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Il genio del brivido: Edgar Allan Poe



Qualcuno lo ha definito «autore maledetto», ma nessuna etichetta è sufficiente a spiegare la dirompente creatività del genio del brivido, Edgar Allan Poe. Egli ebbe un’esistenza al limite, del tutto caotica che, invece di sopprimere o imbrigliare la sua creatività, lo condusse verso sentieri inesplorati, talvolta spaventosi, regalandoci dei veri e propri capolavori.

Il suo stile è caratterizzato dalla brevità dei racconti, in cui nessun dettaglio può essere casuale o poco approfondito: dalla psicologia dei personaggi che include la loro evoluzione al colpo di scena che deve arrivare in modo repentino, all’inarrestabile ascesa dell’angoscia nel lettore; dal mistero alle paure ataviche insite in noi, che si ripresentano quando siamo più indifesi.

Un amante del genere, definito come "gotico", non può fare a meno di riconoscere il genio di quest'autore, che è stato un vero e proprio precursore del racconto poliziesco e dell'orrore. Un'ispirazione per un'infinità di autori e di un'influenza talmente profonda da propagarsi anche ai giorni nostri. Per ultima si è ispirata all’autore la serie tv The Following, un thriller coinvolgente in cui il protagonista, ossessionato appunto da Poe, trae ispirazione dai suoi racconti per portare avanti il suo piano criminoso.

Poe ha raccontato l’orrore dell’uomo, nato da un dramma e da un dolore. Ha forse voluto liberarsi dal tormento che portava dentro. La sua breve e infelice esistenza fu caratterizzata infatti da tre dolorosi distacchi da altrettante figure femminili, per lui altamente significative: la madre, morta quand’egli aveva appena tre anni (il padre li aveva entrambi abbandonati); fu quindi accolto in casa dai coniugi Allan. La stessa signora Francesc Allan, deceduta quando Poe aveva venti anni, e che egli non riuscì nemmeno a salutare prima delle esequie; infine, la moglie-bambina, quella Virginia Clemm (sposata appena tredicenne), che morirà, dopo una lunga agonia, consumata dalla tubercolosi.

Forse è proprio dovuto al fatto che la morte rappresentò una triste costante nella vita dell'autore, a far sì che le tematiche principali nei racconti di Poe girassero attorno a concetti quali il male, l’oscurità, il paranormale, la reincarnazione e la trasmigrazione, il vampirismo, il rifiuto del razionalismo, l’angoscia, l’introspezione, l’ossessione.


Senza dimenticare che la "follia" propria dell'autore, accentuata dall'uso di droghe e alcool, lo portarono a esperire veri e propri episodi di dissociazione, in cui la realtà concreta e tangibile lasciava spazio a un'altra realtà, fatta di pensieri e fantasie inaccessibili e inaccettabili. Quel che è più terrificante però non è la natura oscura delle vicende narrate, non è la presenza del soprannaturale, non sono gli scenari macabri; a far più paura è la realtà buia e profonda dell'animo umano, che Poe esplora magistralmente.

L’autore sosteneva che non c'è nulla di più pericoloso per l'uomo di sé stesso, di quello che è capace di fare, degli angoli oscuri del suo cuore. Il genio di Edgar Allan Poe, il maestro del brivido, sta proprio in questo: turbare i nostri sogni affinché ogni attimo cosciente diventi motivo di riflessione sulla nostra condizione esistenziale.

Rimanendo coerente al suo stile fino alla fine, anche sulla sua morte aleggia l’ultimo mistero a cui, involontariamente, contribuì l’autore americano. Il 3 ottobre del 1849 Poe venne ritrovato per le strade di Baltimora in stato confusionale e non si seppe mai come fosse arrivato fin lì e con abiti che, a quanto pare, non gli appartenevano. Morì il 7 ottobre e alcune fonti sostennero che abbia più volte invocato il nome “Reynolds”, ma chi si prese cura di lui non riuscì a capire a chi si riferisse.

Nessuno potrà mai spiegare se Poe si sia autodistrutto, se sia stato rapinato, drogato e sequestrato a scopi elettorali come qualcuno ipotizzò, o se Poe, quel formidabile creatore di paure, fu proprio la prima vittima di quel sentimento che seppe tanto bene trasmettere ai suoi lettori.

«Ci sono segreti che non si lasciano svelare. Gli uomini muoiono di notte nei loro letti, stringendo le mani di confessori simili a spettri, guardandoli negli occhi e implorando pietà; muoiono con la disperazione nel cuore, con la gola attanagliata a dalle convulsioni per l'orrore dei misteri che non si lasciano rivelare. A volte, ahimè, la coscienza degli uomini si carica di un fardello tanto orribile che riusciamo a liberarcene soltanto nella tomba. Così l'essenza del crimine rimane avvolta nel mistero».

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