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Il carillon



Fu a Ginevra che comprai il mio carillon. Tutti, a Ginevra, ordinano un orologio e un carillon. Non avevo bisogno di nessuna di queste due cose, ma le ordinai entrambe, perché non volevo sembrare eccentrico. L’orologio è del tutto soddisfacente e non me ne separerò, ma appena avrò deciso quale dei miei nemici odio di più, e quale voglio maggiormente affliggere, gli regalerò il mio carillon. Quando chiesi quale fosse il miglior stabilimento di carillon, mi fu detto di andare a quello di Monsieur Samuel Troll, fils, in rue Bonivard. Così ci andai e trovai in servizio un giovane inglese, al quale spiegai i miei affari. Probabilmente era stato disturbato molte volte dai turisti che venivano solo per provare la sua merce, per curiosità, senza alcuna intenzione di comprare; pertanto mostrò un’indifferenza composta a proposito dell’argomento trattato. Non era scortese – tutt’altro; sicuramente era dotato di un’invidiabile dose di garbato contegno e di affabile superiorità – era indifferente all’argomento del commercio, tutto qui; non era indifferente ad altre cose, come il tempo, le notizie di guerra, l’opera, e così via; in effetti mostrò un interesse allegro e vivace su questi temi. Di conseguenza, mentre sotto l’aspetto sociale progredimmo molto, sotto quello commerciale non andavamo avanti molto rapidamente. Ogni volta che faceva iniziare a suonare una melodia a un carillon, immediatamente cominciava a canticchiare lui stesso quella melodia e a battere il tempo sul tavolo, oscillando la testa da un lato all’altro in sintonia con il ritmo. Allora dava il suo meglio, era felice e aggraziato: sembrava nato per accompagnare i carillon. Vero è che quando il canticchiare era artistico, nonché realizzato in modo accurato e coscienzioso, ti obbligava a osservare e ammirare quanto profondamente l’esecutore conoscesse la melodia, ed era in un certo senso un ostacolo, poiché attirava l’attenzione lontano dall’opera del carillon e addirittura ti faceva dimenticare che lì ci fosse un carillon. Aveva anche l’effetto di farti sospettare che un carillon comprato in tali circostanze avrebbe potuto provocare una delusione, una volta a casa – non avrebbe avuto altro che un suono povero e inadeguato, perché di certo non sarebbe stato accompagnato dal canticchiare. Mi sembrò più saggio continuare a provare carillon dopo carillon, nella speranza che alla fine ne trovassimo uno con il canticchiare incluso. Ma no, la speranza era vana. Provammo cinquanta carillon, ma erano tutti del tipo con uno squallido tintinnio vecchio stampo, con ogni tanto un esasperante accumularsi di strumenti irritanti – come campanellini, gong, tamburi, nacchere, battiti di ali, uccellini che cantano spalancando il becco – un’invenzione davvero esasperante e disumana. Neppure il canticchiare riusciva a renderla sopportabile. Ma alla fine, con riluttanza, mi fu mostrato – in una stanza sul retro, il sancta sanctorum dello stabilimento – un carillon a forma di baule che era nel complesso soddisfacente. Occupava quel posto da solo e mi fu detto che era un tipo che non avevano in magazzino, ma che era prodotto esclusivamente su ordinazione. Nella sua composizione musicale non aveva nessuna delle consuete diavolerie, ma riproduceva semplicemente la dolce e prolungata melodia, pienamente accordata, di un concerto per flauti e violini. Inoltre, non aveva bisogno di essere canticchiata; il canticchiare sembrava addirittura rovinare e menomare la sua musica soave e rasserenante.

Ordinai un carillon come quello – ed è stata colpa mia non averlo mai ritirato. Pensavo di avere dieci melodie preferite, ma mi accorsi presto di averne solo quattro. Mi ci vollero otto mesi per fornire le altre sei. Nel frattempo pensavo che il giovane si fosse dimenticato quale tipo di carillon avessi ordinato. Comunque, quando infine in America aprii il benedetto oggetto, il primo giro di manovella produsse un motivetto straziante, uno stridio e un fracasso di campanelli, gong, tamburi e nacchere, senza neanche un assolo di flauto o di violino! Era come aver ordinato una serenata di angeli e aver invece ricevuto una shivaree. Il carillon più potente di questo tipo nello stabilimento del signor Troll mi aveva fatto perdere metà dei miei denti con uno dei suoi acuti più contenuti – ora eccone uno ricco tanto quanto era grande, dotato di un potere distruttivo undici volte superiore – una macchina capace di portare a una morte pressoché istantanea. Con le tasse, il trasporto e così via, mi era costato seicentocinquanta dollari – uno spreco totale, perché avrei potuto comprare una ghigliottina con la metà dei soldi. Non sapevo cosa farci. Non mi sembrava sicuro tenerlo dentro casa, dove persone innocenti e ignare avrebbero potuto toccarlo e io avrei potuto essere citato per danni nell’inchiesta; neanche sarebbe stato giusto chiedere a un qualche deposito di prendersene carico, senza illustrarne la sua natura pericolosa; non potevo assumere un poliziotto per controllarlo, perché non potevo permettermi di risarcire quel poliziotto nel caso si fosse fatto male; non mi fidavo della cantina, perché aveva una gran quantità di meccanismi di cui nessuno capiva nulla, e non c’era certezza che non se ne sarebbe andato di sua iniziativa, e di certo non potevo stipulare un’assicurazione sui danni che avrebbe causato alla casa, dal momento che la voce incendio non copre una distruzione causata da un carillon; pensai di seppellirlo, ma il sagrestano non avrebbe voluto maneggiarlo. Non c’era davvero modo di tirarsi fuori dai guai. Un vicino se lo portò a casa, infine, vi mise dei fili e iniziò a usarlo come sistema di allarme; ma la prima volta che scattò (stava riproducendo il Coro degli zingari), l’uomo, invece di alzarsi e uccidere i ladri, andò da loro urlando e offrì loro tutti i suoi beni se avessero distrutto il carillon. Ma i ladri scapparono via.

È ancora nelle mie mani. Sto pensando di scambiarlo con un elefante e sbarazzarmene. Oppure, mi accorderò per farlo combattere con un elefante, il vincitore cederebbe il suo campione allo sconfitto.

Non è il carillon che ho ordinato. Il signor Troll dice che lo è; ma visto che io ero presente e lui no, forse dovrei saperlo meglio di lui. Si è offerto schiettamente di riprenderselo indietro se lo avessi spedito a Ginevra, e ha detto che mi avrebbe dato un altro tipo di carillon. Ciò è encomiabile ed è il massimo che si potesse pretendere che facesse; ma dal momento che la mia vita e le mie braccia mi sono care, non proverò a impacchettare questa cosa in tempi come questi, in cui le polizze per infortunio sono così alte. La morale di questo breve racconto è che, quando ordini un carillon a Ginevra, devi fornire subito le tue melodie, così non sarà fatto nessun errore e otterrai ciò che hai ordinato. Ma se tardi come ho fatto io, il ricordo del giovane al servizio di Troll potrebbe farsi incerto e di conseguenza ti potrebbe essere inflitta una delusione. Non ti sarà fatto nessun danno intenzionale, perché è una ditta degna di onore e di fiducia, ma non importa, se tardi troppo potresti avere l’amarezza di vedere che l’affascinante strumento che hai tanto atteso non è affatto uno strumento incantevole, ma una mitragliatrice Gatling sotto mentite spoglie.

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