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Cose che puoi fare con un barattolo di zuppa Campbell



Brock Adams, giovane docente alla University of South Carolina Upstate, scrive nel 2009 Cose che puoi fare con un barattolo di zuppa Campbell per Round Robin Editrice, e affermare che questa insaziabile raccolta di racconti promette bene, risulta una minimizzazione.

La curiosità del lettore viene sicuramente sollecitata già dalla copertina, chiarissimo richiamo all’opera Minestra in scatola Campbell di Andy Warhol, figura maggioritaria della Pop Art e uno degli artisti più apprezzati del XX secolo. Il barattolo di questa zuppa, consumisticamente parlando, è sicuramente uno dei maggiori simboli americani; come le storie all’interno della raccolta, esso rievoca appieno l’americano medio, e con esso le abitudini e, forse, i luoghi comuni del popolo più chiacchierato a livello globale, dividendosi tra approvazione e dissenso.


Il primo racconto, Ustione, narra della soprannaturale scomparsa di un uomo e, seppur originariamente in secondo piano, mette in evidenza la fine di una relazione forse mai davvero iniziata. Potremmo immaginare il letterale disfacimento dell’uomo come metafora di una storia in cui egli non abbia più una rilevanza nella vita della propria donna, e che questa assenza si concretizzi quindi metaforicamente, ma anche fisicamente.

«Lei è al tavolo, al telefono, e ride forte al telefono. I capelli non sono arricciati. Quando mi vede attacca. “Perché ti sei vestito così?”, dice. “Non volevo sfoggiare il cerotto di Scooby Doo a cena”, dico. “E poi questa camicia mi piace. A te non piace questa camicia?”

“È ridicola”. Dà un’occhiata al menù, non parliamo. Il cameriere prende gli ordini e se ne va.

“Come va lo studio?”, dico.

“Ok”.

“Quando hai gli esami?”

“Ne ho uno giovedì e uno venerdì”. Tamburella le dita sul bicchiere e gira l’acqua con la cannuccia. Si guarda intorno, nel ristorante, fuori dalla finestra.

“Pensi che andranno bene?”, dico. La schiena è tutta prurito e dolore. Si stanno aprendo nuove ustioni. “Dove sono le nostre insalate?”, dice.

Finirò per avere più piaghe che pelle.

Continua a guardare fuori dalla finestra. Prende il telefono dalla borsa e lo osserva. Beve tutta l’acqua nel bicchiere».

I racconti di Adams sono istantanee di momenti quotidiani, estrapolate dalla vita di persone semplici con un passato comune. Che siano relazioni irrecuperabili o da recuperare, questioni familiari o drammi interiori, queste storie ci ricordano che l’essere umano non si sottrae né all’errore, né al peccato. Con uno stile asciutto e genuino l’autore, non senza una tagliente ironia, ci permette anche di immedesimarci in quelli che sono i protagonisti, chiedendoci come avremmo agito se ci fossimo trovati in una data situazione. È il caso di Fragile, terzo racconto della raccolta, in cui un padre viene a conoscenza della relazione clandestina tra sua figlia e suo fratello. La situazione prenderà una piega tragica: il padre, accecato dalla rabbia e dalla gelosia, non riconoscerà nel momento decisivo il fratello, ma vedrà in lui l’uomo che ha trasformato la figlia in una donna; la situazione è chiaramente aggravata dalla non indifferente situazione familiare che legava i due amanti.

«E come puoi anche solo cominciare a fartene una ragione? Già, è una donna adesso, una strana donna che veste in nero e parla di arte moderna e dei mali del capitalismo e copre i muri con poster di gruppi che non hai mai sentito nominare e di film che non hai mai visto. E poi lui, sì, lui è più giovane, è stato uno sbaglio di tua madre, probabilmente, ed è più vicino alla sua età che alla tua».

Tra racconti paranormali e storie quasi troppo vere, Adams ci porta in una dimensione che si rivelerà un viaggio: un viaggio dove il Freddo famelico è quasi più forte della paura, un viaggio dove Google Earth ci rende parti di un mondo che in realtà ne esclude un altro, quello reale; spesso questo viaggio si tramuta in viaggio anche nel racconto stesso, come in Luce nel freddo, dove il cammino fisico che intraprendono i due protagonisti, li aiuterà poi ad affrontare silenziosamente un viaggio interiore.

Ma quante cose si possono fare con un barattolo di zuppa Campbell? Un sacco di cose, come una decorazione natalizia, per esempio; una trappola per le lucciole o un bersaglio per i proiettili del fucile di papà (sempre in via ipotetica, ndr).


«Puoi dipingerlo in un quadro e dire che è arte. È già stato fatto».

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