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Sinapsi



Matteo Galiazzo nasce nel 1970. La sua carriera letteraria ha inizio nel 1996, quando pubblica il racconto: Cose che io non so, nella raccolta Gioventù cannibale edita Einaudi. In seguito Galiazzo scriverà due romanzi e alcune antologie, fino al momento in cui sparirà dalla scena letteraria per diversi anni a causa dello scarso tempo a disposizione dopo aver conseguito la laurea e poi, si sa, «scrivere tende a rendere un po’ stronzi».

Il panorama della letteratura italiana lo vedrà tornare alla ribalta nel 2012 con la raccolta di racconti Sinapsi. Opere postume di autore ancora in vita edita Indiana Editore. L’opera racchiude ventidue storie precedentemente pubblicate su riviste culturali indipendenti; solo uno di questi racconti è inedito, «scritto a quattro mani con Marco Drago.»

Galiazzo si contraddistingue per la sua innata tecnica camaleontica, riuscendo ad adattare perfettamente stile e struttura di ogni suo racconto al contesto specifico in cui il racconto stesso si svolge. Sinapsi è di fatto l’insieme delle sfaccettature stilistiche dell’autore, dove ogni storia è unica e diversa dall’altra. Con i racconti di Galiazzo ci si immerge quindi nelle tematiche più disparate: questioni religiose, guerre devastanti, rapporti sentimentali, a volte anche ossessivi; e ancora: la dolce menzogna dell’illusione, l’amara consapevolezza della solitudine, l’adolescenza opprimente e la smania di essere indipendenti. Eppure se leggeste un ipotetico racconto scritto da Galiazzo senza conoscerne la provenienza, vi assicuro che sapreste riconoscerlo. Tutto questo viene affrontato nelle pagine di Sinapsi con una tagliente ironia da parte dell’autore, che non mancherà di proporre situazioni ai limiti dell’assurdo.

Emergono così racconti come Meteorologia della sinapsi, dove la voce narrante è una macchia che si trova dentro il cervello di Luca e vive con lui ogni momento della giornata, cerca di comprenderne alcuni avvenimenti, e ce li racconta. Il ragazzo si è da poco trasferito in una nuova città con la madre e passa parte delle sue giornate a scrivere lettere intrinseche di insoddisfazione a Loretta, una persona a lui molto cara che fa però parte della sua vita precedente. Luca sarà presto vittima degli eventi causati dalla frustrazione generata da una casa in cui non vuole abitare, da una città in cui non vuole stare e da un’Università che non vuole frequentare, vivendo un’esistenza che non rispecchia la sua idea di esistenza stessa.

«Questo ragazzo che mi ospita sembra per il momento del tutto inconsapevole di me. Si sposta per le stanze dell’appartamento e non si tocca la testa, non dimostra pensieri suicidi, non sente le voci, non è in cura da uno psicanalista, non si è fatto prete, non ha tentato di conquistare il santo sepolcro.»

La parola d’ordine è: tragicomico. In molte storie di Galiazzo possiamo percepire come una sospensione fra comicità ostinata e tragedia opprimente: «Capii il significato economico della parola recessione quando, un giorno, entrando nell’ufficio di mio padre, lo vidi impugnare una rivoltella e puntarsela alla tempia con fare tipicamente iperrealista. Questa immagine a effetto era rafforzata da un adeguato supporto sonoro fornito dal pianto dell’altro socio, al telefono con il direttore della banca che aveva appena ritirato loro il fido». Così si apre il racconto Volontariato urbano, dove un ragazzo che scrive racconti per delle riviste di letteratura ama usare personaggi reali per le sue storie e costruirne le vicende mettendole in scena con l’aiuto dei suoi amici. Proseguendo la lettura si può notare la vena ironica di Galiazzo sfociare sempre di più in un qualcosa di tutt’altro che politicamente corretto, come la conversazione telefonica del «fumettaro» Maurizio, amico del protagonista che presta volontariato al Telefono Azzurro:

Così attraverso il Telefono Azzurro potemmo sentire l’uomo che massacrava sua figlia, con conseguenti tremende urla di dolore e rumori di ossa spezzate. «Sì, Sìììì!!!» gioiva il fumettaro attaccato al ricevitore. «Questa è musica.»

Fra le pagine di Sinapsi nulla è lasciato al caso: ogni racconto ha una sua logica, ogni racconto inizia in un modo semplicemente perché non sarebbe potuto finire altrimenti.

Non molto tempo fa qualcuno mi disse che l’Italia non è ancora pronta per il pulp; non entrerò nel merito della strada percorsa dai “cannibali” a oggi, ma, a prescindere dall’andamento che questo genere letterario ha avuto nelle opere dell’autore che negli anni tanto ci è mancato e che sta cominciando a mancarci ancora, concluderei invitandovi calorosamente a leggere Sinapsi, a leggere tutto ciò che Galiazzo ha scritto.

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