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Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà



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Fabio Morpurgo esordisce con Transeuropa attraverso una raccolta di otto racconti ambientati in Australia, luogo in cui l’autore ha vissuto.

Al centro di queste storie troviamo due temi, fondamentali di solito nei romanzi di formazione e qui rivisitati in una scrittura fluente, matura e non inquadrabile in un genere ben preciso: i rapporti umani e il modo in cui le scelte passate hanno condotto al presente. Protagonisti dei racconti sono spesso bambini che stanno affrontando un periodo di transizione o si trovano davanti a qualcosa di mai visto e che modificherà la loro percezione del mondo; ma anche adulti in una fase critica della propria vita, costretti a guardare dietro di sé per comprendere ciò che hanno davanti.

Nel primo caso è dominante il senso di inadeguatezza e di scarto fra il momento immediatamente precedente e quello successivo alla scoperta, che spesso è qualcosa che un adulto considererebbe banale, come un bacio (La regina di cuori) o il tradimento di una fiducia appena conquistata (Barbara Allen).

Nel secondo caso invece a persistere è un senso di perdita, abbandono e sfilacciamento temporale: in una notte dai contorni sfumati e fantastici, in cui è difficile distinguere la realtà dalla suggestione, i personaggi vengono messi in situazioni che li costringono a rivedere il proprio passato. Un passato che si dilata in maniera inverosimile, fino a comprimersi contro un presente minimale: il tempo della scelta attuale si riduce a un istante, schiacciato com’è da tutto ciò che ha condotto al qui-e-ora. Si vivono questi racconti con un’angoscia costante e un senso di oppressione, che però non sono da considerarsi negativi: al contrario, sono sentimenti immanenti nella storia di due anziani coniugi isolati dal mondo (Oltre le finestre del buio), in quella di un uomo in fuga da se stesso e dal proprio matrimonio fallito (Onslow), o in quella di due ex fidanzati in cerca di una seconda possibilità ancora di là da venire (Tracce).

Morpurgo, più che nell’introspezione psicologica, è bravissimo a creare atmosfere. Complice anche una terra per noi italiani esotica, dai confini allungati e selvaggi e dalla densità bassissima, il mondo di Qualcuno ha lasciato la luna nel bagno accesa soltanto a metà è un luogo astratto e surreale, fatto di silenziose distese desertiche ma anche di chiassose costiere oceaniche. I personaggi, sempre pochi e sempre tormentati, si muovono come su un palcoscenico, con le luci dei proiettori puntate addosso. Una stazione di servizio, una spiaggia, una fattoria nel nulla diventano spazio di interiorità e tempo di catarsi: i luoghi di Morpurgo perdono i connotati meramente fisici e si trasformano in non-luoghi sovrumani, momenti isolati, occasioni per comprendere se stessi o perdersi definitivamente. Uno dei personaggi di Onslow fa notare come l’Australia sia un paese circolare:

La verità è che non è un posto per chi non ama star da solo, e non importa quanta gente puoi conoscere o quanti luoghi decidi di vedere. Non si va da nessuna parte, è un eterno ritorno: prepari tutto, saluti chi hai da salutare, e poi parti, ma tempo un anno, un anno e mezzo e sei nello stesso esatto punto.

L’eterno ritorno, la solitudine, il peso dell’esistenza: impossibile non pensare all’aforisma 341 della Gaia scienza di Nietzsche (lo potete leggere qui), elemento che rende tutto ancora più fatale.

E non è un caso se la notte è protagonista, insieme ai non-luoghi, delle storie di questa raccolta: ma è una notte che sembra subire il processo inverso, facendosi materiale e rendendosi umana – personaggio accanto ai personaggi. Attraversa l’incipit e il corpo del racconto, trasformando un evento immediato in qualcosa di più ampio, che ha una risonanza maggiore per le persone che lo vivono. I suoni si amplificano, le ombre si confondono col buio e tutto ciò che è nell’ambiente assume contorni frastagliati e distorti. La decisione di ambientare la maggior parte dei racconti di notte, dunque, è ben precisa e stilisticamente azzeccata.

L’unico neo di una raccolta altrimenti perfetta è la cura del testo. La massiccia presenza di refusi e ripetizioni (alcune volute, altre verosimilmente no) fa pensare che l’editing di questo testo sia stato poco curato, o che sia mancata una vera e propria correzione di bozze finale. Ma se a Transeuropa soltanto si può imputare la colpa di questa carenza (che non è mai attribuibile all’autore), è pur vero che sempre a Transeuropa bisogna riconoscere il merito di aver valorizzato una voce che risuonerà nel prossimo futuro.

David Valentini: David Valentini è nato a Roma nel 1987. Ha pubblicato due romanzi con piccole case editrici indipendenti e diversi racconti su riviste e blog letterari. Fra le altre cose scrive recensioni e coordina il collettivo Spaghetti Writers.

Sito web: Tracce di libri

Spaghetti Writers

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