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Il grande regno dell'emergenza



I racconti raccolti in questo libro edito da Liberaria edizioni, sono stati scritti tra 2009 e il 2015 da Alessandro Raveggi classe 1980. Autore di diversi generi, ci offre questi racconti, una sorta di romanzi brevi, come ci spiega Luca Ricci nella sua introduzione.

I protagonisti di queste storie, ambientate in Italia e all’estero, vivono in un personale regno dell’emergenza, come cita lo stesso titolo di un racconto e della raccolta tutta.

Il testo si apre con: I nostri oggetti paterni. I protagonisti sono tre fratelli che (e)seguono le ultime volontà del padre, indossando le rispettive maschere per le sue esequie. Così il lupo bianco, la giraffa e il trogone, diventano lo zoo ambulante di quel circo improvvisato. Le maschere hanno un significato polivalente: non solo nascondono le reali emozioni dei figli, ma in qualche modo li proteggono e al tempo stesso sono le effigi della loro personalità, che però tra i presenti, nessuno comprende. Gli animali che nascondono gli uomini sono attori di una rappresentazione ideata dal padre. Ma tra i fratelli, solamente uno non viene invitato alla sceneggiata, Federico. Il fantasma nuotatore che vive in Giappone, resta presenza senza volto, è vero, ma anche senza maschera e senza voce. È un nome; destinatario di lettere da parte del fratello-lupo bianco, che si intuisce, non avrà mai risposta.

Nel secondo racconto, Romanzo da spiaggia, passiamo da Fiesole a una Firenze in estate; é una donna che parla, che ci mostra la città attraverso i suoi occhi. Una Firenze schiacciata dai turisti-giganti che ricordano le sculture titaniche di Ron Mueck che quasi soffocano le strade e l’arte che circonda loro. I ponti, (impossibile non conoscerli, ricordiamo Ponte Vecchio o Ponte alle Grazie), sono braccia che tengono unita la città; l’acqua invece la divide e la nutre, la purifica e la maledice. Non è un’acqua pura e cristallina, gli uomini la sfidano con le loro imbarcazioni, viaggiatori acquatici in quel verde torbido di segreti. E nelle acque dell’Arno che la donna vi trova rifugio, turista tra i turisti, in una catarsi che la libera dai giganti, dall’arsura vagheggiante; l’acqua diventa così condanna e salvezza.

Il terzo racconto, Qualcosa nell’oscurità, è ispirato ad un fatto accaduto nel 2014 e descrive la vita di uno studente italiano in Messico per motivi accademici. Inizialmente, lo studente si crea un piccolo mondo dove può trovare italiani, ma dopo la conoscenza di una docente di nome Aura, le cose cominciano a cambiare. I confini sicuri delle mura universitarie crollano e lo studente, pur non volendo, adotta temporaneamente un cane randagio di nome Santo. Il cane diventa guida e amico dello studente, l’uno il prolungamento dell’altro. Creano un linguaggio personale, barriera contro ciò che li circonda. Il giovane comincia ad assumere perfino tratti canini. E quando cane e uomo devono separarsi, lo studente prende il posto di Santo, ombra di Aura. Le parole della docente lo condurranno lontano nella politica messicana, dove purtroppo, non farò ritorno.

Il grande regno dell’emergenza, è il quarto racconto e dà il titolo all’intera raccolta, racchiudendo un po’ la sintesi dell’intera opera. I regni dell’emergenza li portiamo tutti, dentro noi stessi. Il regno di Ruberti, il protagonista di questo racconto, è la scuola, i suoi gesti quotidiani e ripetitivi, i bambini, il passato da chirurgo e Betta. È un regno che ha creato egli stesso e di cui teme il crollo. Perché, in fondo, un regno d’emergenza è un regno di transizione.

Il quinto racconto si intitola Essi scrivono. È sera. Un padre aiuta il figlio a terminare i compiti. Si tratta solo di declinare il verbo scrivere al presente. Il padre, il Signor Barduccelli, è uno scrittore in crisi, le parole bloccate tra le lettere della tastiera del suo vecchio computer. Essi scrivono. Il titolo del racconto diventa un mantra e una maledizione per lo scrittore. Intorno a lui, tutti scrivono, tutti. Tranne lui. Perdendo quel ruolo che si è cucito addosso sul cappotto di cammello, il ruolo dello scrittore circondato da lettori-scrittore, come lui. In questo sesto racconto di brevi pagine, Vuole portarti via, ci sono un padre e un figlio. C’è una separazione e una guerra interiore con lei, la madre, la natura. E la piccolezza di fronte al suo potere, senza fuga alcuna.

Il settimo racconto, Il genio della guerra, riprende una storia del padre dell’autore, tale Alberto detto Berto, della sua infanzia nell’agosto del 1944. Dialoghi e gesti di fiorentini sullo sfondo dello sfollamento con l’arrivo degli alleati. In Elegia, ottavo racconto, c’è la fantascienza. C’è Marte. C’è un mondo che cambia e c’è chi non si adegua ai cambiamenti del tempo. C’è l’arte nascosta e c’è il giallo. Un giallo che inghiotte tutto. E resta solo quello, il giallo cosmico.

In: Offerta dell’ultimo minuto, nono racconto della raccolta, ci imbarchiamo in un viaggio in aereo. Una metafora della vita. È la storia di un anziano malato, alla ricerca di altre cure, oppresso dalla presenza di una donna che prende la forma della sua Parca personale, compagna ingombrante del suo viaggio.

La raccolta si chiude con il decimo capitolo, Altre vite illustri. Tra le pagine, si trova una raccolta nella raccolta. In questa parte finale, troviamo infatti cinque brevi racconti ispirati ad altrettanti personaggi contemporanei.

I racconti sono scritti tracciando con le parole ritratti personali e umani che l’autore ha avuto modo di conoscere nei suoi viaggi. C’è il curatore Lorenzo Fusi, in transito in aeroporto, in attesa di un nuovo viaggio. C’è la violoncellista Lorenza Borrani, in un’ode ai carciofi. C’è Teresa del Ministro in un dialogo con un bambino di nome Opiyo. C’è lo chef Patrizio Siddu e il linguaggio universale del cibo, un canto la cucina italiana. E c’è infine l’artista Zoé Gruni, che affronta il deserto senza più copri corpo, ma solamente con la propria pelle.

Questi racconti sono scritti come se fossero cuciti sulla pelle del lettore. Sono racconti su ciò che ci rende umani, reali, imperfetti e sempre in lotta nel nostro regno dell’emergenza.

Perché leggere Raveggi? Perché le sue storie hanno la consistenza di un romanzo e la fugacità di poche pagine da sfogliare. La bellezza dei racconti è che si possono gustarne uno per volta, come una tazza di tè aromatizzato alla menta, con un plaid a scaldarci le ossa, mentre fuori piove.


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