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Il periodo cannibale



«C’era un tempo in cui i cannibali camminavano tra di noi…»

Atrocità quotidiane, Adolescenza feroce e Malinconie di sangue: è così suddivisa la raccolta di racconti Gioventù Cannibale; è così che scrittori del calibro di Niccolò Ammaniti e Luisa Brancaccio, Alda Teodorani, Aldo Nove, Daniele Luttazzi, Andrea G. Pinketts, Massimiliano Governi, Matteo Galiazzo, Matteo Curtoni, Stefano Massaron e Paolo Caredda, ci propongono undici storie ai limiti del grottesco.

Gioventù Cannibale è uscita per la prima volta nel 1996 edita Einaudi nella collana Stile Libero a cura di Daniele Brolli; nel 2006 la casa editrice torinese optò per una ristampa, celebrazione del primo decennio dei “Cannibali”, dando vita a un filone che fu una vera e propria novità nel panorama letterario italiano. Oltre agli stessi cannibali, i primi e maggiori esponenti letterari di questo genere allora poco rinomato furono, fra gli altri, Isabella Santacroce, Enrico Brizzi e Tiziano Scarpa. Purtroppo, tutto questo non resistette alle logiche di mercato del nostro paese.

Il genere pulp non prese inizialmente piede in Italia ricevendo molte critiche; come nel racconto: Montalbano si rifiuta, inserito nella raccolta Gli arancini di Montalbano dell’influente Andrea Camilleri: da una parte quella dell’autore è una ferrea presa di posizione contro la cruenta narrativa cannibale, dall’altra abbiamo la dissociazione della letteratura poliziesca verso il diffondere gratuito della violenza. I Cannibali furono anche negativamente valutati da autori e critici letterari come Romano Luperini e Filippo La Porta, ma la lista dei nomi che non trovarono riscontro nell’ideologia di un genere che fu al centro di numerosi dibattiti, è davvero molto lunga.


Volendo costruire una panoramica generale sull’evoluzione pulp internazionale, possiamo affermare che quella cannibale è un'antologia che ha molte similitudini di scrittura con opere che prendono origine dal periodo di fine ‘800 fino agli inizi del ‘900, in cui si alternavano Ambrose Bierce e Auguste Villiers De L'Isle-Adam, scrittori che hanno inventato un genere che toccava argomenti risultanti, per il periodo storico, osceni e inaccettabili, ma che, pur influenzato dalle contaminazioni e mutando nei tempi, riesce a mantenere una sua identità ben specifica.

Proprio Villiers scelse di usare «l’orrore estremo» per muovere una critica alla società. Egli con una satira tagliente espresse tutto il suo disprezzo verso la borghesia e il progresso, conseguenze inevitabili dell’allora cavalcante Positivismo, corrente filosofica e culturale sviluppatasi in Francia nella prima metà dell’800. Mentre la società francese promuoveva l’espansione del ceto medio, Villiers scriveva le storie racchiuse in Racconti Crudeli, una raccolta di novelle anticonformista, dove vicende come quella delle sorelle Bienfilâtre risaltano la personale visione dell’autore sul panorama francese di quel periodo.

Le signorine Bienfilâtre è il primo racconto dell’opera: esso narra le vicende di due ragazze che, per mantenere sé stesse e la propria famiglia, ricorrono alla prostituzione. Quando una delle due, Olympe, si innamora di uno studente squattrinato e decide di abbandonare il mestiere, scoppia uno scandalo e la giovane corre il rischio di essere ripudiata dalla sua stessa famiglia.

Abbiamo dunque un capovolgimento di quei valori che oggi ci sembrano quasi universali; gli amici e le persone vicine alla ragazza non comprendono la scelta di Olympe e tenteranno in ogni modo di farla ragionare, cercando di riportarla verso quella che, secondo loro, sarebbe la retta via.

Più avanti lo scenario letterario contemporaneo ci propone invece autori come il sudamericano Efraim Medina Reyes, Chuck Palahniuk o la vistosa letteratura di Ed Wood; quest’ultimo fu tra i primi a utilizzare tematiche scomode per quegli anni, (si parla della fine degli anni ’60 fino ai primi anni ’70), come il feticismo e il travestitismo, che lui stesso praticò. Cimiteri, bordelli e una provincia caratterizzata da palazzi lugubri fanno da scenario alle ossessioni di quello che è stato un uomo prima di essere uno scrittore. Ed Wood, attraverso uno stile estremo, reinventa di fatto il genere Pulp.

Ma la panoramica della letteratura estrema ci offre anche scrittori come il sopracitato Palahniuk e opere come Invisible Monsters. Il romanzo può essere paragonato a Racconti Crudeli sotto l’aspetto critico nei confronti di una società ipocrita e commediante, con l’aggiunta di una denuncia rivolta ai social media e ai messaggi subliminali che «ci fanno comprare cazzate che non ci servono». Un po’ un Villiers del ventesimo secolo, se vogliamo.

La storia di Invisible Monsters narra di una bellissima modella di nome Shannon che, a causa di un colpo di fucile sparato da ignoti, perde tutta la sua fortuna. Una fortuna, quella della giovane, che non si reggeva altro che sulla sua rara bellezza. Priva ormai di mandibola, la ragazza è fondamentalmente un essere con un corpo mozzafiato e un viso mostruoso, incapace di esprimersi attraverso le parole. Ha così inizio la nuova vita di Shannon sotto la protezione di Brandy Alexander, una transgender che non aspetta altro che l’ultimo intervento che la renda una donna a tutti gli effetti: la vaginoplastica.

Con il suo stile crudo e paradossale, Palahniuk scrive qualcosa di minimalista, ma evocativo.

Le caratteristiche dei suoi scritti, a tratti nichilistici, sono riconducibili a scrittori come Irvine Welsh, oltre che agli stessi Cannibali. L’opera doveva essere pubblicata inizialmente con il titolo Manifesto e, nella sua funzione di denuncia contro una società che ci vuole spesso come non vorremmo essere affinché l’opinione pubblica possa accettarci, forse un po’ “manifesto”, questo romanzo, lo è.

Due anni prima l’uscita di Gioventù cannibale, nel 1994, un precedente illustre quale Charles Bukowski pubblicò un romanzo, chiamato proprio Pulp: in esso troviamo i principi per scrivere secondo i dettami del genere. L’autore ci offre una storia d’avventura con una trama che sfocia nel giallo e nel thriller psicologico, il tutto ornato da vigorosi particolari grossolani e una visione cinica del mondo.

Oggi nel nostro paese la concezione pulp si è nettamente atrofizzata; il contesto letterario ci propone però autori come Adalgisa Marrocco, Valerio Valentini e Marco Scaldini che non si arrendono: la prima pubblica nel 2014 Supermarket e altri racconti indigesti edito Edizioni La Gru, dove l’alienazione, la depravazione e l’ossessione sono l’epicentro di ogni storia, in cui essenzialmente «l’uomo si mercifica, mentre la merce si umanizza». Dal canto suo Valentini si concentra più sull’animo umano, piuttosto che su tutto quello che di materiale che ci circonda: ne abbiamo una prova in Evoluzioni, pubblicato nel 2015 per Rogas Edizioni, dove l’autore abbraccia non solo il pulp, ma si diletta nell’unificazione di generi come l’underground, l’horror e il noir.

Gioventù cannibale rappresenta di fatto «La prima antologia italiana dell’orrore estremo», come recita il blurb in copertina: gli autori ci regalano storie spesso assurde e prive di moralismo; ci portano in un mondo di sesso, droga, concerti, amori malsani e impieghi lavorativi spesso discutibili. In quasi tutti i racconti c’è però un’evoluzione: si parte sistematicamente dalla narrazione di vicende comuni vissute da persone normali, per poi sfociare gradualmente nelle situazioni più estreme, causando uno sgomento tipico del caratteristico e ricercato stile pulp. Espediente usato spesso quello di associare, appunto, vicende ordinarie a momenti di puro caos, che serve non solo a portare il lettore in una sorta di febbre delirica, ma a immedesimarlo nel protagonista, creando la simbiosi necessaria per divorare il testo. Emil Cioran, in una delle sue più famose citazioni, afferma:

«Talvolta si vorrebbe essere cannibali, non tanto per il piacere di divorare il tale o il talaltro, quanto per quello di vomitarlo».

E non è un caso che proprio questa raccolta, come tutto il filone italiano di quel periodo, sia definito “Cannibale”; il lettore ha proprio l'impressione che gli autori vomitino quelle storie perché troppo indigeste da restare nello stomaco. Un buttare fuori tutto che sembra a primo impatto illogico, estremizzato, ma che invece è studiato proprio per creare quel pathos, quella rabbia repressa che è in ognuno di noi, soprattutto nelle persone più insospettabili che subiscono un’evoluzione diventando così, da vittime (a volte materiali, altre di una società sgradevole e corrotta), a carnefici spietati e senza una totale redenzione. Una redenzione spesso usata nei romanzi o nei racconti dove, principalmente in Italia, risulta lo stesso espediente narrativo.

Nelle storie “cannibali” abbiamo quasi sempre l’effetto “in e out”, in cui il protagonista muta senza giri di parole, come in Seratina, di Niccolò Ammaniti e Luisa Brancaccio: un ragazzo esce con l’amico a comprare le sigarette, ritrovandosi a vivere un incubo infinito che durerà tutta la notte.

Nel racconto E Roma piange, di Alda Teodorani, abbiamo un giovane trasferitosi a Roma dalla Calabria, costretto a guadagnarsi da vivere vendendo accendini per le strade; ma un giorno, un uomo prossimo alla morte gli offrirà dei soldi per “ripulire la città”.


Che prezzo paghereste per «Ottanta diamanti, inattaccabili dagli acidi, durissimi, al decimo grado della scala di Mohs»? Nel racconto Diamonds are for Never, Andrea G. Pinketts ci dimostra quanto immediato possa essere il ribaltamento di una situazione inizialmente favorevole, e, soprattutto, ci racconta quanto sia facile scambiare il corpo suicida di un uomo per un cane mentre si sfreccia in auto su una strada semi-deserta.

In Diario in estate, di Massimiliano Governi, troviamo una ragazza e un ragazzo che si innamorano l’uno dell’altra: passano le giornate fra sesso e droga e tutto sembra andare per il meglio, ma la loro storia d’amore si rivelerà presto essere solo l’inizio della fine.

Una modella soprannominata Cappuccetto rosso, un PR cannibale e il vecchio stilista ***, sono i protagonisti del racconto di Daniele Luttazzi, Cappuccetto Splatter. La ragazzina viene incaricata dalla sua agente di portare una confezione di Serax (una benzodiazepina ansiolitica) a ***, ma troverà l’affamato e sadico PR ad aspettarla.

«Un odore nauseabondo saturò la stanza. «Se la disperazione ha un odore, questo è l’odore della disperazione!» pensò il Marco grattandosi la fronte con le unghie lorde di sangue. Poi divaricò le gambe di Cappuccetto rosso e si accanì sulla sua vulva con un frullino elettrico Moulinex. Sfaldatale la mucosa vaginale in un etto purpureo di macinato vivo, afferrò un coltello elettrico AEG e le asportò delicatamente il clitoride mentre lo sfintere anale si contraeva».

Immaginate di essere a un concerto. Immaginate di ballare, di ritrovarvi accanto a una ragazza e di scoprire nel corso della serata che ella altro non è che un cadavere tenuto in piedi solo dalla folla in movimento. Treccine bionde di Matteo Curtoni ha qualcosa di claustrofobico che non vi permetterà di dimenticarlo tanto presto.

Credete in Dio? Nel racconto Cose che io non so, Matteo Galiazzo ci racconta i deliri di una ragazza e del suo migliore amico Eliah, cui l’unico scopo nella vita è di creare una Chiesa che riconosca l’esistenza di un’entità superiore senza la presunzione di giudicarla buona o cattiva. L’amore platonico della giovane nei confronti di un efferato assassino macchiatosi di crimini orribili, e per questo finito sui principali media nazionali, completerà il quadro di una storia di vaneggiamenti religiosi. Concludono la raccolta le storie di Stefano Massaron e Paolo Caredda.

Ambientate per lo più a Roma, le storie di questa raccolta sono sicuramente eccentriche, a volte sfociano nello splatter, altre ancora puntano sull’emotività del lettore, ma una cosa è certa: ogni racconto di questa macabra antologia ricalca un’ironia perversa e intelligente. Un gioiello del ventesimo secolo che ci propone un viaggio verso la fine di quegli anni e che, tralasciando i gusti personali e sacrosanti, finisce purtroppo con l’estinzione di tale rappresentanza per quel che riguarda il nostro paese, fatta qualche piccola eccezione.

Ma che fine hanno fatto oggi i Cannibali?

Non è escluso che nelle prossime settimane potreste saperne di più.

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