• Reader for Blind

Racconto di una volta



(Vincent Van Gogh, Kartoffelesser, 1885)

Lei stringe il volante. Lo faceva anche ieri, ma al tatto non è lo stesso.

La strada si stende davanti agli occhi come una probabilità. Sente la pelle che la limita, la musica lontana le arriva filtrata dall'ovatta delle idee. Lui ha invaso la stradina senza nessuna pretesa, con gli occhiali camouflage inforcati. Si è sentita di andargli incontro e al terzo passo si è sentita stupida. Ricorda a fatica l'anima offesa, le sembra passata un'eternità, si convince che fosse un'altra donna; , invece quella donna era lei. Lui ha suonato provocando le corde e quelle obbedienti, femmine, rispondono. Una risata le scoppia dentro. Sta guidando con la mano sinistra fuori dal finestrino, lascia le dita a esplorazione dell'aria.

La casa è flacone di note nette: poesia, musica, testosterone. Sente anche un profumo che non riesce a definire. Lui ha preso la chitarra. Quella si lascia toccare, sta lì e se lo gode. Lei aspetta di riconoscere la canzone, invidia lo strumento. Lui sorride mentre sposta gli occhi dall'elsa ai bordi. Svela una gioia che gli segna la faccia e lei assiste, pazienta, sa che non è per lei quel sorriso, ma le è permesso di guardare. Le va bene, le piace anche spiare. Forse ha sbagliato strada. Il serpente grigio si attorciglia, sale e l'aria sulle dita diventa più fresca. Decide che non le interessa. Non è la prima salita che affronta e il verde apre il suo sipario mentre continua ad andare. La luce del giorno si perde come l'avesse tenuta i

n mano lei stessa, decidendo di lasciarla cadere; lui la riaccende dalla lampada bianca. Le gocce bollono sulla strada, la bagnano, la puliscono, le lavano via l'amaro che sentiva sotto le ossa. Si riprende la mano formicolante di frescura e inforca di nuovo il volante. Con la destra si cerca la faccia, occhi sulla strada. È la stessa pelle, ma la bocca no. Stringe il labbro tra pollice e medio, tocca un pizzicore lì, dove la linea del labbro diventa umida. Non è un pizzico, è solo un ricordo; questo si sposta dal centro delle labbra e va a tirare la bocca verso destra: sorride, di nuovo. Finge di vergognarsi, ma sa che non è vero.

<< Alla fine De André è un cantastorie, sapevi che è l'autore della sigla di Robin Hood? >>

"Urca urca tirulero oggi splende il sol".

Si sistema sul sedile dondolando il culo e aderendo con la schiena. È indolenzita, no, dolorante. Soprattutto le braccia. L'hai abbracciato? Sì, l'ho fatto! Non ha sbagliato strada: l'ha scelta lei. La salita finisce dietro una curva e il serpente adesso si adagia a valle. Di nuovo quel profumo che non riesce a nominare. Lui è abbandonato con le membra distratte. Vorrebbe toccarlo, vorrebbe per magia possedere la confidenza di anni per percorrergli la linea; fronte, naso, bocca, mento, pomo. Lo fa nella testa e non muove un muscolo. La vegetazione si dirada e i raggi si fanno strada rovinando quella quiete d'ombra. Le feriscono gli occhi stanchi, le scaldano la pelle esausta. Il sole lo sa che prima era stanca davvero, questa stanchezza è molto lontana da quella che era ieri, questa profuma di vita. Trova il profumo che aveva respirato. È incenso, ma lui lo ha acceso da poco e il profumo invece c'era già. Le si mescolano gli aromi nella testa, li distingue con difficoltà. Lui le chiede da quanto tempo non fa l'amore. Lui dice: scopi, e a lei piace che usi la parola giusta.

Lui dice << io di più >> e lei non chiede il perché, conosce la risposta, perché è la sua stessa risposta. La radio manda un pezzo che conosce. Quando sente le note la memoria l'aiuta, la sveglia dal torpore in cui indugiava il cervello. Fa caldo. La radura l'ha lasciata libera di prendere la sua strada assolata. Abbassa i finestrini e i capelli le invadono la faccia mentre canta, usa un microfono che non esiste e fa le mosse ammiccando allo specchietto. È bella come una madonna: stanca e bella. Aveva lasciato la porta del bagno aperta lavandosi perché lui vedesse come l'aveva resa stanca e come l'avesse fatta bella. Gli ha strappato una macchina fotografica dalle mani e ne ha fatto un filtro della realtà. Percorre con gli scatti la linea, fronte, naso, bocca, mento, pomo. La macchina fa la magia, le conferisce la confidenza di anni. Lui sembra imbarazzato, finge. La macchina lo sa e lei ci sta già facendo l'amore, solo che non l'ha toccato ancora. La strada si stringe all'improvviso, ma ormai sono amiche e lei l'accetta per quella che è: roccia alla sua destra, verde e case sulla sinistra. Ma poi una curva e il panorama centellina le case, disperde il verde. Quando la bacia lei pensa che l'abbia già fatto, mille volte più una l'ha già baciato in quelle ore ed il sapore conferma solo il ricordo. Risente il profumo, quello dell'incenso o forse era quello delle cose belle che pensi di non meritare. Ma lei se lo merita ed è certa lo meriti anche lui. Si lavano via l'amaro che sentivano sotto al cuore. Lei stringe il volante. Lo faceva anche ieri, ma non è lo stesso; urca urca tirulero oggi splende il sol.

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