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L'orsacchiotto Carver e altri segreti



«Nei quattro racconti de L’orsacchiotto Carver e altri segreti Riccardo Duranti ha raccolto intorno a nuclei essenziali quel che l’esercizio della traduzione in tanti anni gli ha insegnato: parlare col silenzio ponendo in dialogo la vita con la memoria, nella loro elementare esigenza di rivelarsi a piccole dosi, quasi sottovoce».

La capacità di vedere il vento era la sua più grande dote. Questo gli comportò alcuni vantaggi, ma il più delle volte rappresentava una vera e propria condanna. Con il passare del tempo egli riuscì a sfruttare questa inusuale attitudine, tanto che divenne meteorologo ma, soprattutto, un esperto pilota. La sua vita girava però attorno all’invidia dei colleghi e a numerose altre difficoltà non indifferenti che gli si pararono letteralmente davanti, a seconda dell’andamento del vento. Egli decise di girare il mondo, studiando le tendenze eoliche di paese in paese e, dopo aver meditato a lungo, prese la decisione di lasciare questo mondo, abbandonandosi nel vuoto dalle scogliere irlandesi.

Ma d’un tratto la vicenda prenderà una piega inaspettata, grazie all’incontro che l’uomo avrà con una coppia che, inconsapevolmente, gli salverà la vita.

La vicenda ruota attorno a una bambina e a suo padre; l’uomo cerca di raccontare il meno possibile alla figlia delle tante esperienze vissute nel corso della guerra civile in Spagna. Egli tenta in qualsiasi modo di non rendere la piccola, pura e innocente, testimone degli orrori e della violenza cui dovette assistere, del suo lato oscuro tenuto così ben nascosto ai familiari e agli amici più intimi. Ma una sera, in preda all’effetto dell’alcol, l’uomo si troverà davanti la figlia e, inerme, comincerà a raccontare...

Due persone, un uomo e una donna, vivono sui due versanti opposti dei monti Sabatini. Complice l’amore per la letteratura, i due saranno destinati a innamorarsi l’uno dell’altra. Il ragazzo, nel frattempo, medita di fuggire dalla propria fattoria, dove il lavoro a cui è costretto non prevede per lui un futuro dedito a studio e istruzione. Alla fine riesce a diventare Carabiniere, nonostante anche questa carica non gli permetterà inizialmente di approfondire gli studi. Ma i libri non lo abbandoneranno mai, accompagnandolo per tutto la sua vita, fino all’incontro con la sua amata e la nascita del figlio, a cui trasmetterà la stessa passione per la lettura; dedizione che fece incontrare e innamorare i genitori.

Queste sono tre delle quattro storie che compongono L’orsacchiotto Carver e altri segreti (Ianieri Edizioni) di Riccardo Duranti. Lo storico traduttore italiano dell’amato Raymond Carver pubblica questa raccolta di racconti nel 2015, regalandoci un libro sorprendente, forse stilisticamente frutto degli anni passati a tradurre gli scritti del poeta americano. Al contrario di Carver, però, Duranti ci offre descrizioni più dettagliate e minuziose, arricchisce le sue storie con diversi particolari; particolari che, al contrario, non sono presenti nei racconti del celebre autore di Cattedrale e che, grazie proprio alla loro assenza, l’hanno reso uno dei più grandi esponenti della forma breve, un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti del racconto.

Riccardo Duranti ha però in comune con Raymond Carver la delicatezza nel raccontare le sue storie, la lucidità con cui esse vengono narrate e la capacità con cui risultano semplicemente illuminanti.

Nel primo racconto, dal titolo L’uomo che vedeva il vento, il protagonista rappresenta “il diverso” in una connotazione sicuramente particolare, ma tremendamente reale e attuale; nel secondo, Segreti, Duranti ci riassume la curiosità di una bambina che vorrebbe essere a conoscenza di ogni momento della vita del proprio padre, dei momenti in cui lui non era con lei.

La bambina della storia, da grande, diverrà una storica, forse proprio per dare un senso a tutto ciò che alla fine scoprirà sul genitore; nel terzo racconto della raccolta, Vocazioni, i temi principali e più evidenti sono quelli della difficoltà d’istruzione nonostante essa sia ricercata dal protagonista e dall’amore che esso proverà per la donna che si rivelerà essere poi una compagna di vita. Duranti in realtà ci propone anche una panoramica, che non è, come ci si aspetterebbe, un racconto di denuncia o una storia in ricordo della Seconda Guerra Mondiale; l’autore ci narra gli effetti della guerra su un giovane ragazzo italiano di provincia che torna a casa incolume.

Il protagonista di questo racconto è senza dubbio quello che rispecchia più di tutti la persona del traduttore: il personaggio infatti, nato a Trieste, passerà da un idioma all’altro nel corso dei suoi viaggi, tornando infine nel paese in cui è nato e nel quale, probabilmente, morirà.

L’ultimo racconto, il quarto, si intitola L’incontro, e non saprei quanto questo sia ispirato al primo vero incontro fra Riccardo Duranti e Raymond Carver, fatto sta che la raccolta si chiude con questa piccola perla intrinseca di genuinità, stupore e forse un pizzico di nostalgia.

Il protagonista della storia è uno scrittore italiano che porta avanti una corrispondenza epistolare con la poetessa Tess, con la quale scambia versi poetici. I due decidono di incontrarsi, così l’uomo si reca in America, dove passerà qualche giorno ospite dell'amica. Ad aspettarlo in aeroporto c’è Ray, compagno della donna, che lo conduce nella casa che i due amanti condividono. Il viaggio risulta per lo scrittore piuttosto imbarazzante, perché Ray è una persona taciturna e poco alla mano. Durante la cena la situazione si riprende, Ray comincia a sciogliersi e quella sera stessa l’ospite, con sua grande sorpresa, scoprirà che l’uomo seduto a tavola con loro altri non è che Raymond Carver.

Quello del poeta è uno dei pochi nomi che appare nei racconti; quasi tutti gli altri personaggi risultano difatti anonimi; anonimi, ma con una grande storia da raccontare.

«Mangiarono con appetito l’arrosto e le verdure che Tess aveva portato in tavola. Man mano che la cena procedeva e Ray si abituava all’ospite, questi notò che “l’orsacchiotto” si stava rilassando visibilmente e il suo contributo alla conversazione era più ricco e articolato, nonostante la sua metodica concentrazione sul cibo. Semmai era lui, ora, a sentirsi a disagio, specie quando Tess proponeva un brindisi e Ray alzava il suo bicchiere di succo d’arancia per farlo tintinnare con i suoi calici di vino».

Duranti utilizza una struttura semplice e quasi sterile per approfondire temi tutt’altro che leggeri: questo dona ai racconti una piacevole fluidità e un autentico piacere durante la lettura; racconto dopo racconto, L’orsacchiotto Carver e altri segreti rappresenta uno dei migliori prodotti narrativi degli ultimi anni.

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