• Reader for Blind

Come mi vuoi



Da quando Shangrilà ha cambiato sesso si dà un sacco di arie.

Cammina in modo studiato per essere provocante. I fianchi ondeggiano come quelli di un'odalisca, le ciglia appiccicate dal mascara che sbattono con fare seduttivo. I suoi capelli verdi brillano come se raccogliessero la debole luce sprigionata dai lampioni lungo la strada. Vicino al fiume.

A volte si tocca la mandibola in un gesto automatico come a controllare la ricrescita dei peli della barba, o forse per verificare che non sia slogata, storce la bocca con movimenti lievemente asimmetrici, facendo smorfie che le danno l’aspetto sbarazzino da bambina che fa le boccacce.

Siamo lì che aspettiamo. Insieme. Ma è sempre lei quella che viene fatta salire sulla stessa macchina nera.

Ha sedici anni Shangrilà, uno più di me, e gli occhi azzurri; di un azzurro color piscina, intenso.

Dev'essere per quel colore così puro, netto, che la scelgono sempre.

Indossiamo spesso le stesse scarpe con i lustrini, gli stessi vestiti luccicanti, abbiamo entrambe i piedi rovinati e lievi cicatrici sul viso lasciate dall'acne.

Eppure lei viene sempre presa e io resto a inspirare l'odore di acqua stagnante che proviene da quest’ansa del fiume. Un posto sperduto da cui il mondo sembra lontano.

Vorrei salire anch'io insieme a lei su quella macchina. Avere attenzione. Qualcuno che mi desideri.

Quando Shangrilà torna ha sempre gli occhi ridotti a una fessura per l'abuso di alcool, il passo traballante mentre dalla borsetta aperta si rovesciano a pioggia fazzoletti macchiati, i braccialetti che tintinnano sui polsi mentre si china a raccoglierli.

Ieri siamo andate in un Mac Donald abbandonato, dove un tempo c'era la zona industriale piena di negozi e grattacieli di vetro trasparente, e ora ci sono finestre rotte come denti ghignanti manichini nudi e frigoriferi senza elettricità. Le superfici scabrose dei muri sotto le unghie ce le scheggiano.

Le strade sono abitate da ratti, cani randagi e da barboni. In giro non c'è molto da mangiare.

Ieri però siamo state fortunate. In quel Mac abbiamo trovato delle patatine non troppo vecchie che abbiamo divorato con tutta la carta colorata con la bandiera americana. Poi abbiamo portato via pacchetti di salsa barbecue e maionese di quelli già confezionati. Avevano un buon sapore e ci hanno lasciato le dita unte e macchiate. La lingua guizzante di Shangrilà sul palmo delle mie mani mentre lecca con ferocia le ultime tracce di salsa. Le annusa come a volersi tenere dentro il naso l'odore di quel cibo.

“Ely ti va di accompagnarmi stasera?”

Ho annuito. Incredula.

“Mi daranno un frappé al cioccolato?”

Da come mi guarda Shangrilà capisco che devo aver fatto una richiesta da ragazzina.

Lei ride e il pomo d’adamo liscio come una pallina da ping pong le va su e giù, i capelli verdi che sobbalzano come se avessero una vita propria.

Le do una gomitata nelle costole. Potente.

Le manca il respiro mentre mi prende la mano e la sbaciucchia con intenzione, anche se addosso non ho più neanche una traccia di salsa oleosa.

Questo è il suo modo un po’ maldestro di chiedermi scusa. Mi sottraggo infastidita. Agito le mani in aria per far asciugare i resti della saliva opaca che Shangrilà mi ha lasciato sui polsi.

La sera aspettiamo pazienti che la macchina nera passi a prenderci.

C'è un uomo giovane seduto sul sedile di dietro, la cravatta allentata, il naso arrossato come per un raffreddore, mentre se lo pizzica con due dita.

Guarda Shangrilà con insistenza e poi, senza dirle niente, le porge un rasoio. Lei esita un attimo nel prenderlo, impacciata. Sento un clangore metallico attutito dal tappetino soffice.

“Raccoglilo”.

Shangrilà si mette obbediente a quattro zampe. Le ginocchia molli come quelle di una bambola. Disarticolate. La testa che ondeggia e la voce, talmente fioca e ridotta a un sussurro che ripete piano piano “no”.

No.

L'uomo giovane la guarda fisso. Poi guarda me “Cosa sei tu?”

Tremo come se potesse scagliarmi fuori dalla macchina.

“Si, cosa sei. Un ragazzo o una ragazza?”

Non ho mai pensato a cosa sono davvero. Dico la prima cosa che mi viene in mente “Una ragazza, sono una ragazza”.

“Bene”. Mi accorgo che approva quello che vede.

La sua mano curata sui capelli di Shangrilà. Glieli arruffa. Il suo tono di voce prima tagliente ora è più dolce.

“E tu cosa sei Shangrilà”. Questa non è una domanda. Per niente.

Lei sospira. Rassegnata. “Sono pronta ad essere come mi vuoi”.

L'intensità di quelle parole è un'eco del desiderio di lui.

Capisco che lei sta tenendo fede a un patto antico tra loro. Non vedo quello che succede in basso, quello che fa Shangrilà mentre sta a quattro zampe.

Sento fruscii e piccoli rumori. Singhiozzi.

Shangrilà rialza la testa, con cautela. Tagli delicati le solcano la faccia come disegni. Le gocce di sangue delle ferite mischiate alle lacrime che cadono e formano piccole pozze rosate sui sedili. Lui la guarda e sorride. A tutta bocca. Ha i denti bianchissimi.

Le tocca le guance tagliuzzate, gli occhi accesi di qualcosa che potrebbe essere amore.

il sangue che spicca rosso sulle mani bianche e curate dell'uomo. Si annusa le dita quasi con cautela, come soprapensiero . Con quelle stesse dita mi sfiora le labbra e mi spinge verso di lei.

“Aiuta la tua amica”.

Shangrilà ha gli occhi di un azzurro cupo, quasi blu, mentre scuote la testa con forza, le mani sulle mie spalle per respingermi.

Le braccia tese in avanti accompagnano il movimento ritmico del suo corpo mentre inizio, esitante, a leccare le sue guance ferite.

Sento il respiro accelerato dell'uomo e le proteste di Shangrilà.

La presa di lui sul mio braccio. Lo sportello si apre e lei viene spinta fuori.

Il sapore dolciastro del suo sangue è l'ultima cosa che ricordo di lei.

Marilena Votta nasce a Napoli il 22 agosto.

Trascorre la sua infanzia e adolescenza immersa nei libri, innamorata della letteratura greca.

Si laurea in Giurisprudenza, si abilita alla professione di Avvocato, e, venuta a vivere a Roma per lavoro, finalmente, si dedica alla sua passione per la scrittura.

Ha pubblicato due raccolte di racconti, “Equilibri sospesi”, edizioni Progetto cultura 2012, e “La ragazza di miele e altre storie”, Edizioni progetto cultura 2016. Ha collaborato alle antologie “Il filo della fiducia” Edizioni Progetto cultura 2013, e “Artigiani del mare”, Edizioni progetto cultura 2016. Alcuni suoi racconti sono apparsi su MAGO, la rivista letteraria della Scuola di Scrittura Omero.

Conduce una trasmissione radiofonica su una radio web, Radio Redhouse, dal titolo “Scusate se leggo”, che tratta, in maniera divertente e ironica, di libri e di persone che leggono e che scrivono.

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