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Barbablù di Charles Perrault (265 parole)



Illustrazione originale di Giulia Antonelli

265 parole.

Tutti i bambini leggono le fiabe (o almeno dovrebbero), prima di andare a dormire. Quando ero piccola, ne leggevo sempre una, scelta tra i molti volumi illustrati che trovavo negli scaffali della mia cameretta. E a dirla tutta, quando tra le pagine faceva capolino la faccia di Barbablù, mi affrettavo a sfogliare la successiva. Bisogna ammetterlo, un vecchio bruto con una barba blu non è proprio l’immagine del principe azzurro sul cavallo bianco che una gentile donzella si aspetta di sposare nell’immaginario tipico da fiaba. Quindi ho sempre pensato che il suo personaggio fosse un po’ stonato rispetto agli altri.

Certo, Barbablù era ricco e le fanciulle ingenue (o affascinate più che dal colore della sua barba quanto dalla sua ricchezza); certo, il nostro “cattivo” era di coltello facile; eppure mi sono sempre chiesta come riuscisse a collezionare mogli, neanche fossero trofei.

La storia ci narra del perfido Barbablù e delle nuove nozze con la giovane, forse la decima o giù di lì, moglie. E diciamo pure che le donne peccano di curiosità e alla prima prova di fiducia la neo sposa cade nel tranello del marito. Fortuna vuole che la ragazza sarà pure sciocca e ingenua, ma, come da tradizione, trova sempre chi è disposta a salvarla. In verità un po’ mi dispiace per Barbablù, la colpa in fondo non è la sua (non avevano ancora inventato il divorzio, quindi lui le accoppava per trovarsene un’altra, forse era parente di Enrico VIII, forse meno lungimirante), è che non si è mai saputo scegliere una moglie. Secondo me, avrebbe fatto meglio a regalarsi un cane.

Sinossi:

Tra le fiabe di Charles Perrault, non poteva mancare quella di Barbablù. Uomo dal lato oscuro che cerca una nuova moglie – vittima, da poter mettere alla prova con un inganno.

Incipit:

C’era una volta un uomo, che avea belle case e belle ville, vasellame d’oro e d’argento, mobili ricamati, carrozze tutte dorate; ma per disgrazia quest’uomo avea la barba blù; e ciò lo rendeva così brutto e terribile, che non c’era donna o ragazza che non scappasse in vederlo.

Una sua vicina, una gran signora, avea due figlie bellissime. Egli ne domandò una in moglie, lasciandole la scelta di dargli questa o quella. Nessuna delle due lo volea, e se lo rimandavano l’una all’altra, non potendo risolversi a sposare un uomo con la barba blù. Un’altra cosa le disgustava, ed era ch’egli s’era già parecchie volte ammogliato, nè si sapeva che n’era avvenuto delle diverse mogli.

Barbablù, per far conoscenza, le condusse con la mamma, tre o quattro delle migliori loro amiche e alcuni giovani del vicinato, in una delle sue ville, dove si fermarono otto giorni intieri. Passeggiate, partite di caccia e di pesca, balli, festini, banchetti, non si facea altro. Anzi che dormire, si passava tutta la notte a giocarsi dei tiri, a scherzare; tutto in somma andò così bene che la più giovane cominciò a trovare che il padron di casa non avea la barba tanto blù e che era un uomo pro-prio come si deve. Tornati appena dalla villa, il matrimonio fu conchiuso.

In capo a un mese, Barbablù disse alla moglie di dover fare un viaggio in provincia, di al-meno sei settimane, per un affare di gran momento; si divertisse nell’assenza di lui, invitasse le ami-che, le menasse se mai in villa, si trattasse sempre alla grande. “Ecco, le disse, le chiavi delle due grandi guardarobe, ecco quelle del vasellame d’oro e d’argento che non si adopera tutti i giorni, ecco quelle dei forzieri dove conservo l’oro e l’argento, quelle degli scrigni con le gemme, ed ecco il chiavino di tutti gli appartamenti: questa chiavetta qui è del gabinetto in fondo alla grande galleria dell’appartamento a terreno: aprite tutto, andate dapertutto: ma, quanto al gabinetto, vi proibisco di entrarvi, e tanto ve lo proibisco che se per poco lo aprite, non c’è nulla che non vi dobbiate aspettare dal mio furore.”

Ella promise di osservare appuntino gli ordini ricevuti; il marito l’abbraccia, monta in car-rozza, e via.

Le vicine e le buone amiche non aspettarono che si andasse a prenderle per correre dalla giovane sposa, tanto erano impazienti di vedere tutte le ricchezze della casa, non avendo osato ve-nirvi quando c’era il marito, perchè aveano paura di quella sua barba blù. Eccole ora a correre, per le camere, per le guardarobe, pei salottini, tutti più belli e più ricchi gli uni degli altri. Montate più su, non si saziavano di ammirare la quantità e la bellezza degli arazzi, dei letti, dei canapè, dei gabinetti, delle mensole, delle tavole, degli specchi dove si potea mirarsi da capo a piedi, e le cui cornici di cristallo, o di argento, o di metallo dorato, erano le più belle e magnifiche che si fossero mai viste. Nè ristavano dall’esaltare e dall’invidiare le sorte dell’amica, la quale però non si divertiva punto a veder tante ricchezze, a motivo dell’impazienza che la rodeva di andare ad aprire il gabinetto dell’appartamento a terreno.

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