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I rifugiati



Viet Thanh Nguyen, premio Pulitzer nel 2016 per il romanzo Il simpatizzante, offre la sua penna per dare voce a tutti i rifugiati del mondo. Gli otto racconti proposti da Neri Pozza Editore nella collana Bloom ci donano il punto di vista di chi è costretto ad abbandonare la propria terra devastata dalla guerra con la speranza di costruire una nuova vita attraverso la ricerca della normalità.

Ne I Rifugiati ogni personaggio attraversa l’oceano dagli orizzonti infiniti, in un viaggio carico di aspettative molto spesso disattese, anche in un paese come l’America.

Un fantasma torna dalla sorella e dalla madre per farsi raccontare la fine del viaggio, una storia come quelle delle donne dai capelli e dagli occhi neri. Quelle donne sono il richiamo alle radici, la voce che diventa scrittura per curare vecchie ferite, dove in fondo i fantasmi sono le tracce di queste storie che vengono lasciate al mondo; un matrimonio combinato e fallito che insinua dubbi nei figli; la malattia che scivola in un passato forse mai vissuto di una realtà labile come una parola, un nome dimenticato; una vedova che non accetta la morte dei propri cari, cercando vendetta, poiché anche i fantasmi vogliono la pace e arrendersi, per gli sconfitti, vuol dire essere solo vittime e non padroni delle proprie vite; la possibilità di poter capire la propria sessualità così distante dalle aspettative della famiglia che però non permette a un ragazzo di riconoscersi allo specchio; la devastazione della bomba che lascia il segno nella terra e nella pelle, con la volontà per chi è sopravvissuto di risanare entrambe.

Su tutti, c’è la speranza che in fondo sia solo l’illusione del grande sogno americano, poiché i personaggi si ritrovano ad affrontare le loro personali battaglie contro i pregiudizi di un paese che li ospita ma non li accetta completamente.

I protagonisti di questi racconti non hanno nulla se non le proprie storie, che vengono salvate dalla guerra per essere custodite in un mondo straniero. Questi uomini e queste donne cercano la normalità di tutti i giorni, distanti dagli orrori della propria terra. In una manciata di riso al gelsomino, nei vestiti piegati per i fantasmi, con la difficoltà nell’esprimersi in un’altra lingua e gli Áo dài da indossare nelle grandi occasioni, questi personaggi non sono poi così distanti da noi, eppure un confine ci separa. Nei rifugiati percepiamo l’angoscia della guerra attraverso il fondo dei loro occhi. E noi purtroppo possiamo scorgerla, ma non capirla.

Consiglio di lettura: dopo aver letto questi racconti, sfogliate la rubrica dei Percorsi di Valerio Valentini, che ha creato una galleria personale ed evocativa de I rifugiati. Buona lettura!

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