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Il silenzio del lottatore



Questa settimana proponiamo la raccolta di Rossella Milone, Il silenzio del lottatore per la Minimum Fax.

La scrittrice, nata a Napoli nel 1979, ha pubblicato per diverse case editrici come Einaudi e Laterza; collabora con diverse testate giornalistiche.

Questa raccolta di racconti è un coro di donne, ognuna delle quali ci offre un prezioso canto, tracciando la complessa sinfonia femminile composta da colori, emozioni, dolori, preghiere e amori. Sono racconti di donne per le donne (ma anche per gli uomini), sfumature di rapporti in tutte le forme, con creature morbide o spigolose, dolci o amare, speranzose o disilluse.

Nel primo racconto, Operazione Avalanche, troviamo due figure femminili, un’anziana e una ragazzina legate tra passato e presente. La signora Erminia si perde nei labirinti nebulosi della sua memoria, ferma in quella fine d’estate del 1943, con gli alleati e lo sbarco a Salerno (nome in codice per l’operazione Avalanche). Erminia bambina che con la sorella ferita e la madre, viene ospitata da un contadino dopo lo sfollamento. Le giornate trascorrono con il lavoro a maglia, il grammofono muto che ricorda la vita di prima, l’attesa di un soldato americano di nome Paul con i suoi doni e le notizie alla radio. Quel giovane uomo che parla una lingua diversa, forse il primo amore, allontana dai giochi dell’infanzia anche la ragazzina che ascolta i ricordi di Erminia. La ragazzina abbandona tende e lucertole, accompagna Erminia nel suo passato, poi nel suo ultimo viaggio. La mattina della partenza, compie i rituali di una bambina con la propria bambola (i ruoli sono invertiti). Erminia diventa nonna, memoria di una ragazzina pronta a sbocciare. L’eredità è la storia, la nostra, che la ragazza (di cui non conosciamo il nome) custodirà al posto dell’anziana signora, e la chiuderà in un silenzio e un sorriso, quello delle cose non dette, quello più nascosto di una donna.

Il secondo racconto, Il peso del mondo, ci riporta ai tempi del liceo, all’estate della maturità, con il sale sulla pelle bianca, il sapore della birra sulle labbra e le speranze di un futuro incerto. È il momento delle scelte, degli approcci goffi con il sesso e le piccole lotte per una libertà che in fondo spaventa. È il tempo delle amicizie, quelle viscerali del “per sempre”, con un’amica ai nostri occhi perfetta e sicura, che ha successo con i ragazzi e tante prospettive per il futuro. È il tempo dei cambiamenti e degli sbagli, della lenta disillusione dell’amore, dolce dipendenza nutrita da linguaggi segreti. È il tempo (anche) dei tradimenti e delle scoperte, con l’amara certezza che forse qualcuno resterà nella nostra vita come ricordo sbiadito in una foto sfocata.

Il terzo racconto si intitola Le domande di un uomo. Quante domande ci poniamo sull’amore? La paura del futuro, della solitudine, della routine o della noia. Sono paure che un uomo e una donna affrontano in maniera diversa. La donna di questo racconto è pronta a scappare dai progetti, dai viaggi, da quel letto a soppalco dove si sviluppa il suo rapporto, nutrito da amplessi e silenzi. Due le voci della medesima donna, raccontano il prima e il dopo di questo bivio. Rimanere o partire. Una scelta. Due gli sguardi che cambiano. Quello di una ragazza e quello di una donna. La paura di sbagliare. Nelle mura di una casa si può consumare il più silenzioso dei matrimoni, con amanti, statuine della Madonna e letti separati; oppure si può costruire qualcosa di nuovo, cantiere in evoluzione di un rapporto e non museo di ricordi fantasmi.

Luccicanza è il titolo del quarto racconto. Nella bella città di Napoli, dove l’incresparsi delle onde, le grida dei gabbiani e l’odore del pesce fresco, sono la cornice di questa storia. Una donna ricorda il suo primo amore, legato ai tempi della scuola elementare; le parole del padre, una saggezza goffa che non ha tutte le risposte che la bambina vorrebbe avere sull’amore. Quella prima delusione, la speranza di un sentimento che non c’è, accompagna la bambina fino alla decisione di adulta. La donna che incontriamo ha la stessa delusione, un’altra storia finita. Sono le luccicanze, l’energia che sprigionano gli oggetti di una vita insieme, un libro o una foto; spiriti che si attaccano alle lenzuola, trasudano dalle pareti che odorano di cucina, tra gli scaffali; fantasmi che danzano sugli occhi del cane, colmi di un’assenza nostalgica. Sono le luccicanze che scappano dai cassetti e dagli armadi aperti; sono le presenze da cui mettersi in guardia, dice Alfonso, confidente e amico della protagonista. È un dialogo di consigli e sigarette tra i banconi del pesce. La sua storia ha un epilogo che la donna ha già scritto, aspettando in un limbo che si crea, interludio di disordine, sporco e promiscuità. Ricominciare, altrove, da sola. Napoli assonnata resta a guardare quel nuovo inizio, le luccicanze addosso, tra le pieghe della pelle e le ciocche di capelli, negli umori di un amore andando in frantumi.

Il quinto racconto si intitola Questioni di spazio. In ogni rapporto, in questo caso un matrimonio, c’è bisogno di un equilibrio, una lenta danza tra due mondi. In questa storia sono i mondi di un uomo e di una donna, spinti a creare un mondo nuovo, insieme. Una casa, un lavoro, un figlio. I due mondi si allontanano dalla loro creazione, prendono sentieri diversi. La consapevolezza tra marito e moglie viene schiacciata dall’indifferenza, dai silenzi e dalle responsabilità. In questo racconto che inizia in un incontro in mezzo ai druidi e ai guerrieri, si ferma in bilico sulla sponda di un lago, anni dopo. Il figlio piccolo che rischia di affogare; il padre è lontano, a passeggiare da solo; la madre si è lasciata sedurre da un sogno che tradisce desideri ormai repressi. Il piccolo Fabio, ingenuo bambino, paga quella distrazione (un certo disappunto ma anche comprensione per la disattenzione della madre), senza colpe alcune. Il bambino non è più il simbolo di un amore, ma vittima di due adulti che si sono persi anni fa, o forse non si erano mai trovati sul serio. Quel bambino nell’acqua, possiamo presagire, è emblema di quel matrimonio, e forse salvando lui, ci potrebbe ancora essere una speranza. O forse ormai è troppo tardi, e tutti verranno inghiottiti dalla melma del lago. Quello spazio tra moglie e marito, diventa separazione senza possibilità di accorciare più la distanza.

L’ultimo racconto, Il silenzio del lottatore, dà il titolo all’intera raccolta. Il silenzio è di chi non scappa, di chi ha la forza e il coraggio di andare avanti. È il silenzio di chi riesce ad ascoltare (di chi ne ha ancora il desiderio). Ascoltare. Non parlare. I silenzi sono parole prive di suono, sguardi familiari e sorrisi complici. In questo racconto, che sembra un po’ il seguito del precedente, troviamo due matrimoni, due ex coniugi con le rispettive famiglie, in lotta con i propri silenzi. C’è la fuga e c’è lo scontro. Sono due storie parallele con un passato condiviso, incastrato nella voce al telefono di un figlio, similitudini di due coppie al limite del disastro. Ogni persona coinvolta devasta, distrugge per poter ricominciare, per trovare ancora la speranza. Sono gesti dettati forse dall’egoismo, dal desiderio di felicità, così fragile e così scioccamente scontata. La risposta con la si può mai cercare da qualcun altro: un guru su un tappeto di moquette o una lunga distesa di torrido deserto; non è la fuga la risposta ma la domanda. Perché a volte la risposta è tra le mani della persona che hai accanto, e che hai sempre avuto lì senza poterla vedere, o senza poter ascoltare la sua voce. In questi racconti ci troviamo sempre sulla soglia di un cambiamento, in bilico tra una pace apparente e un caos evolutivo. L’elemento dell’acqua è sempre presente, il mare, la pioggia, il lago; è un elemento legato alla femminilità, all’intuizione e alla trasformazione. Le donne raccontano i loro drammi e le loro speranze pronte a distruggere ogni cosa, ad annientarsi pur di rimanere fedeli a loro stesse. Ogni parola ed ogni gesto, traccia (appena) un profilo della donna, creature di luce ed ombra, molte le sfumature che non si possono cogliere ma che l’autrice cerca di far affiorare nelle sue storie; altre tracce restano nel silenzio, perché non tutti i segreti di una donna si possono raccontare.

Consiglio di lettura.

Leggere questa raccolta al fresco, sorseggiando uno spritz, perché la voce della donna lascia sempre una punta di dolcezza e un retrogusto frizzante ed aspro.

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