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Manuale per ragazze di successo



Scheda del libro:

Sette racconti; sette donne innamorate, annoiate, ambiziose o ancora in cerca della propria strada; una Milano che fa da cornice all’universo femminile raccontato su carta.

Manuale per ragazze di successo, edito Minimum Fax, rappresenta l’esordio di Paolo Cognetti avvenuto nel 2004. L’autore, classe 1978, vince il Premio Strega nel 2017 con il romanzo Le otto montagne.

Pur non intrecciandosi mai, le storie che compongono questa raccolta di racconti sono unite da un sottile filo conduttore: in ognuna di esse troviamo donne indipendenti o alla ricerca di una libertà da conquistare. Oscurati dall’ombra delle protagoniste, abbiamo invece uomini scialbi e mai decisivi che non figurano in nessun caso all’altezza delle proprie compagne, che a volte tradiscono. Nonostante la presenza di racconti dove la voce narrante è quella di un uomo, la donna risulta sempre essere la figura centrale. Cognetti ci racconta una forma di disagio che non è mai assoluta e ci lascia sempre un barlume di speranza, evidenziando un desiderio di rivalsa. Nonostante lo stile minimalista, l’autore ci regala descrizioni soddisfacenti di oggetti, luoghi e persone con particolare attenzione ai dettagli. Il punto forte di questi racconti è nella realisticità dei personaggi, dove il lettore riesce a immedesimarsi nei pensieri e nelle situazioni che ruotano attorno ad essi. Un tema frequente che troviamo nelle storie di Cognetti è la relazione burrascosa che lega le protagoniste alla propria famiglia, come nel racconto Educazione e cortesia in mare: una coppia ormai sfaldata è in viaggio per il matrimonio della madre della ragazza, le quali hanno alle spalle un legame precario che le costringe alla comunicazione solo se strettamente necessario. La donna, desiderosa di recuperare il rapporto con la figlia, trova nelle nozze l’occasione per colmare un vuoto creatosi in diversi anni. Ciò che colpisce maggiormente è la lucidità nelle parole di Cognetti:

«La matematica funziona perché non è la vita. È bella perché ha sempre ragione o perché tu non hai i mezzi per darle torto, che è la stessa cosa. Ne dico una qualunque: due rette parallele non si incontrano mai. A me piace dirlo e a te piace crederlo, perché nient’altro nella tua vita resiste così bene al problema del tempo.»

Donne che fanno carriera e donne che ne perdono una senza darsi per vinte. Questa è l’altra tematica che prepotentemente si fa largo fra le righe di pagine impregnate di ambizioni. Nel racconto Fare ordine troviamo Sara, talmente ossessionata dall’imminente licenziamento che non riesce a percepire il cambiamento del suo compagno che la tradisce con una sedicenne. Da una parte abbiamo quindi una donna disperata per la perdita del proprio lavoro che pensa già al futuro e dall’altra il suo compagno, sommerso indirettamente da quella disperazione, che trova più semplice soffocare la stretta claustrofobica di una relazione palesemente morta nel letto di una ragazzina chiaramente meno problematica, la cui apprensione maggiore è rivolta ai compiti in classe.

Quella di Cognetti è una penna seduttrice, fredda ma pregna di emozioni, lucida ma spesso spaesata. È una penna che dà vita a donne consapevoli di essere vive, coscienti di poter ancora dare molto a un mondo non estraneo alle difficoltà che inevitabilmente portano alla consapevolezza di una forza interiore sorprendente che spesso aiuta le protagoniste a uscire da situazioni scomode, impieghi poco soddisfacenti o relazioni dannose, come nel caso di Diana nel racconto che chiude la raccolta, La ragazza che sei stata:

«C’era la radio dell’autogrill che faceva sembrare ogni cosa leggera come la musica dell’estate, e io ho pensato che ognuno di noi è venuto al mondo con un nemico, e che da quel momento è destinato a perdere e poi perdere di nuovo, e che perciò tutte le vite meritano compassione. Se c’è qualcosa di buono, è che ogni vita perdente è una storia: e questa è la mia.»

Possiamo vedere Paolo Cognetti sotto una luce pregna di audacia, un ragazzo che, all’epoca ventiseienne, ha avuto il coraggio di presentarsi alle porte del mondo letterario con un’opera sorprendente, facendo di sé stesso la prova vivente che in Italia i racconti funzionano. E vendono.

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