• Reader for Blind

Trilobiti



Vi siete mai chiesti come fosse la vita di uomini e donne appartenenti alla working class nella Virginia Occidentale degli anni ’70?

Ce ne descrive la desolazione Breece D’J Pancake in Trilobiti, unica opera dell’autore la cui carriera fu interrotta a soli ventisei anni da un colpo di fucile autoinflitto che lo uccise; l’episodio fu catalogato come suicidio nonostante alcune persone a lui vicine sostennero la tesi dell’incidente. Il libro si presenta come una raccolta di dodici racconti pubblicata post mortem; sei di questi furono divulgati dalla rivista The Atlantic Monthly prima del decesso.

Ognuna delle storie che compongono l’opera ci descrive una parte di America forse diversa da quella a cui siamo abituati. Dimenticate lo Stato delle grandi opportunità, della vita frenetica e del cambiamento; fate invece largo alla terra della rassegnazione, del lavoro assente o malpagato, ai sogni irrealizzati e irrealizzabili. Un paesaggio arido e grigio descritto da istantanee di una natura leopardiana che non lascia via d’uscita. I personaggi principali sono cacciatori, minatori, contadini, ex pugili. Ognuno di loro vive il disagio della propria esistenza dentro una baracca o una roulotte in mezzo al bosco. Molti hanno una sistemazione stabile e dignitosa, al prezzo di un disagio interno maggiore. Alcuni hanno una casa e non vogliono abbandonarla, altri ancora ne hanno una ma non vogliono tornarci. Le loro storie girano intorno alla persistente monotonia di vite inconcludenti, affetti fragili, amori non corrisposti e talvolta pericolosi. I personaggi di Pancake sono deboli, perdenti, disadattati. Sono persone che non tendono a un futuro migliore semplicemente perché sentono che la condizione degradante che li caratterizza sia l’unica possibile. Non ci sono alternative, non esiste nessuna via d’uscita per persone come Bo nel racconto Cacciatori di volpi a cui “nessuno gli ha insegnato a stare al mondo”. Ognuno di loro resta sostanzialmente immobile e risulterà sempre inamovibile come gli artropodi paleozoici.


In Trilobiti, racconto che da il nome all’intera raccolta, vi troviamo la storia di un ragazzo che inevitabilmente sente la mancanza del padre morto ricordandone gli occhi senza vita; il ritorno della sua prima e unica ragazza e l’imminente vendita della fattoria dove egli è cresciuto incorniciano l’esistenza di qualcuno che inspiegabilmente vorrebbe restare nella propria condizione senza cercare un cambiamento che in questo caso sembra inevitabile.

Nel racconto Quante volte, Pancake ci racconta invece la storia di un secondino a bordo di un rimorchiatore che la notte dell’ultimo dell’anno si ritrova all’interno di una stanza d’albergo e, per combattere la solitudine di cui la sua vita è costantemente caratterizzata, consuma un rapporto sessuale con una prostituta palesemente minorenne. Il nostro personaggio sarebbe concretamente intenzionato ad aiutare la ragazzina pagandole la stanza per tutto il mese e dandole la possibilità di trovare un lavoro alternativo alla prostituzione, ma entrambi sanno perfettamente che lei non avrà alcuna opportunità.

«Però quando la prendo, so quello che ho fra le mani, il corpo di una ragazzina che non si muoverà né per abitudine né perché gode, una bambina che gioca a fare la puttana, e mi sento un mostro con lei, per colpa sua. Uso la forza come gli altri. So che le faccio male, ma tanto non avrà mai un’occasione.»

Lo stile scarno che caratterizza quest’opera è la massima espressione di un autore minimalista che ad oggi viene considerato come uno dei massimi esponenti della letteratura americana della seconda metà del Novecento. Trilobiti, pubblicato nel 1983, sbarcò in Italia solo nel 2005 edito Isbn edizioni e ne seguì una ristampa a cura di Minimum Fax nel 2016. Una costante nei racconti di Pancake è l’alcool, di cui l’autore stesso abusava. La scarsa attenzione che gli riserbò inizialmente la critica e la carriera stroncata sul nascere, fanno di Pancake uno di quegli autori amati più da scrittori come Kurt Vonnegut che dagli stessi lettori, risultando inesorabilmente poco conosciuto.Frammenti di vita talmente reale da far male. Questa è la pura manifestazione di uno scrittore che ci ha lasciato un capolavoro per cui, parafrasando Percival Everett:

«Nessun lettore può terminare questi racconti senza commuoversi».

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