• Reader for Blind

Il trattamento del dottor Tristano.



Urrah! Ci siamo! Che gioia! For ever!!!

Il Progresso ci trascina nel suo torrente. Lanciati come siamo, ogni sosta sarebbe un autentico suicidio.

Vittoria! Vittoria!

La velocità di questo turbinio ci provoca un tale annebbiamento che dobbiamo considerare un miracolo se riusciamo a vedere la punta del nostro naso. Per sfuggire all’orribile ipnotismo che potrebbe conseguirne, abbiamo forse altro rimedio che chiudere gli occhi? No, nessun altro. Abbassiamo dunque le palpebre e lasciamoci andare. Quante scoperte! Quante squisite invenzioni per tutti! L’Umanità, tra un diluvio e l’altro, sta assumendo un connotato divino! Ricapitoliamo: Polvere di riso nera, per schiarire la carnagione dei negri;

  • Riflettori del dottor Grave, che già da domani copriranno di manifesti pubblicitari il vasto muro del cielo notturno;

  • Ragnatele artificiali per cappelli di scienziati;

  • Macchina per la gloria dell’illustre Bathybius Bottom, il perfetto barone moderno;

  • La nuova Eva, macchina elettro-umana (quasi una bestia!...) che offre lo stereotipo del primo amore, dovuta al sorprendente Thomas Alva Edison, l’ingegnere americano, il Papà del Fonografo.

Ma… sss! Un’altra novità! Ancora una novità!... Come sempre!... Questa volta ad abbagliarci è la Medicina. Sentite un po’: uno straordinario clinico, il dottor T. Chavassus, ha appena scoperto un trattamento radicale per Rumori, Ronzii e ogni altro fastidio per il canale uditivo. Guarisce perfino le persone che sentono fischi per fiaschi, malattia divenuta contagiosa al giorno d’oggi. Poiché Chavassus conosce a fondo tutti i tamburi dell’udito umano, si rivolge in modo intellettuale a quelle persone nervose che sentono spesso, come suol dirsi, la pulce nell’orecchio! Calma per esempio i pruriti tuttora provocati dalla sensazione degli «oltraggi» nell’appendice auricolare di certi esseri umani retrivi e rimasti troppo suscettibili! Ma il suo trionfo, la sua specialità, è la cura delle persone che sentono delle Voci, le Giovanne d’Arco, per intenderci. Questo è il principale motivo della sua pubblica stima. Il trattamento del dottor Chavassus è del tutto razionale; il suo motto è: «Tutto per il Buon Senso e con il Buon Senso!». Con lui, niente più timore per le ispirazioni eroiche. Questo principe del sapere, all’occorrenza, saprebbe perfino impedire a un malato di distinguere la voce della propria coscienza. E garantisce, tutto compreso, che qualunque Giovanna D’Arco, uscendo dalle sue mani illuminate, non sentirà più nessun genere di Voci (nemmeno la propria), e che i tamburi delle sue orecchie avranno la sordina, come ogni tamburo serio e razionale dovrebbe essere ai nostri giorni. Niente più rapimenti imprevisti, dovuti per esempio all’emozione che i vecchi canti patriottici suscitano morbosamente nel cuore dei pochi ultimi entusiasti! Niente più puerilità! Non dovremo più temere di conquistare provincie all’impazzata! C’è il Dottore. Siete tormentati da qualche lontano richiamo di sirene alla Gloria?... Chavassus vi farà passare quel ronzio dalle orecchie. Udite forse degli accenti sublimi, nel silenzio, come se l’anima stessa del vostro paese vi parlasse?... Provate dei sussulti ribelli d’onore quando il sentimento del coraggio sconfitto e dell’indomabile speranza in un luminoso avvenire si accende nel vostro cuore e fa arrossire i lobi delle vostre orecchie?... Presto! presto! dal Dottore: vi farà passare tutti questi pruriti! Visita dalle due alle quattro. Che uomo affabile! affascinante! irresistibile! Entrate nel suo studio, stanza arredata con quei severi orpelli che si addicono alla Scienza. Come unico lusso scorgerete una treccia di cipolle appesa sopra un busto di Ippocrate, per mostrare alle persone sentimentali che all’occorrenza potranno procurarsi lacrime di gratitudine dopo il successo. Chavassus vi indica una poltrona fissata al pavimento. Non appena vi ci siete comodamente sistemati, ogni vostro minimo movimento viene bruscamente paralizzato da ganci simili ad artigli di tigre: il Dottore allora vi guarda bene in faccia per qualche secondo, aggrottando le sopracciglia, gonfiando la guancia con la lingua, con uno stuzzicadenti tra le dita, dimostrandovi con il violento interesse che gli ispirate. «Vi è capitato spesso di abbassare le orecchie?», vi domanda. «Ma… come a tutti, oggi», rispondete allegramente. «Parecchie volte, per distrarmi.» «In tal caso potete sperare», prosegue il dottore. «Sono echi, amico mio, non Voci quelle che avete sentito.» E d’improvviso, precipitandosi sul vostro orecchio, vi incolla la sua bocca. Poi, con un’intonazione dapprima lenta e bassa, ma che non tarda a esplodere come il ruggito della folgore, vi articola quest’unica parola: «UMANITÀ». Con gli occhi fissi sul suo cronometro, dopo venti minuti arriva a pronunciarla diciassette volte al secondo, senza confondere le sillabe: risultato conquistato a costo di tante notti insonni! frutto di numerosi e pericolosi esercizi. Egli ripete dunque questa parola, in questa sorprendente maniera, al vostro orecchio: non che questo vocabolo assuma nella sua mente un significato particolare! Al contrario! (personalmente, se ne serve solo come certi cantanti si servono della parola «Carcassonne» per raschiarsi la gola tutte le mattine, ecco tutto). Ma il Dottore le attribuisce virtù magiche e sostiene che quando ha ben addormentato, sterilizzato e invischiato la cervice di un malato con questa parola, la guarigione è già ottenuta per i tre quarti. Fatto questo, passa all’altro orecchio e vi sussurra, con inflessioni da tirolese, una novantina di Suffissi di sua invenzione. Questi suffissi giocano sulle desinenze di certi termini, oggi in disuso e di cui è quasi impossibile ricostruire il significato, per esempio parole come: Generosità!... Fede!... Disinteresse!... Immortalità dell’anima!... ecc., e altre espressioni di fantasia. Alla fine lo ascoltate scuotendo dolcemente la testa dall’alto in basso; sorridete, in una specie di estasi. Nel giro di una mezz’ora, colmato in questo modo il recipiente del vostro intelletto, si rende necessario tapparlo, non credete?... nel timore che il suo prezioso contenuto svanisca. Allora Chavassus, con i mezzi che giudica psicologicamente più appropriati, vi introduce nelle orecchie due fili elettrici appositamente spalmati, preparati e saturati con un fluido positivo di cui lui solo ha il segreto. Sss! Non muoviamoci!... Ora tocca l’interruttore di una pila vicina; la scintilla scocca nel vostro orecchio. Trentamila piatti risuonano nel vostro cranio. I ganci e la poltrona trattengono il terribile sobbalzo di cui avvertite interiormente tutto lo slancio. «Allora? Che cosa c’è?... che cosa c’è?... che cosa c’è?», non cessa di ripetervi sorridendo il Dottore. Seconda scintilla. Crac! Basta così. Vittoria!... Il timpano è sfondato; o meglio, quel punto misterioso, quel punto malato, quel punto inquietante che, tramite il timpano del vostro miserabile orecchio, provocava nella vostra mente quei ronzii di gloria, di onore e di coraggio. Siete salvo. Non sentite più nulla. Miracolo! L’Astrazione e il Suffisso coprono in voi ogni grido di collera dinanzi al vecchio Ideale assassinato! L’amore esclusivo per la vostra salute e per i vostri agi vi ispira un saggio disprezzo verso ogni offesa. Ormai siete a prova di diecimila clauqes! FINALMENTE!!! respirate. Chavassus vi dà un buffetto in segno di guarigione; vi alzate; siete LIBERO… Se paventate qualche puerile recrudescenza di dignità, se, insomma, dubitate ancora, il Dottor Tristano, continuando a masticare il suo stuzzicadenti, vi affibbierà sul fondoschiena una gran pedata, che incasserete con il cuore traboccante di gratitudine guardando il mazzo di cipolle. Eccovi così rassicurato. Ve ne andate dopo averlo coperto d’oro. Uscite dal suo studio, fresco, ben disposto, agile (in questo bell’abito nero, alias coda di rondine, con cui portate così divinamente il lutto delle parole che avete ucciso), con le mani in tasca, sotto un gaio sole, l’aria ammiccante, l’occhio furbo, la mente ormai sgombra da tutte quelle Voci vane e confuse che, ancora ieri, vi assillavano. Sentite il Buon Senso scorrere, come un balsamo, in tutto il vostro essere.

La vostra indifferenza… non conosce più confini. Siete illuminato da un ragionamento che vi rende superiore a tutte le vergogne. Siete divenuto un uomo dell’Umanità.

Racconto tratto dalla raccolta: racconti crudeli.


Jean-Marie-Mathias-Philippe-Auguste, conte de Villiers de L’Isle-Adam nacque a Saint Brieuc nel 1838. All’età di diciotto anni si trasferì a Parigi dove frequentò alcuni salotti letterari; lì fece la conoscenza, fra gli altri, di Charles Baudelaire. Nel 1859 pubblicò il suo primo romanzo, Le Prèmieres poésies, che non riscosse però successo. Più avanti si dedicò alla prosa, pubblicando opere come Isis, i drammi Elen, Morgane e la Révolte. Nel frattempo lo scrittore si appassionò alle opere di Edgar Allan Poe e la sua poetica prese una piega pessimista, contrapponendosi all’allora cavalcante Positivismo. Nel 1883 egli riscosse un discreto successo vedendo pubblicate le sue maggiori opere, a partire dalla raccolta di novelle Contes Cruels, uscita nel 1883. Questo moderato successo arrivò però tardi, perché Villiers fu colpito da un cancro allo stomaco e morì a Parigi nel 1889.

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