• Reader for Blind

Diritto alla felicità.



(Marc Chagall, The Promenade, 1917)

Luca era un ragazzo come tanti altri: 28 anni e senza un lavoro.

Abitava in Sicilia da sempre. Non voleva abbandonarla la propria terra, la condannava e l’amava profondamente; come si ama la vita dal grembo materno e inspiegabilmente. Come si amano i propri genitori.

Da bambino non pensava che, una volta adulto avrebbe espugnato il mondo né immaginava che il mondo si sarebbe impadronito dei suoi sogni annichilendoli. I suoi occhi grandi lo facevano vagabondare. Adesso, invece, le paure lo inseguivano nei vicoli stretti della claustrofobica città di provincia dove le ombre deformi dei passanti minacciavano il suo incedere sotto una pioggia persistente come i suoi dubbi.

La luna sotto i piedi. Tremolante dentro una pozzanghera. Bianca come il marmo e imperfetta come la sua natura. Solitario, tra una fila di stelle anonime, contava i propri fallimenti disegnando tra le pozzanghere il profilo di chi gli sarebbe piaciuto diventare, ipotizzando un capovolgimento dell’assetto degli eventi.

Esaminava la realtà. La giudicava e la condannava. Non perché diversa da come la immaginava ma perché gli impediva di farne parte come avrebbe voluto. Ecco a cosa pensava durante il tragitto che lo separava dall’oblio camuffato col nome: lavoro, o durante la pausa quando, sperando di trovare ristoro in un caffè, disegnava sul marmo i luoghi nei quali gli sarebbe piaciuto fuggire. Lontano da quel pertugio della città. Lontano da quel pronto.

C’era il pronto della signora infastidita da una monotonia interrotta, quello del settantenne pronto a inveire e quello complice della dipendente soggiogata dal titolare.

A ogni pronto corrispondeva un tono di voce, a ogni tono di voce uno stato d’animo, emblema di un mondo che in quelle poche ore si preoccupava di ricostruire. Ogni settimana uno script diverso da memorizzare. Certi giorni sentiva di essere abile nell'opera di persuasione popolare. Altri, aveva come l’impressione di centellinare i secondi senza vederli passare: prigioniero di una condizione ineluttabile, spettatore impotente dell’aborto spontaneo del proprio futuro.

Se volete garantire un futuro ai vostri figli, dal compimento del decimo anno di età, spingeteli a inviare il cv a chicchessia: l'esperienza è importante. Dite loro la verità: che il luogo natio non sarà in grado di appagarli, poi spingeteli a delle partenze senza ritorno. Dite loro che la cultura fa crescere ma non produce denaro. Che il denaro ha atterrato il sogno. Dite loro la verità, senza se e senza ma: che quel mare, lo stesso che ogni giorno scorgeranno al di là della ferraglia, è stato generato per agganciare e non per scacciare- pensava tra sé.

Raccolse la sigaretta abbandonata nella borsa, l’accese e si lasciò ferire dal vento poi gli venne alla mente quella volta in metropolitana quando, scivolando nelle conversazione altrui, sentì dire che esistono tre modi per essere immortali: piantare un albero, scrivere un libro e mettere al mondo un bambino. Pensò che un albero non lo aveva piantato, che un libro non lo aveva scritto, che un figlio non lo aveva ancora avuto. Spense la cicca su l’asfalto bagnato e si lasciò condurre dalla brezza autunnale, in mezzo ai rami dell’albero che avrebbe voluto piantare, tra le pagine del libro che avrebbe voluto scrivere, verso gli occhi del figlio che avrebbe voluto veder nascere.

Non è tempo per sognare, gli rimproverò la propria coscienza costringendolo a rimettersi al passo.

Le mani in tasca e lo sguardo altrove. La luna negli occhi e la paura col suo ticchettio nel polso. Raccolse la vergogna per strada, tra l’immondizia e i cani randagi di una città assopita. Aveva sostenuto l’ennesimo colloquio. L’ennesimo rifiuto mascherato da rinvio.

Pianse per tutto il tragitto di ritorno verso casa fingendo di avere il singhiozzo.

Sussultava ad ogni incrocio annegando il respiro dentro un maglione infeltrito, ripensando alle domande alle quali non aveva saputo rispondere.

Il sole usciva a malapena da dietro le nuvole come uno sguardo abbassato dalla timidezza mentre un ragazzo, accoccolato sul marciapiede umido, cantava accompagnandosi con la chitarra.

Gli mise un euro dentro il bicchiere dentellato.

Un euro per farlo cantare.

Un euro per farlo tacere.

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