d’essere una messa in scena della realtà.

Il Presidente promette altri regali per ciascuna famiglia entro la fine dell’anno e i bambini fantasticano su cosa riceveranno questa volta.

- Un LOBOT! – grida Figlio Piccolo.

- Un cellulare nuovo! – gli fa ecco il Grande.

Madre non lo dice ma prega per un bel letto nuovo di pacca, mentre Padre non sa, non vuole niente, questa storia dei regali di Stato inizia ad annoiarlo. Forse, glielo chiedesse qualcuno, Padre desidererebbe un lavoro e la riapertura dei negozi, il ripristino del commercio, vendere e acquistare, cibo, vestiti, necessità.

La bestia ci mette poco a cuocere e Madre, sbadata, pensa più a imbandire la tavola che ad abbassare la fiamma, così interviene Padre prima che la cena si trasformi in carbone.

- A che stai pensando, eh? – la rimprovera, forse un po’ troppo duramente, o forse alza il tono solo per coprire i lamenti del suo stomaco.

Con una mano invita i Figli a sedere a tavola e con l’altra prende la padella e la posa in mezzo ai piatti. Madre fa le porzioni, con attenzione, riservando qualche straccetto in più a Padre, così che quella sera non sia rischio s’incazzi, o peggio, la picchi.

Padre stringe le mani dei Figli e loro le mani della Madre a formare un cerchio perfetto, armonioso, così com’è giusto sia ogni Famiglia.

Con gli occhi chiusi e le mani strette ai pargoli, Padre prende la parola e recita la preghiera:

- Rendiamo grazie a Dio per il cibo che è sulla nostra tavola. Nuvola, così si chiamava questa tua creatura Signore. Possa ella correre nei verdi parchi del paradiso, scavare buche in terra e riportare la palla agli angeli, finché tu la abbia in gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Poi, apre gli occhi e si rivolge al resto della famiglia: - Buon appetito!

I Figli non provano neanche ad alzare forchetta e si gettano sulla carne portandola alla bocca con le dita, rubandosi l’un l’altro pezzi di cibo dal piatto, mentre Madre li guarda attenta e furiosa ma silente, perché spera Padre sia troppo preso dal cibo e dalla televisione per accorgersene.

Ma lui scalcia la sedia e getta il piatto in terra, alzandosi di colpo e puntando due occhi pieni di vene scoppiate sui Figli.

- Io dico Perdio! – ringhia – Perdio! Perdio! Perdio! Due figli di merda, ecco che mi sono meritato. Due figli di merda e una troia per madre, una puttana che non è neanche capace a farli stare calmi! IO PASSO TUTTO IL GIORNO LA’ FUORI A CACCIARE, QUALCOSA, UN CAZZO DA DARE IN BOCCA A VOI TRE E VOI NON RIUSCITE A DARMI NEANCHE CINQUE MINUTI DI PACE! Io chiedo solo di essere lasciato in pace… lasciatemi in pace… PERCHE’ NON VOLETE LASCIARMI IN PACE? Invece no. Io torno a casa dopo una pessima giornata, porto comunque da mangiare per tutti voi e tu? Che FAI TU? Tu non sei capace di tenerli a bada e di non fargli litigare un pezzo di carne come… COME CANI!

Detto questo, Padre volta le spalle alla famiglia ed esce. Forse a caccia di qualcosa.

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