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Pop toys



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Questa settimana proponiamo la (prima) raccolta di Giovanni Lucchese, Pop Toys pubblicata da Alterego Edizioni. Scrittore romano classe 1970, Giovanni Lucchese ha studiato recitazione e lavorato in alcuni teatri. Ha pubblicato diversi racconti prima di scrivere questa raccolta che ha ottenuto recensioni positive nella commissione del “Premio Calvino 2015”.

Pop Toys è un viaggio che percorre l’infanzia attraverso lo sguardo dei giocattoli dagli anni novanta ad oggi. Entriamo nelle camerette dei bambini, tra ceste di giocattoli, tappeti sporchi e lettini che profumano di sonno e latte. Noi lettori siamo spettatori curiosi di un mondo ormai dimenticato, quello che rivive attraverso le voci dei giocattoli, veri protagonisti di questi racconti, esperti conoscitori dell’animo umano e amici a volte un po’ riluttanti e un po’ compassionevoli dei piccoli.

Rovistando in una cesta, incontriamo un soldatino che ha smarrito la propria trombetta, senza la quale si sente perso in quello zoo di giocattoli, che da Barbie al dinosauro all’orsacchiotto, deve dire la sua al riguardo; cercando di recuperare l’oggetto mancante attraverso una catena di giochi, tutti pronti ad aiutare.

Il destino di Big Jim cancella i suoi sogni di gloria, quando finisce tra le mani di una bambina. Diventa il Ken per le sue Barbie (eh si, anche a me è capitato di rubarlo a mio fratello a volte, anche se era decisamente più macho e più basso). Tra l’altro ho sempre pensato che Ken fosse un po’ gay o che in fondo non sopportasse poi molto quella fidanzata plasticata, e in definitiva le mie Barbie erano quasi sempre lesbiche. Pur non volendo, Big Jim è e diventa un eroe in mimetica, fabbricata in Cina ovviamente.

Una corsa tra macchinine mostra nel finale un piano ingegnoso per vincere la gara. A volte i giochi più vecchi sono quelli più insidiosi e che vogliono vivere un ultimo momento di gloria prima di finire nell’immondizia. (Chi non ricorda il Dolce Forno? In pratica una bomba ad orologeria!).

Una bambola di porcellana, con la fattezze di Biancaneve, dopo un lungo viaggio dalla Cina, spera ancora di ricongiungersi con il suo principe, ma viene ingannata dalle Winx, (le fate di Alfea con ali colorate, “luccicose” e funzionati), che la invitano a volare con lei. Biancaneve, però, le ali non le ha mai avute.

Il rapporto tra Barbie e Ken (fidanzati, sposati?! E come faceva ad avere tutte quelle sorelle se nessuno ha mai visto i genitori?! Mistero), rivela recondite perversioni di una coppia all’apparenza perfetta al 100% (di plastica). Equilibri tra schiavo e padrona, tra chi “porta i pantaloni” e chi invece piagnucola per l’assenza di crema depilatoria – e non è Barbie; sullo sfondo di una realtà “fantasticamente rosa” che assomiglia molto alla vita di oggi, quella dei pupazzi di carne. Il mito della donna e dell’uomo perfetti in un cinico dialogo tra giocattoli che si adeguano alla tecnologia e ai tempi moderni.

Tutti cercano l’amore, anche le tessere del domino. Li troviamo mentre tentano di rompere tutti gli schemi, creando disagio tra i compagni, perché la diversità spaventa anche il domino, con i suoi numeri …

Il pupazzo-scimmia in bicicletta è la voce di un amore impossibile, quello tra un peluche e una ballerina chiusa in un carillon. È il canto dolce e straziante, una tenerezza di sentimenti umani che non si possono concretizzare. Perché i giochi sono materiali, oggetti senza cuore, hanno una vita breve, custodi di un’infanzia, il loro destino drammatico. Noi lo conosciamo già, ma è impossibile non simpatizzare per loro. Perché anche loro vogliono un lieto fine e sicuramente se lo meritano.

Tra una scatola o una mensola, incontriamo anche un Playmobil. È il viaggio verso una nuova vita, la lotta per la sopravvivenza, una ricerca per la felicità senza doversi preoccupare della destinazione. Perché anche i Playmobil possono trovare un posto nel mondo.

Il regno di Barbie (sì, ce ne sono parecchie di loro in questi racconti), gestisce i giochi dal castello. Tanya (la copia triste di Barbie, per chi non la ricordasse), è la segretaria tuttofare che cerca di far rispettare le regole terribili della sua despota. L’ultima vittima sarà un cavallino ignaro della crudeltà della sua regina.

Tra le pagine di una fiaba o nei nostri giochi, ci sono sempre dei mostri. A volte non ricordiamo neanche come ci sono finiti. Creature con tante teste, con le zanne affilate e gli occhi iniettati di sangue, la pelle squamosa. Poi ci sono i mostri fatti di carne, che non hanno la pelle verde e non si nascondono sotto il letto. Sono mostri che i bambini, da soli, non possono sconfiggere, ma con il coraggio di una ballerina in una bolla d’acqua e l’aiuto di un orsacchiotto, forse, il mostro andrà via. Lasciando alcune ferite che non potranno guarire, se non con il cuore di un peluche, anche se l’infanzia avrà perduto i suoi colori pastello.

Negli ultimi anni, a parte i mostri e le Barbie, è entrata in scena un nuovo tipo di bambola, la Bratz. Essa esplora la condizione della donna nel corso della storia, fino alla creazione della Barbie, frutto di un maschilismo vivo e presente. La Bratz (sono quattro, io però non mi ricordo come si chiamano), rompono tutti gli schemi della classica bambola-moglie-mamma-casalinga e incarna il tipo di donna lontana dai classici stereotipi, ormai intelligente bella e autonoma.

Nella stanza dei giochi, non poteva mancare Pinocchio. Lo conosciamo tutti, anche attraverso il cartone animato della Disney. Ma in questo racconto, ne viene esplorata la diversità, atti di bullismo che sfociano in gesti violenti. Perché come per le tessere del domino, essere strani e non conformi agli altri è una cosa che non viene perdonata, mai.

E la storia di Pinocchio non si allontana molto da quella di qualsiasi altro ragazzino maltrattato dai compagni di scuola.

Oltre ai personaggi delle fiabe, nel nostro immaginario ci sono anche quelli usciti dalla pellicola, come ad esempio la saga di Star Wars. Nella nostra testa parte la colonna sonora mentre ci domandiamo: in che modo possono trascorrere il tempo il Signore Oscuro con il suo fedele robottino, quando i bambini sono ormai cresciuti e loro sono stati lasciati in una mensola di una casa ormai abbandonata? Continuare a combattere un asteroide-palla, anche senza più la spada laser. Perché tutti hanno una missione, compreso Darth Vader (in italiano è Fener) e la sua Flotta Imperiale!

In ogni casa con giardino, sfido a dire il contrario, si trova sempre posto per i sette nani. Quando ero piccola e andavo da una mia zia, mi divertivo a cercarli insieme a Biancaneve, sembrava sempre si divertissero a nascondersi dietro ai cespugli. Ora, una volta ripetuti tutti i nomi (chi se li ricorda?): Dotto, Mammolo, Eolo, Pisolo, Gongolo, Cucciolo e Brontolo; cosa accadrebbe se nel vostro giardino cominciassero a sparire uno ad uno come nei dieci piccoli indiani? E chi resterebbe da solo?

Lasciamo il giardino senza sapere chi potrebbe essere l’ultimo nano e torniamo da quel carnaio peggiore di Beautiful che è il mondo di Barbie. Skipper è la sorella sfigata di Barbie, anche lei con un nome terrificante. In una lettera d’addio, rivela le più profonde nefandezze di cui si è macchiata; una mente di plastica forse bucata, pazza e vendicativa. Povera Skipper, in fondo voleva pure lei un fidanzato!

La savana è il regno del leone bianco Simba, ma in una stanza di bambini, il suo mondo, sono i confini degli altri giochi, dai Puffi a Barbie al trenino. Perché i peluche si rovinano, ma in fondo non invecchiano mai.

Chiudiamo ora la stanza dei bambini e andiamo in camera da letto o in un sexy shop, dove incontriamo i sex toys. Perché anche loro vogliono dire qualcosa, tra dildi e vagine di plastica, non tutti pensano solo al sesso.

I pop toys sono scene ironiche e ciniche, incarnano le peggiori caratteristiche umane; hanno un cuore anche se di stoffa, e soffrono in un mondo che non gli appartiene. Sono inconsapevoli e disincarnati ma in fondo vogliono solo non essere dimenticati. Sono “oggetti” di infanzia che ci mostrano la vita attraverso i loro occhi dipinti, ci strappano un sorriso e una lacrima. E sono pop, modelli di una società che così li ha creati, perfetti all’esterno ma incompiuti dentro, come noi.

Consiglio di lettura.

Dopo aver letto questi racconti, scendiamo in cantina o saliamo in mansarda; i nostri “pop” toys saranno ancora in qualche scatola impolverata, un po’ vecchi e malridotti, ma sicuramente ancora pronti a raccontarci una storia, a vivere un’avventura, come quando eravamo piccoli.

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