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La quercia nella fortezza



Leonardo Bonetti è nato a Roma nel 1963. Scrittore di romanzi e di racconti, ha pubblicato A libro chiuso, in prosa poetica, vincitore del Premio Lorenzo Montano.

La quercia nella fortezza è una raccolta di nove racconti pubblicata dall’Italic & pequod con una suggestiva copertina firmata da Ettore Frani; essa rievoca l’albero che dà il titolo all’intera raccolta.

Alcuni di questi personaggi raccontano la loro storia in prima persona, tracciando dei paesaggi belli e selvaggi dove si incontrano delle creature che mescolano la realtà al mito. I protagonisti, generalmente bambini, hanno la capacità di vedere ciò che solitamente agli uomini è precluso e a capire ciò che nessuno può comprendere. Troviamo dunque delle ragazzine che cercano la madre a una fonte, che si rivelerà un fantasma senza pace; un bambino che incontra un giovane su un cavallo, personaggio uscito da un romanzo, e lo conduce allo spirito della sorellina mai nata; una bimba che prende per mano una donna annegata e si incammina verso una chiesa, che rappresenterà un riparo dall’assenza di una madre; infine, una ragazzina che parla con un merlo e che può trovare la luce, proprio dove esiste solo l’oscurità.

I bambini parlano con gli animali, si muovono al fianco dei fantasmi, ripercorrono i passi, anche sbagliati, dei propri genitori. Hanno nomi bizzarri e gambe storte. Sono i loro occhi, le loro parole – a volte troppo importanti per delle bocche così piccole, e un cuore troppo giovane per dei pensieri così grandi a guidare gli adulti, forse troppo sprovveduti e nostalgici per affrontare la vita. L’infanzia è preludio in qualche modo alla catastrofe umana, sciocca e tenera allo stesso tempo.

Gli adulti cercano invece ciò che è andato perduto poco prima, forse la felicità stessa. Come un uomo che si perde nelle proprie passeggiate domenicali, tentando di trovare la felicità in un’altra casa; un vecchio con un occhio solo che vive sperduto tra le montagne, e offre rifugio a un giovane che potrebbe essere l’eco della propria gioventù; e ancora, un altro uomo si perde nel proprio viaggio, sia fisico che mentale, e crea una melodia che segue i binari sullo sfondo di paesaggi sconfinati.

«Non tutti i momenti sono buoni per fare della propria vita un romanzo. E allora si può rimandare l’appuntamento». Queste sono le parole del racconto intitolato Lisa e Leo. È la banalità di un incontro-scontro tra due persone e la coincidenza che li unisce, sotto lo sguardo di una bambina. La particolarità di questi racconti si trova nei meccanismi che si sviluppano tra le persone, i gesti quasi banali e l’importanza delle parole non dette.

Queste storie in cui il tratto poetico e ostico, ridondante nelle descrizioni e nei passaggi narrativi, offrono al lettore un quadro la cui vera protagonista è la natura. L’acqua, gli alberi e le montagne, sempre ben in vista tra le pagine, sono elementi che lasciano poco spazio ai moti dell’anima e del corpo, e ne siamo sopraffatti; creature atterrite dall’innocenza di ricordi perduti e dall’andatura claudicante in uno spazio infinito.

Consiglio di lettura: leggete questa raccolta in una giornata uggiosa di fine autunno, possibilmente con un bel fuoco acceso. Buona lettura!

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