• Reader for Blind

Ossessione



(Edvard Munch - La separazione 1986)

È in questo preciso momento dopo che lui ha detto “Buonanotte amore mio” che ho capito che con te doveva finire. Mi sono ripromessa che questa sarebbe stata l'ultima nostra notte. Entro nella camera del tuo hotel, non busso perché so che mi stai aspettando. Non ti volti nemmeno quando senti richiudere la porta. Sei seduto su quella poltrona e con la chitarra stai suonando la tua canzone preferita o è la mia, non so.

“Tell me would you kill to save a life Tell me would you kill to prove you're right Crash crash Burn let it all burn...”

Appoggio il tè che ti ho portato per rendere più piacevoli i nostri momenti di silenzio. Accendo il bollitore e immergo due filtri nelle tazze. Accosti la chitarra al muro e finalmente ti giri verso di me. Come ogni notte prendo la sedia e mi posiziono in mezzo alla stanza e tu fai lo stesso sedendoti di fronte. I tuoi occhi sorridono, ma i miei oggi non riescono a sostenere il tuo sguardo. Mi protraggo verso di te e i miei gomiti si sorreggono sulle ginocchia, così anche tu ti allunghi e le nostre mani si toccano. Quanto mi sei mancato penso, ed io, quanto ti sono mancata? Forse per niente. Comincia la danza delle nostre mani. Girano le tue dita intorno ai miei anelli, troppi per essere qui con te questa sera, i miei palmi si lasciano camminare dai tuoi polpastrelli. Alzo lo sguardo e ritorno indietro sulla mia sedia. Accavallo le gambe e sorseggio il tè senza toglierti gli occhi di dosso. Cosa vorrei fare con te adesso? Niente, assolutamente niente. Anche tu afferri la tua tazza e ti appoggi allo schienale della sedia. Sei scalzo e non lo avevo notato. Dentro a questa stanza non c'è nessun odore, nessun suono, nessuna ombra, niente che io possa portare via con me, niente che mi ricordi te quando non sono qui. Prendo il mio quaderno e comincio a scrivere, inclino la testa per poterti guardare anche da un'altra prospettiva, come se volessi ritrarti. Vuoto la tazza dagli ultimi sorsi, il tempo è finito. Sposto la sedia e la rimetto in ordine, mentre tu aggrotti le sopracciglia. Ti vengo vicino e per la prima volta dopo tutti questi giorni sento il tuo odore, ti annuso ed il mio cuore accelera. Tu afferri i miei capelli e te li porti al naso, piego la testa che si incastra nell'incavo della tua spalla. Starei così per sempre incastrata in te. Faccio due passi indietro, raccolgo la borsa e nelle mie scarpe rosse indietreggio senza distrarmi. Sto per piangere, lo so, tu accenni un sorriso e torni ad imbracciare la tua chitarra seduto su quella poltrona rivolta al cielo. Esco da questa porta in silenzio come sono entrata, non sai che domani io e te non saremo più noi, non te ne preoccupi, perché sai di essere solo la mia ossessione. “Buongiorno, amore mio”, lui mio sfiora la bocca alzando le coperte. “Grazie” rispondo, con le lacrime agli occhi.

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