• Reader for Blind

Una sola parola



  • Grazie. Sei davvero un tesoro. Non so come avrei fatto a ottenere un incontro con l’Amministratore Delegato senza di te.

  • Figurati, gli rispondo.

Due anni non lo hanno cambiato molto: stesse mosse scattose, stessi capelli indisciplinati, forse solo un pizzico di bianco in più sul pizzetto. Il bancone affollato del bar dell’ufficio ci costringe ad un’intimità forzata, e gli sono così vicina che posso ammirare le cuciture a contrasto del suo completo di sartoria. Lui ordina un caffè, ristretto, io un cappuccino. Lui lo prende senza zucchero, io ne verso una bustina intera. Lui lo butta giù in un sorso e, mentre io sto ancora piluccando la schiuma, mi mette una mano sulla spalla.

  • Volevo chiederti scusa. Per tutto, mi dice.

Il barista ci guarda per un attimo, mentre attacca dei post-it su alcuni contenitori che mette nel vano frigo sotto il bancone. Appoggio il cucchiaino e penso a quanto possa essere evocativa una sola parola, “tutto”. Elenco, più o meno in ordine cronologico, critiche di vario genere, un numero x di risposte sarcastiche, un litigio urlante, due giorni di mutismo, una frase umiliante a cena da un suo amico, tre giorni di sparizione, un tradimento, e la chiusura del nostro rapporto da parte sua. Per telefono.

  • Acqua passata, gli rispondo.

Si allontana verso la cassa, offre lui, ci mancherebbe, penso. Mentre lo vedo mettersi in coda mi faccio prestare dal barista un pennarello e uno dei post-it che stava usando prima. Poi lo vedo tornare di fretta dalla cassa.

  • Sta arrivando, eccolo, l’ho visto.

Va verso l’ascensore. Vado, così lo intercetto prima, un modo per rompere meglio il ghiaccio.

  • In bocca al lupo, gli dico, e lo abbraccio con uno slancio, le mie mani che premono forte sulla sua schiena.

Si allontana verso l’ascensore e si gira un attimo per farmi l’occhiolino, ma non si accorge del post-it che spicca sulla sua giacca blu, nemmeno quando raggiunge l’ascensore, quando stringe la mano all’Amministratore Delegato, quando le porte si aprono e si cimentano nel teatrino del “prego vada, ma no, prego vada lei”, nemmeno quando entra per primo e l’Amministratore Delegato legge, inclinando la testa, quel post-it appiccicato sulla schiena, in cui ho scrittouna sola parola, sintetica ed evocativa, che rappresenta in pieno il mio ex fidanzato: Stronzo.

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