• Reader for Blind

Tanti auguri a te



«La punteggiatura è utilizzata per indicare un certo modo di parlare, non per soddisfare le regole grammaticali».

Sarah Kane - Febbre

Per il suo compleanno tutti pensavano che sarebbe arrivato ubriaco e in ritardo come al solito. La festa era a sorpresa, quindi stavano tutti nascosti dietro al tavolo messo al centro tipo altare aspettado che tornasse. Alle otto in punto clic clac si apre la porta e soooorpresaaaaaa festoni e palloncini e stronzate varie. Sono tutti cosí contenti che ci vuole più di un secondo per accorgersi che ha le mani sporche di sangue e i capelli bagnati ma non di acqua. Suda con ogni poro del corpo è sporco i denti stretti gli occhi rossi, ha pianto. Gli manca un dito della mano, quello dove portava la fede. Che hai fatto? chiedono tutti all'unisono, molto preoccupati e certamente sconvolti.

La mia amante è un po' gelosa, fa lui.

La moglie gli tira la torta in faccia ma è talmente arrabbiata che lo manca e questo la fa arrabbiare ancora di più. Le sembra che l'altra, l'amante, ci sarebbe di sicuro riuscita a prenderlo in pieno e inizia con paragoni colpe delusioni, e se ne va sbattendo i piedi e la porta. Gli amici imbarazzati si disperdono per casa come una fuga di gas e si accumulano negli angoli come cariche elettriche. Solo il suo amico gli resta vicino gli dice a bassa voce, ma che sta succedendo?

È una storia lunga, fa lui. E cammina verso la camera da letto. Grazie per la festa la torta grazie a tutti grazie dice mentre se ne va. La gente esce e resta il solito amico che resta sempre. Lo segue in camera da letto e parla a valanga, non sa che fare che dire e non riesce a stare zitto. Chiede di tutto ma non vuole sapere niente.

Lui si alza la maglietta e si guarda allo specchio dell'armadio, è pieno di graffi di lividi e ha un morso sul bicipite da cui si potrebbe prendere il calco dei denti: è una gatta in calore, dice ridendo.

«Ma sei fuori di testa? È il tuo compleanno ti abbiamo organizzato una festa e torni conciato cosí senza un dito e la sola cosa che sai dire è che sei stato con una gatta in calore?»

«E che gatta...», fa lui. E ride guardandosi il livido sullo zigomo.

«E me lo dici cos'è tutto questo sangue?»

Si prende la maglietta dal basso e la tira in avanti per guardarla meglio. Era bianca all'inizio. Poi ha cambiato colore. Prima ci ha versato il caffè poi ci ha messo dentro il mozzicone di dito che gli rimaneva e alla fine ha stretto la mano per non sentire dolore. Come se bastasse.

Quella stronza si è mangiata pure la fede, fa lui. L'amico sgrana gli occhi, non sa che dire. Ingoia. Si cerca nelle tasche le sigarette e ne accende due. Poi gliene allunga una. Dio mio, gli esce insieme al fumo. Stanno seduti sul letto come quando andavano al liceo e stanno zitti perché si sono già detti tutto.

«Cosa pensi di fare?»

«Metterò i punti».

«Intendevo con tua moglie».

«Perché, ha un dito di riserva? Ne sarebbe capace».

«Ma chi è questa?»

E si rende conto che in 24 ore l'uomo che ha davanti ha fatto sesso, perso un dito, compiuto gli anni e lasciato la moglie. Ieri a lavoro era normale, tutto come al solito. Solite frasi, battute vaghe sulle segretarie e allusioni al compleanno da festeggiare.

Lui si alza per andare a sciacquarsi la prima falange di anulare che gli resta. Gli fa male e l'acqua fredda sembra un chiodo infilato dentro. Mi ha morso, dice, ma siccome non ha i denti abbastanza appuntiti me l'ha tagliato col coltello e lo sa Dio se quella donna ha una buona mano, non ha nemmeno rotto il tavolo. E continua a lavare e continua a perdere sangue. L'amico scuote la testa e si batte le mani sulle cosce mentre cammina avanti e indietro fumando la terza sigaretta. Sembra l'abbiano staccato a lui, il dito. Poi pensa che forse è il caso di andare all'ospedale e su questo concordano. Guida l'amico. La macchina è sporca di sangue perché impugnare il volante fino a casa non è stato facile ma ci teneva a essere puntuale. L'entrata degli ospedali è sempre brutta, indipendentemente dal clima, e le infermiere hanno sempre l'aria da prognosi riservata. Si siedono in sala d'aspetto e aspettano insieme a quelli che già aspettano da tre ore. Tutti più o meno schifati cercano di guardargli la mano con non chalance. In tv c'è la finale Federer-Nadal ma il tennis non piace a nessuno in confronto a un dito mozzo. La caposala lo chiama e loro si alzano come due molle e la seguono su e giù per i corridoi tutti uguali in mezzo a cateteri ambulanti e malati non ben specificati. Attenda qui, adesso arriva il dottore, dice lei. Il dottore arriva in tre due uno... e via con le domande: come dove e quando?

Un coltello da cucina, a casa della mia amante, due ore fa.

- La sua amante?

- Non le piaceva la fede.

- E le ha tagliato il dito?

- Sí, e poi ha mangiato l'anello.

Silenzio. Tictactictactictac, l'orologio al muro è la sola cosa che abbia il coraggio di fare rumore. L'amico ha le mani sui fianchi e spia la cartella del medico da sopra la spalla, e si lecca le labbra con la lingua perché al posto della saliva ha due uova impastate. Il dottore gira e rigira il dito, lo analizza, poi prende ago e filo e si aggiusta gli occhiali sul naso. Vuole sporgere denuncia?, chiede.

E perché? Anche a me la fede non piaceva poi granché, fa lui. Il medico lo guarda da sopra le lenti perplesso.

«Era un gioco sessuale?»

«No, si discuteva normalmente a tavola».

L'ago e il filo passano nella carne ma lui non sente niente. Non sente neanche le altre dita. È il trauma, dice il medico. L'amico non può guardare perché il sangue non lo regge. Si gira di spalle e cerca di non pensare. Lo del medico è perplesso, non sa se chiedere o meno. Lui lo capisce e sorride.

«È gelosa, dottore. E una donna gelosa è capace di tutto».

Mh-mh, fa quello. Puzza di disinfettante misto a sangue misto a guanti di lattice che schioccano.

«Vuole che lasci mia moglie», continua lui, «e mi ha tagliato il dito perché dice: cosí la fede te la metti nel c...».

Ehm, interrompe l'amico. Lui si schiarisce la voce e manda giù un altro antidolorifico con un po' d'acqua che ha lasciato l'infermiera carina dell'altro reparto. Il medico dice che va a prendere certe cose con quei nomi strani da laureati in medicina e che torna subito. L'amico si siede sullo sgabello e dice «ma guarda che il dito non ti cresce più, quella è matta...».

Lui sorride.

Pensa che sono arrivati a casa che già avevano iniziato a spogliarsi e sulla porta mentre infilavano le chiavi nella serratura lui era già dentro di lei. In sette minuti era finito tutto rumorosamente per terra vicino al letto. Poi lui aveva fumato una sigaretta mentre lei imprecava per la puzza di fumo in casa. Erano ancora vestiti entrambi. Solo più stropicciati. Lei era andata in bagno tirandosi giù la maglietta e lui era rimasto sdraiato con i pantaloni aperti e le braccia sotto la testa. Poi caffè tramezzino un po' d'acqua. Lei aveva preso ad accarezzargli le dita cominciando dal pollice, mentre erano seduti agli sgabelli del tavolo da bar che c’erano nella sua cucina. All'anulare aveva commentato acida la fede che le dava il vomito e avevano riso. Aveva iniziato a sgranocchiare l’anulare fino all'osso e lui aveva urlato e gli era caduto il caffé addosso prima e a terra poi. Mentre guardava la pozza marrone sul pavimento, lei gli aveva infilzato la punta del coltello sotto la fede bloccandogli la mano al tavolo. Gli ci era voluto un secondo prima di sentire il dolore e aveva cominciato a ululare. Lei facendo leva sulla fede aveva fatto crac e il dito era schizzato via.

«Mi hai sporcato la cucina», aveva aggiunto poi con aria annoiata alzandosi per prendere i tovaglioli e pulire.

A lui uscivano le lacrime dagli occhi ma mentre lei si alzava si era accorto che era senza mutande e l'aveva seguita sanguinando senza sosta. Le aveva sporcato i muri i capelli la faccia. Alle 19:30 gli aveva detto «torna a casa o rovini la festa», e lui si era rivestito di corsa per non essere il solito ritardatario.

Sì è matta, fa lui.


Azzurra de Paola nasce a Roma nel 1983 e vive in Svizzera. Alcuni suoi inediti sono stati pubblicati su siti di poesia e per Le Monde Diplomatique. Ha pubblicato Benedizione per la bassa moltitudine con Le voci della Luna (2012) e La verità è un mondo terrificante per L’Arcolaio Edizioni (2014). Estratti de La verità è un mondo terrificante sono usciti per:

Le Courrier di Ginevra. 

Ha pubblicato Il peso minimo della bellezza per LiberAria.

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