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Lode a Mishima e a Majakovskij



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Soltanto attraverso la forma ogni sostanza riesce a dare voce al proprio contenuto. (Mishima) Appassionante, coinvolgente sono questi gli aggettivi che introducono questo nuovo testo.

Lode a Mishima e a Majakovskij di Valerio Carbone e Flavio Carlini, non si figura come una classica raccolta di racconti, ma come l’apertura ad un mondo pieno di cultura e filosofia. I protagonisti sono due grandi autori:

Mishima: filosofo giapponese, cresciuto e vissuto fino al secondo dopoguerra; Majakovskij: scrittore russo vissuto fino al periodo staliniano. Le loro vite, seppur diverse, sono accomunate da una sola fine: il Suicidio. L’opera non vuole celebrare l’azione in sé, ma la teoria filosofica per cui si sceglie questo atteggiamento. Mishima vive nel secondo dopoguerra, in cui la tradizione Giapponese viene soppiantata dalla cultura Americana, dove non si riconosce più l’armonia tra il bello e l’elegante, ma ci si annienta nel mondo moderno. I testi a lui dedicati, celebrano l’ideale e l’amore per quell’età dell’oro ormai dimenticata. Il presente è un mondo di maschere, in cui solo chi la indossa può calarsi nel tedio vivere. La morte, seppure celebrata con il rito dei Seppuku, vede un uomo che non fugge dalla vita, ma trasforma il suo alienantepresente in un infinito d’esistenza. Soltanto l’azione si adopera per cambiare veramente uno stato di cose (Mishima)

Le letture dedicate a Majakosvskij lo celebrano sotto due diverse prospettive. Se nelle lettere di Pasternak, il filosofo non vuole essere riconosciuto suicida, ma la sua azione viene riletta come la vittoria futurista in un mondo straziato dal silenzio staliniano, che lo rendono immune nella sua realizzazione; Nella seconda lettura, lo scrittore viene visto nella sua eterna solitudine ed emarginazione, in quella esistenza alienante, in cui la sua scelta lo portò alla concretizzazione. La sua morte non fu la fine, ma solo la realizzazione ad una trasformazione.

L’opera pullula di bellezza e di armonia, romanticismo e frustrazione. Sebbene non è presente un racconto, ma diverse tipologie di scrittura, la lettura è fluente ed appassionante.

Sinossi:

Yukio Mishima e Vladimir Majakovskij, semplicemente quattro racconti. Un libro che non vuole esibire delle semplici biografie, piuttosto utilizzare gli spunti ricevuti dalle letture delle opere di questi due autori, così lontani e vicini al contempo, estremamente controversi e affascinanti a loro modo, per analizzare in maniera critica, tramite la letteratura, il rapporto tra individuo e società, la frizione del singolo nei confronti del conformismo e dell’emancipazione, la solitudine e la fierezza, la ferocia della vita e della morte.


Gli autori:

Valerio Carbone: è Dottore di Ricerca in Filosofia e ha collaborato con l’Università degli Studi di Roma Tre. Nel 2012 produce in collaborazione con la SoundMakers di Roma e la SubTerra di Viterbo il disco di canzoni inedite Wittgenstein-Haus. È ideatore del personaggio di “Fruitore Di Nonsense”, protagonista di serate, racconti e stati mentali. Per Edizioni Haiku ha pubblicato: La confusione chiara (2010), Lode a Mishima e a Majakovskij (2011) e Il mercante d’acqua (2015).

Flavio Carlini: è uno scrittore, reporter e video-maker, laureato in Filosofia Politica con una tesi sul multiculturalismo. Ha collaborato con diverse riviste e web-magazines in qualità di redattore e ha curato diverse sceneggiature per corti, reportage e documentari. è cofondatore della web-magazine b-Hop. Nel 2008 ha pubblicato il romanzo Le cronache del Quartiere per la casa editrice Aletti di Roma e nel 2009 il romanzo Downtown per la Casini Editore di Roma. Ha partecipato ad alcune iniziative di reading pubblici in alcuni locali centrali di Roma, vincitore di due edizioni del contest letterario “Premio Selvaggia”. Per Edizioni Haiku ha pubblicato: La corte dei miracoli (2010), Lode a Mishima e a Majakovskij (2011) e il saggio Un duro lavoro (2016).

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