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Le 6 del mattino



“Ho rubato la mia libertà come una ladra, come una persona che ruba per mangiare, per non morire di fame. Ho rubato un pezzetto di libertà, un pezzetto delle dimensioni di una notte, per non morire, per nutrirmi. Sono stata lì, quella notte, dove non c’era né ora, né luogo, né tempo. Sono rimasta in piedi avvolta dal vapore e dalla luce, e non potevo vedere niente. C’ero solo più io, ma ti sapevo accanto a me, il bicchiere in una mano, la sigaretta nell’altra. “

Lui l’aveva guardata con la coda dell’occhio, accennando a un sorriso, e lei gli aveva preso la mano con la punta delle dita, senza dire niente. Quando erano tornati a casa si erano abbracciati, e lei era diventata solo più un’onda, un’onda che aveva continuato a infrangersi, a scivolare, ad andare avanti, a tornare indietro. Aveva sentito la sua pelle, passandogli un braccio attorno alle spalle, il suo calore, avvicinandosi di più. Aveva pensato a quanto umani fossero, nel loro silenzio, in un mondo lontano da tutto e da tutti, dove non esisteva più nulla. Aveva pensato a lui come a una persona, un corpo, un fascio di sentimenti, di pensieri, di emozioni, di nervi, di vasi sanguigni, un groviglio di vita. Ed era stata la prima volta che si era resa conto della sua umanità, della sua materialità. Fino a quel momento aveva pensato a lui come una parte di sé, una parte del suo cervello, del suo essere, un’entità inafferrabile, evanescente, ma viva dentro di lei, come se lo fosse da sempre.

“A volte, quando dormiamo abbracciati, o restiamo semplicemente in silenzio, vicini, sento che il nostro respiro ha lo stesso ritmo, come se fossimo un corpo solo, un solo paio di polmoni. A volte, quando ti tengo la mano, e i nostri polsi si avvicinano, toccandosi, sento il battito del tuo e del mio cuore, il fluire del nostro sangue, alla stessa velocità.”

Lui l’aveva stretta più forte. C’è un limite doloroso che conoscono due persone che si amano, il limite dei corpi che oltre un certo punto non possono stringersi di più, non possono amalgamarsi, fondersi, diventare un tutt’uno, nonostante i grovigli delle braccia, gli incastri delle costole. Nel momento in cui lui l’aveva abbracciata, lei si era aggrappata alla sua schiena come se fosse l’unico appiglio, come se piantando le unghie nella pelle, e tirando, avesse potuto entrare in lui, e annullare quella distanza.

Il loro amore era radice e pulsazione viscerale, nasceva da un punto nascosto nei loro corpi. Erano connessione e deduzione, nei momenti in cui restavano in silenzio e lei si sentiva le tempie in fiamme, da tanta che era l’intensità con cui percepiva i pensieri di lui.

«Sono le sei del mattino e la notte è finita, dentro di me le ore e i ricordi di altre albe si mescolano, le albe viste, vissute, in prima persona, sotto al cielo che diventa sempre più chiaro, e le albe nascoste dietro alle tapparelle abbassate, nel buio di una stanza, nell’addormentarsi quando tutti si stanno svegliando, e nello svegliarsi quando tutti stanno dormendo. Ho più dimensioni ora, più sfaccettature, mi sento più completa, ora posso addormentarmi.»

Aveva ascoltato il suo respiro farsi regolare e aveva chiuso gli occhi, i rumori della casa che si svegliava erano diventati sempre più distanti, e lei era semplicemente scivolata. Si erano addormentati in un groviglio impossibile da districare, in mille nodi che solo loro sapevano come sciogliere, per sognare insieme, per ricomporre quello che era stato diviso.

«Ho rubato queste ore perché stavo morendo. Ora sono tornata a vivere, con tutta la forza di un corpo, con tutta la pesantezza dell’assenza di sonno, con tutta la soddisfazione del furto. Se non l’avessi fatto sarei diventata sempre più trasparente, ancora più invisibile, inafferrabile, evanescente. Ora ho di nuovo peso. Sono piena di amore. Credo ancora nel romanticismo che non muore, nei segreti, nel trasformarsi, nella luce della luna, nella notte.»

Per amore, questo e altro. Se le avessero chiesto cosa avrebbe fatto per amore, avrebbe risposto così. Questo e altro. Per amore di sé stessa, per amore di lui, per amore di loro, per amore della vita, molto semplicemente. Si sarebbe spinta dove le avevano detto di non andare, avrebbe inventato una favola, e quando avrebbe fatto buio, si sarebbe buttata un mantello sulle spalle, e sarebbe uscita.

«Ti amo.»

Illustrazione di Gisela Goppel - Tutti i diritti riservati

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