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I difetti fondamentali



In un periodo complesso per i racconti, dove le grandi case editrici sono restie a puntare sulla forma breve, Rizzoli sorprende i lettori e nel gennaio del 2017 pubblica I difetti fondamentali di Luca Ricci.

Il libro racchiude quattordici storie e racconta istantanee, momenti, frammenti di vita di scrittori o aspiranti tali, editori o critici. Ricci penetra nel mondo letterario e attraverso il lavoro di ognuna di queste figure ci espone i relativi difetti innalzandoli a persone comuni, persone come noi, sottolineandone le imperfezioni.Ognuna di queste vicende porta in superficie un difetto esistenziale, un difetto “fondamentale”, un difetto per protagonista che è spesso anticipato dal titolo del racconto. Uno scrittore che parla di scrittori o, ancora meglio, uno scrittore che parla di scrittura. Il rapporto di ciascuno dei personaggi con la propria professione muta progressivamente: si passa dal rothiano al rifiutato, dall’invidioso al solitario, e così via. Ogni personaggio vive la propria professione in modo tale che esso influenzi anche la propria vita e quella di chi gli sta vicino.

L’affittacamere è il quarto racconto dell’opera di Ricci e narra la storia di un’aspirante scrittore che, dopo trentaquattro rifiuti pervenuti dalle case editrici, decide di locare alcune delle stanze presenti nella casa in cui soggiorna. Il ragazzo vive tra la frustrazione di non vedere il proprio libro pubblicato e i vari turisti che occupano le camere dell’abitazione. Una notte riceve la chiamata di un signore in cerca di una stanza a cui è stato cancellato il volo per New York; al suo arrivo il giovane si rende conto che la persona che sta per ospitare è Andrew Wylie, il più grande agente letterario del mondo. Il protagonista si trova in una situazione irripetibile ma, sovrastato dall’eccitazione del momento, finirà per mandare la sua più grande occasione in malora.

«Poi a poco a poco, sfogliando le pagine del dattiloscritto, l’entusiasmo scemò. Avevo l’opportunità di far leggere qualcosa di mio al più grande agente letterario del pianeta e gli offrivo quel romanzo svogliato, tirato via, scritto tra una masturbazione e l’altra su internet?»

Con questa storia Ricci ci mette di fronte a un ragazzo sicuro di sé e delle sue potenzialità: «Non avevo davvero niente di meglio da sottoporgli per fargli capire che ero un cavallo di razza, un fuoriclasse?» e che, nonostante i numerosi rifiuti sopraggiunti dagli editori, crede in sé stesso fino a quando, davanti a una vera opportunità di rivalsa, manda tutto in frantumi mettendo in dubbio il suo presunto talento.

Elemento fondamentale di queste storie è l’amore, visto anch’esso in un certo senso come un “difetto”. A volte ossessivo, a volte finito, forse in un solo caso autentico, questa percezione affettiva prende il più delle volte una piega negativa. La parola chiave è: insoddisfazione. Nessuno dei personaggi che danno corpo ai racconti di Ricci è appagato. Alcuni percepiscono il proprio disagio all’interno della sfera affettiva, certuni nel lavoro, altri perfino in entrambe le situazioni. Nessuno di loro può dirsi realizzato e nessuno di loro sembra voler prendersi la piena responsabilità di quel malessere. Che il problema siano gli studi universitari, la paura che un amico possa vendere di più, la crisi dello scrittore o in alcuni casi veri e propri problemi psicologici, ognuno dei protagonisti cerca di evadere da quell’insoddisfazione senza passare per l’autocritica, ma cercando la colpevolezza altrove. Le soluzioni che essi cercano di trovare per tentare di andare avanti sono a volte eccessive e non sempre comprese da amici e familiari, come nel racconto Il solitario. Questa storia narra la crisi professionale che attraversa uno scrittore in balia della quotidianità. Egli decide infatti di chiudersi in una casa tagliando fuori il resto del mondo alla ricerca dell’ispirazione che sembra essere perduta. La moglie del protagonista però non si arrende e mossa dall’amore verso il proprio marito, va a trovarlo ogni giorno pur sapendo che l’uomo non la farà entrare. La donna, che dapprima ha come unico obiettivo quello di farsi aprire la porta dal marito, affronta la sua presunta paura del buio che prevaleogni volta che la luce del pianerottolo si spegne (ma che lui le riaccenderà immancabilmente) e percepiremo la crescente intimità del racconto dato dal rapporto tra i due che, malgrado la crisi di lui e l’insistenza di lei, si amano irreversibilmente.

«Non mi ama più. A queste parole sogghigno e mi viene quasi voglia di aprire la porta e baciarla. Che non mi ami più è impossibile. D’altronde sostenere cocciutamente posizioni insostenibili è anche la mia occupazione. Sto per dirglielo ma nel frattempo se n’è andata.»

Quelli di Ricci sono racconti sinceri e il suo stile è essenziale senza perdere nulla in descrizioni e suggestioni. Non ci sono elementi che ne addolciscono il significato a volte recondito, sono raccontati esattamente nelle modalità in cui si svolgerebbero se accadessero. Sono racconti inventati vissuti da persone “vere”, persone che esistono e che potrebbero rispecchiarsi in uno dei quattordici protagonisti. O in ognuno di essi. Feroce e meschina, la penna di Ricci ci accompagna tra le pagine di un’eccellente opera in cui l’autore non solo mette in gioco le categorie, ma lo fa soprattutto con sé stesso, riuscendo a regalarci una coinvolgente, accattivante e mai noiosa prova a riconferma che in Italia la forma breve è tutt’altro che perduta.

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