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Sogni e ombre



C’è un momento in cui, prima di dormire, i bambini si rannicchiano sotto le coperte spaventati dalla suggestione provocata dal mito del mostro sotto il letto o dalla paura che da secoli la leggenda dell’uomo nero incute nei più piccoli. Nella stessa fase di dormiveglia, agli adulti capita di pensare a ciò che li rende felici o tristi, ai rimpianti o agli sbagli commessi; tutto ciò precede il sonno e, automaticamente, il sogno. È qui che ci porta Lorenzo Crescentini, autore romagnolo della suggestiva e fiabesca antologia Sogni e ombre, uscita nel 2017 per Augh! Edizioni.

Le storie contenute in questa raccolta sono tredici, e undici di queste furono precedentemente pubblicate su riviste letterarie e antologie. Questo volume le racchiude e il risultato è straordinario. Crescentini è innanzitutto un autore camaleontico, e ciò risulta evidente dallo stile diverso che egli dona ad alcuni di questi racconti, partendo dal fiabesco, passando per una lieve impronta storica – seppur mantenendo il leitmotiv di una trama in bilico tra sogno e realtà – finendo poi per chiudere la raccolta con un più verosimile western. A loro volta, le trame più fiabesche della raccolta si dividono in due parti: nel primo caso troviamo storie cupe, dove la tensione è altissima e l’autore ci regala scure pennellate lovecraftiane, come nei racconti Il Lungo o La donna dentro il bagno piccolo, dove un adolescente viene lasciato a casa da solo dai propri genitori per la notte e una misteriosa donna, simbolo di un’antica paura giovanile, tornerà a tormentarlo. Jago, questo il nome del ragazzo, aveva già avuto a che fare con il mostro molti anni prima e il terrore fu talmente tanto che non dimenticò mai davvero l’esperienza vissuta. La donna con «i capelli rossi e i denti appuntiti» si nascose nel bagno dalla serratura rotta accanto alla sua camera e non uscì più. Fino alla notte in cui Jago non rimase solo per la prima volta.

«In quello stesso punto, da bambino aveva avuto un incubo orrendo. Aveva visto una donna terrificante uscire dal bagno ed entrare in camera. Mentre ci ripensava, un brivido gli risalì la spina dorsale. Sua madre lo aveva trovato che urlava nel buio, aveva cercato di calmarlo ma lui riusciva solo a strillare e indicare il bagno. Per due mesi non aveva più voluto dormire in quella camera».

Un vago senso di claustrofobia invade queste pagine; sembra di tornare bambini, e qualsiasi sia la personale idea di mostro che vi siate fatti nei primi anni di vita, essa prenderà forma nei vostri pensieri durante la lettura.

Nel secondo caso, abbiamo racconti in cui prevale un senso onirico di pace ed estrema pacatezza, tenue rappresentazione dei sogni. Se dovessi raffigurare queste storie con un colore, esso sarebbe di una qualsiasi tonalità chiara tendente al pastello, in netto contrasto con le pennellate scure del primo caso, seppur questi racconti si sposino perfettamente con i primi. Esempi emblematici di quanto detto sono storie come Il Teatro dei fantasmi o La bambina dell’oceano.

Quest’ultima narra la storia di Ricardo, un giovane che vive in una casa che affaccia sul mare. Sembra che egli abbia avuto tutto dalla vita: conduce una vita sana e bilanciata, ha un lavoro gratificante e ben pagato; inoltre, scrive storie di cui il suo agente è enormemente soddisfatto, tanto da fargli ottenere un contratto con una grossa casa editrice. Ma per arrivare sino a lì, il ragazzo dovette rinunciare a molte cose, e una misteriosa bambina trovata all’interno della sua proprietà riuscirà a ricordargli tutto ciò che si lasciò alle spalle per quella vita apparentemente perfetta. La ragazzina di nome Perla riuscirà a far incontrare Ricardo e la sua amata nei sogni, permettendo al giovane di risanare antiche ferite mai davvero cicatrizzate per la fine della sua storia d’amore, ma a quale prezzo? Il ragazzo, sentendosi finalmente felice dopo molto tempo, comincia a lasciarsi andare attendendo giorno dopo giorno l’arrivo della notte successiva, quando nel sonno può finalmente incontrare la sua amata dai capelli rossi e dirsi davvero appagato.

«I sogni. Gli incubi. Lo sentiva, il passato, stava tornando. Urlava e voleva saltargli addosso. Ricardo non capiva cosa stesse succedendo ma doveva farla finita una volta per tutte. Fece un respiro profondo e disse: “No, Perla. Non vorrei sognarla. L’ho sognata già troppe volte. Ora basta”. La bambina lo guardò con aria stupita. “Se ti manca tanto, perché non vuoi incontrarla nei sogni?” Ricardo sentì la rabbia montargli dentro. Non ce l’aveva con Perla, era solo una bambina. Ce l’aveva con il mondo, che era venuto a cercarlo fin laggiù per torturarlo. “Perché i sogni sono bugiardi. A sognare è una persona sola, e quello che vede non esiste e non esisterà mai. I sogni sono una sofferenza”. “Ma no” protestò lei, “non intendevo dire se vorresti sognarla. Intendevo se vorresti sognare insieme a lei. Incontrarla in un sogno in cui ci siete entrambi”. “Non si può sognare in due, Perla”».

Crescentini utilizza personaggi che, seppur in forme diverse, tutti in qualche modo da bambini abbiamo sognato o creduto di vedere. Egli prende gli incubi di ognuno, sicuramente anche i suoi, e li mette su carta; trasforma sogni e ombre in meravigliose storie che davvero, andrebbero lette. Magari alla fioca luce di una bajour. Magari prima di dormire.

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