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Il periodo Cannibale pt. III



La caccia ai Cannibali, amati lettori, continua.

Sabato 4 novembre vi abbiamo lasciato con un approfondimento che racchiudeva un’intervista a Paolo Caredda e Massimiliano Governi, che hanno gentilmente risposto alle nostre domande.

Oggi vi proponiamo la stessa intervista, fatta però ad altri due autori, che con i loro racconti contribuirono altrettanto efficacemente a rendere Gioventù Cannibale una delle migliori antologie italiane, raggiungendo un successo sorprendente.

Come ha vissuto il periodo Cannibale e cosa le ha lasciato?

Alda Teodorani: Io ero un po’ fuori dal gruppo delle persone scelte da Daniele Brolli; seppi che lui stava preparando un’antologia dell’orrore, quindi lo chiamai e gli chiesi se potevo partecipare. Lui mi disse di sì e mi diede le specifiche, dicendomi che doveva essere un racconto forte, però senza addentrarsi troppo nei dettagli. Gli mandai quindi un racconto, ma fu pubblicato più tardi in una mia antologia personale perché lui non lo volle. Poco dopo Brolli mi spiegò meglio come intendeva strutturare l’antologia: il racconto doveva richiamare un’ambientazione metropolitana, doveva essere come già detto molto forte e mi fece qualche esempio. Così io scrissi una storia appositamente per Gioventù Cannibale.

Quando questa uscì, molti degli autori erano già in confidenza tra loro. Al contrario io ero un po’ isolata, anche perché quasi tutti abitavano a Milano, a parte Niccolò Ammaniti che aveva comunque contatti con Aldo Nove. Diciamo dunque che ero capitata lì un po’ per caso; infatti, anche alle presentazioni che ci furono, non fui mai stata invitata. Ma per me l’importante era far parte del progetto, perché si trattava di un passo notevole per me. Avevo già pubblicato con Mondadori, quindi la pubblicazione in un’antologia con un grande editore non era una novità, ma l’esperienza con Gioventù Cannibale capitava in un periodo in cui avevo scritto varie cose, che non riuscivo ancora a collocare perché mi veniva detto che scrivevo delle cose troppo violente e troppo efferate. Il fatto che io non fossi presente a parlare del mio lavoro non ha aiutato, ma alla fine proprio il fatto di non essere presente ha a sua volta determinato qualcosa di diverso e duraturo, rispetto proprio a quel non esserci nell’elenco dei contributori in copertina. Al di là di quelli che sono stati i giudizi morali subitanei, alla fine quello che conta è quello che resta, e quello che resta è il fatto che, per fortuna, quando le persone citano l’antologia parlano spesso del mio racconto, perché evidentemente ha un suo carattere. Il fatto che io sia stata presente in Gioventù Cannibale, credo che abbia determinato molto la mia notorietà, specialmente all’estero, dove studiosi e docenti universitari hanno letto il racconto e si sono incuriositi tanto da leggere anche altri miei scritti, e adesso stanno scrivendo degli articoli su di me. La strada che ho preso mi ha sicuramente ricompensata a livello autoriale.

Matteo Curtoni: Per un quasi-esordiente com’ero io allora, l’antologia è stata un’opportunità fantastica di visibilità, soprattutto in un’epoca in cui la rete come la conosciamo oggi era molto là da venire, e farsi conoscere (e farsi leggere) non era per niente facile. È stato davvero un momento importante per me.

L'esperienza cannibale ha in qualche modo influenzato la sua carriera, da quel momento in poi?

Alda Teodorani: Daniele Brolli è una persona che più di ogni altro curatore di antologie italiani sa fiutare quel che succede al di fuori e si sa regolare di conseguenza, anche a seconda delle varie uscite editoriali. Questo ha fatto sì che il libro risultò uno dei più grandi successi italiani a livello di antologie. Ancora adesso c’è gente che mi scrive dall’America del Sud per dirmi che ha letto il mio racconto, questo per farti capire la propagazione che l’antologia ha avuto. Quindi l’esperienza cannibale ha sicuramente contribuito alla diffusione del mio lavoro e ha fornito al mio nome una certa divulgazione, ma da un punto di vista di scrittura il mio stile, già dai primi anni del ’90, quando pubblicai un racconto nell’antologia Nero Italiano – 27 racconti metropolitani per Mondadori, e poi successivamente nel corso della mia carriera, è quello che ho espresso in Gioventù Cannibale, comunicando, prima e dopo, sempre quel tipo di tematiche. Ho sempre detto che il racconto di Gioventù Cannibale non è uno dei migliori che abbia scritto, però rispondeva a un certo tipo di richiesta.

Matteo Curtoni: Anche se il mio contributo a Gioventù Cannibale è comunque sempre stato (ed è ancora oggi) un ottimo biglietto da visita, non direi influenzato in senso stretto. Il mio primo romanzo, Una notte a mangiare smania e febbre (Frassinelli), l’ho pubblicato qualche anno più tardi grazie a un mio racconto in inglese vincitore del concorso letterario di Gothic.net. Dopo averlo letto, Giovanni Arduino di Sperling/Frassinelli ha deciso di offrirmi un contratto e mi ha contattato.

Quali sono i suoi progetti per l'immediato futuro?

Alda Teodorani: Non ho attualmente progetti di scrittura, perché ho appena terminato alcuni lavori: il primo è un romanzo epistolare sull’elaborazione del lutto. L’ho appena finito e mi ha impegnata molto, poiché ci sono diverse cose che mi riguardano a livello personale, cosa che di solito evito di fare. il secondo è Snake – Il vampiro della città morta, un libro horror che ho scritto nell’arco di sei anni e che ho pubblicato da poco con Watson e, inoltre, un thriller che parla di un gruppo di alcune donne dipendenti dal sesso sfruttate dal loro terapeuta, un life coach. Ora sto valutando alcuni progetti, ma non ho ancora deciso. Infine, c’è un romanzo che dovrebbe uscire questo inverno per Fahrenheit, si chiama Uomini senza: esso parla del rapporto tra uomini e donne, e di come esse vengono maltrattate, non solo con abusi fisici, ma anche a livello emozionale. Sto anche traducendo un libro per Mediterranee. La scrittura occupa la maggior parte del mio tempo, ed è la cosa che amo di più fare.

Matteo Curtoni: Al di là del lavoro di traduttore che mi tiene sempre molto impegnato, proprio in questo periodo sto finendo un romanzo piuttosto difficile da etichettare. Potremmo dire che sia una sorta di 'Delitto e castigo incontra i Simpson’ ma la verità è che è anche più strano di così. E mi ci sto divertendo un mondo.

Alda Teodorani e Matteo Curtoni parteciparono all’antologia rispettivamente con i racconti: E Roma piange e Treccine bionde; racconti, questi, sicuramente dal grande impatto psicologico; racconti di come oggi non se ne trovano (quasi) più.

Ma proprio come Matteo Curtoni per la stesura del suo nuovo romanzo, noi di Reader ci stiamo divertendo un mondo. Ciò significa che questo non sarà l’ultimo approfondimento sul periodo Cannibale: per la prossima settimana abbiamo in programma altre sorprese per voi.

Restate vigili!

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