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L'amore non c'entra di Luca Martini (146 parole)



Racconto inserito nella raccolta: L'amore non c'entra (Edizioni La Gru 2015)

146 parole:

Elisabetta è una donna come potresti essere tu, lettrice, che leggi questo racconto di Luca Martini. Elisabetta ha un nome, due ex mariti e diversi zeri sul suo conto. Elisabetta ha tutto, e probabilmente niente. Scritto in prima persona, Elisabetta ti lascia entrare nella sua intimità, dopo una notte di sesso con il suo ultimo ex marito, Daniele. Entri nel suo letto e nei suoi pensieri. Negli sguardi e nelle parole, con il sapore della sigaretta in bocca. E quando i ricordi bussano al suo petto, Elisabetta li chiude fuori, insieme al suo amante. Troppo schiacciante il peso di un passato che ancora vive dentro casa sua, il peso della paura che si nasconde dietro alle menzogne che continua a raccontarsi. E nega l’unica verità: il tempo non sana le ferite di un vecchio cuore vuoto e malandato. In fondo Elisabetta ha ragione, l’amore non c’entra.

Sinossi:

Dopo una notte trascorsa col suo amante ed ex marito, Elisabetta pensa alle scelte della propria vita. E nel fare il bilancio delle cose giuste o sbagliate, si rende conto che forse non basta a se stessa. E che niente e nessuno può riempire il suo vuoto. Neanche l’amore.

Incipit:

Ho le palpebre pesanti e appiccicose. Mi sento come se fossi stata presa a calci, buttata fuori da qualcosa di bello, come un bagno caldo o una sauna profumata. Lanciata da qualche parte, forse nella neve, o in qualcosa di fastidioso e inospitale. Una gran botta, insomma. Le narici mi pizzicano. Sento l'odore di bucato delle lenzuola mentre un sorriso mi invade piano il viso, superando le piccole rughe d'espressione che da qualche tempo sono comparse. Apro un occhio, sono ancora assonnata, e nella penombra della mia camera allungo la mano. Trovo le grinze umide di una federa fuori posto. Porto le dita alla gola e premo forte. Il cuore traballa, come sempre, ma il suo ritmo è calato, adesso, e non ho più la sensazione che qualcosa mi scoppi nel petto. Sono sola nel letto, il cuscino è finito dall'altra parte e le lenzuola sono tutte ammonticchiate in mezzo, come due buste accartocciate. Sento l'umido con i polpastrelli, sono chiazze di lotta, tatuaggi di qualcosa che viene, passa, non si ferma. Non credo di essermi addormentata, ho soltanto chiuso gli occhi pochi minuti. Ho la sensazione di aver sognato, però. Non ricordo cosa, deve esser stata roba di pochi minuti, ma sono certa di aver sognato qualcosa. Mi sforzo per ricordare, ma non c'è niente da fare, ed è meglio così, perché sono mesi che non sogno niente di buono. Vedo la luce che filtra da sotto la porta. Lui è in bagno, sento la sua voce stonata canticchiare una canzone che ho ascoltato qualche volta per radio. Riesco ad attraversare il legno bianco della porta con gli occhi, a vedere il suo profilo, il rasoio che batte sul lavandino, i peli neri che scorrono sull'acqua, che cadono nello scarico, che si fermano sullo smalto bianco insieme al sapone. Quando Daniele esce, lascia le impronte dei piedi bagnati sul parquet. Anni fa l'avrei sbranato, ma oggi non mi importa niente. Si è fatto la doccia e profuma di deodorante al muschio bianco, l'odore che fanno tutti, tutti quelli che non hanno personalità. Quando viene da me si porta sempre la sua borsa da palestra. 61 Deve essere quella la scusa, e allo stesso tempo torna a casa con i suoi profumi sulla pelle. Un piano perfetto: pulito, rasato e profumato. Io resto nel letto, fingo di dormire e mi metto ad ascoltare. Lui si avvicina alla cassettiera e si sistema i capelli bagnati all'indietro guardandosi nello specchio. Si piace da morire, questo è sicuro. È una cosa che mi ha sempre irritato di lui, questa sua insensata attrazione verso il proprio aspetto. Continua a mimare con la bocca una canzone. Non canta ma accompagna le passate della spazzola con un suono gutturale appena accennato. «Te ne vai?» Ha un sussulto, pensava che dormissi. Mi guarda di nascosto, bloccandosi con la mano sul ciuffo scuro, indurito dal gel. «Ho un appuntamento di lavoro». «Non sapevo avessi un lavoro». «Appunto, ancora non ce l'ho. È un'offerta che mi hanno fatto». «Di cosa si tratta?» Riprende a pettinarsi, sposta lo sguardo dal mio seno alla sua riga dei capelli, e si fa serio. «Non mi va di parlarne, è ancora presto. Forse vado a Parigi». «Inviato?» «Dalla Francia, per un canale satellitare». «Complimenti». Da quando ci siamo separati ha cominciato a viaggiare per il mondo...

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