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Desideriamo la pioggia



La siccità stava rapidamente esaurendo le riserve d'acqua dei serbatoi e la pazienza delle persone, mentre la pioggia riempiva di desiderio i discorsi come accade per ogni cosa che manchi. In quest'afa senza scampo dove sembra essere scomparsa ogni possibilità di stagioni più miti, la pioggia è l'unica cosa che si possa desiderare.

Anche noi, anche noi, desideriamo la pioggia.

Abbiamo sempre la gola riarsa dal desiderio d'acqua.

Il desiderio di pioggia ci assottiglia senza consumarci.

Come tutti, anche noi sappiamo che non si può realizzare un desiderio senza perdere qualcosa. Qualcuno dice che c'è del malvagio in questo luogo, in questa luce accecante, esposta, al punto da far vacillare corpi e menti. Ma noi, noi sappiamo che non è così. Non esiste niente di malvagio.

In questo posto il tempo va avanti scandito dalle piogge annuali e dalle morti che seguono. Ogni volta che piove, c'è una persona che si perde.

Troviamo che sia giusto così, una sorta di equilibrio tra dare e prendere.

Osserviamo il giovane Thiago, intento a tracciare cerchi nella polvere insieme a Ely, un vecchio rituale per tenere imprigionati gli spiriti.

È un bravo ragazzo Thiago.

Ci piace molto Thiago.

Appartiene a noi, Thiago.

Possiede la rara qualità di sembrare fermo anche in movimento, la capacità di nascondersi appiattendosi contro un muro o un grosso masso, il corpo sottile come carta, quasi trasparente. Però ci piace molto anche Ely.

La cosa più bella che ha è la grana della pelle, di un bianco latteo. Fa venire voglia di appoggiarle le labbra sul polso per sentire l'odore caldo del sangue, che pulsa ritmico come un secondo cuore. Ma noi non abbiamo labbra e non possiamo soddisfare questo desiderio. Possiamo sempre e solo aspettare la pioggia.

Guardiamo Thiago che traccia cerchi, interrotto dalla risata della ragazza.

«Smettila di ridere, Ely. Se ridi non funziona». Ely si era limitata ad alzare le spalle con aria un po' strafottente e a mettersi in bocca una ciocca di capelli chiari. Thiago si era chinato ad annusarla, gli piacevano i capelli all'odore di capelli. Avrebbe voluto che Ely li lavasse il meno possibile. La ragazza stava ancora ridendo quando si alzò in punta di piedi per abbracciare Thiago e tenerlo stretto contro di sé. Lui aveva cominciato a desiderare di respirarle nell'incavo della spalla prima ancora di avere addosso la consistenza morbida delle braccia di lei. La teneva stretta come se non fosse possibile stare in un altro luogo al mondo per entrambi se non in quello circoscritto dal loro abbraccio. Tenevano quel calore tra loro che scorreva limpido come acqua, mentre una spossatezza delicata piegava le loro ginocchia, come capita ai bambini prima di cadere addormentati. Nel momento magico dell'innamoramento sono così perfetti, e non ne avranno mai un altro così.

Li guardiamo e ci sentiamo colmi di commozione per la loro ingenuità e assorbiamo anche noi il calore generato dalla loro vicinanza.

Mentre erano ancora stretti, all'improvviso Ely si era portata le mani agli occhi, come accecata da una manciata di sabbia, un tremito violento che iniziava a scuoterla dalla testa fino alle piante dei piedi. Le sue cosce chiare improvvisamente si riempivano di graffi, rossi come incisioni di matita, mentre il sudore cominciava a colarle fino a lasciare piccole pozze per terra, la camicetta viola scuro inzuppata come uno straccio. Thiago continuava a tenerla, le nocche delle mani chiuse a pugno appoggiate sulla bocca di lei, come un rito esorcistico di cui aveva letto. Ely con le braccia e le gambe coperte di strisce di sangue, la pelle che iniziava a sfaldarsi, mordeva quel pugno, mentre il dolore, acuto, bruciante come una scossa elettrica, la straziava. Se qualcuno le avesse chiesto, con cauta gentilezza, dove avesse male lei non avrebbe saputo indicare un punto specifico, si sarebbe limitata a sollevare i palmi delle mani e a rispondere “Dappertutto, mi fa male dappertutto”.

Tracce di saliva erano poi rimaste sulle dita di Thiago, mentre i suoi occhi, di un verde marcio, simile al colore delle foglie appena prima di ingiallire, si erano ridotti a due fessure, il corpo di Ely che si afflosciava contro il suo.

L'istante dopo Ely era a terra, gli spasmi che non si placavano, le labbra screpolate imbrattate di una sostanza vischiosa, lucida come bava di lumaca.

Aveva scalciato via una scarpa, lasciando esposto il piede nudo e bianco, la gonna sollevata a scoprirle i polpacci. In controluce la ricrescita dei peli biondi. I capelli dall'odore e sapore di capelli erano imbrattati di polvere, la luce che le scompariva dagli occhi.

Dobbiamo dire che ci dispiace, che sentiamo il dolore di Thiago in tutti i punti nascosti della nostra non pelle. Sentiamo la sua dolcezza che sconfina nella disperazione quando appoggia le mani, sporche di terra, sugli occhi morti di lei, così spalancati da sembrare quelli di vetro colorato di una bambola.

Tratteniamo il respiro, fermi immobili come cose in attesa di cadere.

«Avreste dovuto dirmelo che la volevate». Ha una voce diversa adesso, mentre parla con noi. Piena di asperità, tagliente come un coltello, l'oscurità che si fa strada nel suo mondo distrutto. «Mi sarei offerto al suo posto».

Noi scegliamo gli innocenti Thiago, ed Ely lo era. Più di te, perché non pensava che potesse accaderle qualcosa di male. Lei ha riso dei riti di protezione.

Un desiderio così potente come la pioggia in un deserto necessita di un sacrificio adeguato, anche se ci fa soffrire.

Non possiamo smettere di farlo. Noi siamo i custodi di questa terra e abbiamo il compito di renderla fertile.

Adesso sta per arrivare la pioggia, preceduta da un vento umido che crea mulinelli di polvere. La sentiamo un istante prima di vederla.

Gli occhi di Thiago, rossi di lacrime, le mani in alto in un gesto di resa.

Il nostro desiderio che riempie ogni spazio, dilaga e si unisce grato, sazio, alle voci degli abitanti di questo pezzo di deserto.

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