• Reader for Blind

David Foster Wallace. L'uomo, lo scrittore.



Girando l'ultima pagina de La ragazza con i capelli strani di David Foster Wallace, quello che rimane nella mente del lettore è un profondo stato di confusione. Un senso di disorientamento che lascia poco spazio alla naturale tendenza ad interpretare, o quantomeno a dare un senso, a quanto appena letto. Lo stile poco convenzionale, i racconti "disordinati" e la complessità dei personaggi, mettono il lettore di fronte all'impotenza di pensare, che forse è proprio il fine ultimo di Wallace: attraverso i suoi contenuti l'autore mostra una società in cui il sentimento, l'emozione, la naturalezza dei rapporti umani, vengono scavalcati con forza, con violenza a volte, dalla necessità di mostrarsi idonei, di appartenere ad uno standard imposto dal business dell'intrattenimento e del consumismo. L'omosessualità, le ossessioni e il disagio emotivo del mondo contemporaneo vengono messi al servizio di un chiaro racconto della cultura americana che non vuole solo esserne una critica, ma un tentativo di capirne le profonde sfumature e problematiche.


Al tempo stesso, in mezzo a tutta la superficialità del tempo moderno, Wallace mostra la parte che non dovrebbe essere svelata per non rischiare di interrompere quel gioco d'inganni, la parte che fa più paura mostrare: il dolore.

Il dolore di chi si ritrova a sentirsi diverso, di chi non viene accettato; il dolore di chi prova (proprio come il lettore) a dare un senso a ciò che lo circonda, inutilmente; il dolore che il capitalismo stesso produce con i suoi standard, la depressione, la solitudine.

Ed ecco che emerge dal testo il filo rosso che unisce l'uomo e lo scrittore. La solitudine.

"Siamo tutti tremendamente, tremendamente soli", diceva lo stesso Wallace, e se si legge la sua biografia si potrà scoprire quanto questa frase abbia incarnato appieno quest'uomo. Accompagnato per tutta la sua vita dalla lotta contro la depressione, i farmaci e i loro effetti collaterali, Wallace sembra aver trovato nel racconto delle contraddizioni della sua amata e al tempo stesso odiata America la metafora della sua stessa vita. Un'esistenza fatta sì di grandi successi, ma in cui l'oscillazione tra l'amore per la scrittura e la profonda sofferenza che una malattia come la depressione porta con sé, è diventata parte integrante del suo essere. Ed inevitabilmente ha condito sapientemente e con un fascino particolare tutta la sua produzione.

Ma forse, come spesso accade, è proprio dal connubio tra sofferenza e creatività che può nascere il genio e al lettore non resta che lasciarsi trasportare, abbandonando il vano tentativo di trovare una spiegazione.


Federica Papa.

Psicologa clinica e Psicodiagnosta, ho ampliato le mie esperienze nel campo della psicologia clinica andando ad utilizzare le mie conoscenze in diversi ambiti e con diverse fasce di età, dalla psichiatria adulta, all'assistenza alle donne vittime di abuso, alla valutazione dell'età evolutiva e della famiglia che svolgo tuttora. Ciò che ha sempre attirato maggiormente la mia attenzione sono state le relazioni tra le persone. L’amore per la psicologia nasce proprio dal cercare di capire cosa succede all'interno delle persone, nella loro psiche, e cosa le porta a creare legami e vivere e condividere emozioni con gli altri, di qualunque natura queste siano. Ho sempre pensato che non esista modo migliore per esprimere emozioni se non attraverso l'Arte, che diventa così un canale attraverso cui costruire relazioni. Per questo mi sono sempre lasciata ispirare, nel lavoro e nella vita, da libri, poesia, fotografia e musica, cercando di trasformare delle passioni in uno strumento per aiutare gli altri a toccare le proprie emozioni a volte nascoste

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