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Nemico, amico, amante...



Alice Munro è la più importante voce della letteratura canadese contemporanea. Scrittrice di numerose raccolte di racconti, tra le quali ricordiamo Il sogno di mia madre e Danza delle ombre felici; in quest’ultimo troviamo anche il racconto Vestito rosso, di cui è presente un piccolo approfondimento sul nostro sito. È vincitrice inoltre di numerosi premi letterari tra cui il National Book Critics Circle Award. Questa settimana proponiamo la sua raccolta Nemico, amico, amante… che, in lingua originale è Hateship, friendship, courtship, loveship, marriage. Il titolo dà anche il nome al racconto di apertura dove questi ruoli, legati alla figura dell’uomo, vengono snocciolati in un gioco tra ragazze:

«L’unica idea proposta da Sabitha fu quella di scrivere il loro nome accanto a quello di un ragazzo, poi di eliminare tutte le lettere comuni e di contare i restanti. Dopodiché si faceva la conta sulle dita con le lettere avanzate, dicendo, Nemico, spasimante, amante, sposo, finché non si arrivava al verdetto riguardo alla possibile relazione fra loro e il ragazzo in questione».

I racconti esplorano la vita quotidiana e i sentimenti delle persone, con un’enorme attenzione alle piccole vicende che possono sembrare banali per il lettore, ma che diventano per il protagonista quasi indispensabili all’interno della propria esistenza: la descrizione dei mobili di una casa, del trucco e la capigliatura di una donna o la preparazione di una torta; sullo sfondo le tinte affascinanti del paesaggio canadese, un acquerello di natura bella e selvaggia.

Protagoniste indiscusse dei racconti sono le donne. In queste pagine esse affrontano il matrimonio, la malattia, la perdita, il lavoro, il tradimento, la famiglia, le scelte. L’uomo è una figura quasi di contorno, un personaggio secondario che però incarna tutti i ruoli definiti nel titolo della raccolta. La comunicazione si sviluppa principalmente attraverso la parola scritta, le lettere. Le cose non dette, le parole e i pensieri inespressi con la voce trovano un luogo sulla carta e l’inchiostro, più del telefono o della radio. Come nel (mancato) conforto nel biglietto d’addio del marito di Nina.

Nei capi d’abbigliamento si definisce in qualche modo la qualità della vita, il ruolo di una persona e le sue aspettative. Un esempio è l’abito marrone che Johanna acquista come biglietto per una nuova vita; il cappello di Jinny, un riparo dal sole e dagli sguardi dovuti alla sua calvizie, causata alla malattia. Ogni personaggio ha una piccola particolarità che lo discosta dagli altri, come i (pochi) denti di zia Alfrida o il trucco da Cleopatra di Queenie; tutto ciò è il tratto distintivo della loro personalità, o un modo per esprimerla.

I mobili sono un bagaglio, un ricordo di famiglia che spesso diviene sia obbligo che mezzo per andare avanti, o magari rappresentano semplicemente i soldi ricavabili da una potenziale vendita.

Il matrimonio è invece un’azione forzata. Troviamo, nel racconto Quello che si ricorda, Meriel che, reduce da un funerale, va a trovare un’amica di famiglia accompagnata da uno sconosciuto.

L’incontro sfocia in un momento di evasione. In Meriel, alla fine, non rimarrà che il ricordo indelebile in una vita coniugale senza grandi emozioni. In Post and beam, invece, capiamo che il matrimonio è un’alternativa alla mediocrità, è una scelta che Lorna compie, ma essa non risulta definitiva. Questo però non basta, perché non si può sfuggire in eterno da sé stessi o dalla propria vita.

Nell’ultimo racconto, The bear came over the mountain, si compie un viaggio di sola andata nella lenta malattia di Fiona e nei luoghi inaccessibili per il marito Grant. Solamente le origini, l’Islanda tra le pagine di un libro, riportano la donna tra le braccia dell’uomo, ma solo per un momento. Da questo racconto è stato tratto un film di Sarah Polley.

L’importanza è nei piccoli gesti, come mettere il bollitore sul gas per preparare il tè. È la normalità che ha importanza. Una storia si lega all’altra attraverso l’intreccio dei personaggi, creando quasi un unico, grande racconto.

È una raccolta, questa, che abbraccia le cose semplici e banali di tutti i giorni, spingendo il lettore forse ad annoiarsi, a causa di passaggi che si perdono in descrizioni, come il modello di vestito, o una partita a bridge, o anche il ricordo di un gioco fatto con le palle di fango. I piccoli gesti e i ricordi sono la vera essenza delle persone, il vero significato della loro esistenza.

Consiglio di lettura: leggete questa raccolta su una panchina nei pressi di un bosco, tempo permettendo.

Buona lettura.

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