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Il periodo Cannibale pt. II



Venerdì 13 ottobre vi abbiamo lasciato con un approfondimento sulla questione del pulp in Italia, prendendo come esempio anche la situazione del panorama letterario estero e concentrando nel complesso il nostro interesse sull’antologia Gioventù Cannibale, simbolo indiscusso del genere nel nostro paese. Alla fine dell’articolo ci siamo posti il quesito: «che fine hanno fatto i Cannibali?», promettendovi di rispondere a questa domanda, nei limiti delle nostre possibilità. Ebbene, abbiamo rintracciato alcuni degli autori che prestarono il proprio racconto per l’antologia e gli abbiamo posto alcune domande.

Come ha vissuto l'esperienza cannibale e cosa le ha lasciato?

Paolo Caredda: Prima di ogni cosa vorrei alzare il bicchiere per Luigi Bernardi, uno scrittore che non è più con noi, non era un “cannibale”, e non mi piaceva neppure. Ma piacevano a lui Demoniak e Spettrus, i fumetti neri minori così violenti ed esagerati rispetto ai valori borghesi di Diabolik, che infatti lui è sopravvissuto e loro sono morti senza lasciare traccia. Bernardi ha detto una cosa semplice che mi ha fatto pensare. Poi ci ho ricamato sopra. Ha detto: «Non scriviamo per i soldi, non scriviamo per la gloria, non scriviamo per gli altri e non scriviamo neppure per curare noi stessi che anzi alimentiamo le nostre patologie. Scriviamo perché siamo il tramite, il medium per una storia che sentiamo debba essere raccontata». Il mio ricamo: non mi interessano le storie, non veramente. Mi interessano i posti, gli spettri e le sirene che infestano anche l’angolo più insignificante della periferia più insignificante. Posti come Via Ferretto. Parliamo di Via Ferretto quindi, ma mettiamola in maschera, travestiamola come si travestono i supercriminali. Nascondiamo le cose indefinibili che ci definiscono dietro una maschera di violenza gratuita, di letteratura tascabile da stazione, i più furbi sapranno vedere attraverso la maschera, i più furbi sapranno smascherarla.

Non avevo contatti con l’editoria italiana, vivevo anzi a Londra (producer per MTV), ma Carlo Antonelli prima e Daniele Brolli poi - due figure totalmente irregolari e fuori serie - intercettarono il mio racconto e mi chiesero se poteva essere inserito in questa nuova antologia per così dire pulp. Alzo il bicchiere anche per loro e non vorrei trovarmi al pronto soccorso prima della fine dell’intervista. Dall’appartamento di Archway Road N19 tenevo conto degli articoli e delle apparizioni al Costanzo Show, degli entusiasmi forse facili e superficiali, ma more importantly delle condanne, del compatimento accademico, delle fronti corrugate. E mi sembrava curioso, anche un po’ ridicolo. Le premesse e i termini della questione sono semplici e noti anche a sassi e bambini. Ma se una creatura-scintilla (chiamiamola Jimmy Jay) dalla Nebulosa di Orione venisse a chiedermi le ragioni di tanto scalpore credo che lo porterei al bar-totocalcio di Via Fereggiano, gli direi tra un bicchiere e l’altro: «Non ti devi stupire Jimmy Jay. Qui in Italia, magari non ne hai mai sentito parlare, ma c’è il Papa. Anche il partito comunista ha fatto la sua parte; tutti questi comandamenti, questo sguardo beato sulla luce del progresso, l’impegno e le buone azioni, questo vergognarsi delle viscere; questo far finta che non esistano, che non siano fonte di soddisfazione. Sei solo una creatura-scintilla, Jimmy, non puoi capire… le operette morali, il buon senso civico, le buone maniere e il bel canto, tutte queste cattedre, questi catechismi… cerchi slanci di follia? Cerchi un vaffanculo ben calato? Cerchi forse the weird and the wonderful, Jimmy Jay? Well then, porta il tuo culo-cometa altrove e fammi guardare la partita.

Massimiliano Governi: Non l’ho vissuta bene, sono stato l’unico che non ha cavalcato quell’onda fortunata. Non andai nemmeno alla presentazione a Torino, dopo che Paolo Repetti aveva già comprato il biglietto aereo. Non so perché mi comportai così, una questione di carattere probabilmente, ma anche perché sentivo che c’avrebbero marchiati e ho cercato di proteggermi.

L'esperienza cannibale ha in qualche modo influenzato la sua carriera, da quel momento in poi?

Paolo Caredda: Come ha influenzato la mia carriera (woweeeee) nel passato?

Beh, impatto-zero mi sembra la risposta più precisa. Anche perché mentre lo scrivevo ero già preso dai mille problemi della televisione, mi sembrava più emozionante trovare delle immagini e delle storie che erano già lì, gratis nel mondo esterno, mie da prendere e travisare. Anche più facile, per certi versi, e quindi più divertente. Non saprei dire se oggi sono della stessa idea.

Come potrebbe influenzare la mia carriera nel futuro?

Un pensiero non richiesto sul treno, localizzabile tra Masone e Piano Orizzontale dei Giovi, proprio quattro giorni fa. Farne un film, magari un film tv. Magari all’interno dell’intera serie “giovani cannibali”.

10 serate. Un episodio a testa. (buona fortuna, Luttazzi).

Mi piacerebbe l’idea di un attore solo per quasi tutto il film. Giri a vuoto, illuminazioni, gente vera del posto e già saprei a chi chiedere, mezze parole scambiate nel parcheggio-taxi di Piazza Martinez, occhi azzurri che vedono nel buio, ombre tra le luci di Natale. Un film su tutti i palazzi e i portoni e le finestre di Via Ferretto che danno su altri palazzi, più spaventosi ancora.

Un’ idea più brillante ancora sarebbe mantenere la storia ma ambientarla a Cracovia, a le Havre o magari a 平湖 (Pinghu), in qualche lontana provincia industriale cinese. Mantenere l’atmosfera e mantenere l’anima, ma mettergli un altro vestito. Fino alla porcata finale che non potrei cambiare, perché comunque è l’unica ragione della mia presenza su Gioventù Cannibale.

Massimiliano Governi: No, per niente. Per i motivi a cui accennavo prima. Mi sono sganciato subito, ancora prima che cominciasse l’avventura. Ho mantenuto il mio percorso, che non era stolida coerenza, ma una strada che va, quella strada, non un'altra.

Quali sono i suoi progetti per l'immediato futuro?

Paolo Caredda: I SEGNI SUI MURI.

Credo che dovremmo celebrare la prima, assoluta comparsa di questo titolo nel meraviglioso mondo della rete. Ho trovato un altro posto e credo sia mio dovere cercare di attaccarlo al muro, provare a imbottigliare il genio. A sorpresa è un posto in campagna, lontano dalle periferie. Una campagna sgradevole, preoccupante. Diciamo pure malata e molto lontana dai facili brividi ecologisti del 2017. E questo Gelindo che per ora, nel primissimo promo-prossimamente che state per leggere, praticamente non si vede e non si capisce assolutamente cosa voglia.

«…In questo resoconto sto cercando di ricostruire il primo momento di ogni mia scoperta, la mia prima reazione di fronte a una delle tante tracce che Gelindo ha lasciato a questo paese...

…A che animale potevo paragonarlo da questo primo riassunto? A una biscia, molto magra e molto intelligente, (intelligente come può essere una biscia: intelligente a modo suo) ma non cattiva con gli uomini…

…Da questa baracca di latta è infatti partita l’idea di raccogliere, almeno in fotografia, tutto quello che Gelindo ci ha lasciato…

…Vedevo Richetta che sputava ma non capivo se uno dei cacciatori aveva sputato in faccia a Gelindo o semplicemente per terra, per lo schifo generale…»

INCLUDING: IL CIRCO DEI BOSCHI.

«C’è Richetta la donna trasparente…c’è la bugna umana, le piante che indovinano il futuro…i bambini delle bisce… gran finale col mago dei vermi! che ti vede i vermi che hai dentro e te li fa uscire, dalle tasche, da un orecchio! Io dico che domani son già qui…Il circo dei boschi! devi venire Adriano! Vieni...»

Non gli rispondevo neanche, perché lo dicono che a volte i matti…

Il secondo ospite ci ascoltava e rimaneva in silenzio, del resto, nei suoi panni, quelli di uno che viene da fuori, anch’io avrei avuto ben poco da aggiungere.

Un romanzo o comunque una cosa lunga senza nome, ma tanto per stare sul sicuro ho aggiunto tante fotografie a colori che non sono illustrazioni ma un’altra cosa. Giusto per azzerare le possibilità di pubblicazione, nel caso non fosse strano e diverso abbastanza.

(Take me to the nebulas, Jimmy Jay!)

Massimiliano Governi: Ho scritto un nuovo romanzo. La storia di un sopravvissuto al massacro della propria famiglia. Mi illudo che quando esce un mio libro i lettori dicano: «Ah, bene, un suo nuovo libro, con quel suo mondo lì, un po’ cupo, monomaniaco, spiritato, eppure qua e là attraversato da una vena di ferita comicità».

Paolo Caredda e Massimiliano Governi (che parteciparono all’antologia rispettivamente con i racconti Giorno di paga in via Ferretto e Diario in estate) non sono gli unici autori che siamo riusciti a rintracciare: continuate a seguirci per saperne di più nella terza parte de Il periodo Cannibale!

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