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La notte degli spiriti e altre storie - James Thurber



«Il fantasma che entrò a casa nostra la notte del 17 novembre 1915 provocò tanti e tali imbrogli, che avrei fatto molto meglio a lasciarlo passeggiare a suo piacimento e andarmene a letto».

dal racconto La notte degli spiriti di James Thurber

Piccola umanità Made in USA: delicate parabole favolistiche sugli animali, impagabili ritratti degli eccentrici membri della famiglia Thurber.

Creature di sesso maschile tribolano esultanti un'esistenza quotidiana in eterno, perdente antagonismo con due potentissimi, odiati e amati avversari che sono al tempo stesso dei tiranni, ossia, la donna e la macchina. È la sconfitta di un risvolto del grande sogno americano, quel buon senso che prevale nella gestione di quel mondo nel mondo che è la vita di coppia, la famiglia, la privacy. Niente complicazioni verso una dimensione, niente misoginia, soltanto una paradossalità corrosiva, venata da una sepolta, ma non impercettibile, indulgente punta di crudeltà, verso il caotico microcosmo del comportamento intimo in un'American way of life che prelude l'esplosione dell'inquieto benessere degli Stati Uniti opulenti, tecnologici e spaziali. La notte degli spiriti e altre storie è una serie di racconti umoristici dove il lettore entra in contatto con le esperienze familiari dell'autore e della vita notturna della sua casa; sono storie di letti che crollano, di parenti un po' strambi, di fratelli in vena di scherzi, di apparizioni di quelli che possono sembrare presunti fantasmi, di irruzioni di veri agenti di polizia. Oltre alla sua altra narrativa, Thurber scrisse più di settantacinque favole, alcune delle quali furono pubblicate per la prima volta su The New Yorker. Si trattava di racconti che contenevano animali umanizzati (per esempio La piccola e il lupo, sua versione di Cappuccetto Rosso), come personaggi principali e che terminavano con una morale come tagline.

«Quando la fanciulla aprì la porta della capanna vide che qualcuno stava nel letto, qualcuno con un berretto da notte. Ma non s'era avvicinata più di tre metri al letto e già s'accorgeva che non si trattava della nonna, bensì del lupo: giacché un lupo, anche se si mette il berretto da notte, non assomiglia a una nonna più di quanto il leone dei film della Metro Goldwyn Meyers, assomigli al presidente della repubblica».

Dal racconto Cappuccetto rosso (ventesimo secolo)

Un'eccezione a questo formato è stata la sua favola più famosa, The Unicorn in the garden, con un "cast" tutto umano tranne l'unicorno, che non parla. Le favole di Thurber erano umoristiche, drammatiche ma anche satiriche, dove la morale serviva come battute e consigli al lettore, dimostrando la complessità della vita.

E poi racconti di cronache familiari, di mariti che si separano dalle mogli per divergenze di opinioni su argomenti paradossali (tipo su Paperino), o che trovano in una forma di tranquilla pazzia quotidiana la fantasiosa via per evadere dall'incubo della vita coniugale.

Che si parli di vignetta o del racconto sul quotidiano della favola come morale di esperienze di vita, i racconti di Thurber scardinano tutti i cliché ancor oggi moderni, toccano tutti argomenti umani e non, incantevoli ritratti di vita quotidiana che ritraggono con raffinatezza e ironia un'America d'altri tempi capace di trasudare incanto e rimpianto, descrivendo il mondo come un luogo incerto e precario, dove esistono poche linee guida affidabili.

«Alcune persone pensavano che i miei disegni fossero fatti sott’acqua; altri che sono stati fatti al chiaro di luna. Ma le madri pensavano che fossi un bambino o che i miei disegni fossero fatti da mia nipote. Così mandarono a New Yorker i disegni dei loro figli e mi fu detto di scrivere queste signore, e scriverò loro tutte la stessa lettera: "Tuo figlio può sicuramente attingere meglio che posso. L'unico problema è che non ha passato così tanto».


James Thruber, è stato uno dei più eminenti umoristi americani del ventesimo secolo, uno dei pochi al mondo ad aver diviso la sua carriera tra scrittore di racconti e disegnatore di fumetti. Il suo ingegno inimitabile e conciso e la sua prosa attraversarono una vasta gamma di generi, tra cui racconti, commenti moderni, finzione, fantasia e lettere per bambini. Thurber fu inoltre uno dei più rappresentativi collaboratori del New Yorker, per il quale disegnò anche molte copertine, spesso con la tecnica a carboncino, e dove, all'età di trentatré anni, divenne caposettore, e con il quale continuò a collaborare a lungo anche dopo le dimissioni. Scrive e disegna per circa tre decenni, iniziando a lavorare come vignettista nel 1924 dal decollo dei trent’anni fino al declino dei cinquanta, il tutto con un'ironica aderenza a quella realtà sociale di tutti i giorni di cui era parte integrante, venendo paragonato, in seguito, per molti aspetti a Mark Twain. James Thurber fu sempre un free-lance sia per natura che per vocazione. Fu un giornalista di professione ma non rimase mai più di un certo periodo nelle redazioni dei giornali in cui lavorò.

Dal 1997 è stato fondato il Thurber Prize che premia gli umoristi americani di maggior pregio a sua memoria.

Due piccole curiosità su Thurber:

1) Quando era ancora piccolo Thurber e uno dei suoi fratelli stavano giocando a Guglielmo Tell, quando accidentalmente James fu colpito negli occhi da una freccia e perse un occhio. A seguito di quell'infortunio, che lo fece diventare quasi completamente cieco, non poté partecipare più a sport e altre attività della sua infanzia. Fu proprio quella sciagura a trasformarsi nella sua “fortuna”, perché Thurber sviluppò una mente creativa che usò per esprimersi negli scritti. Si dice anche che l'immaginazione di Thurber possa essere, in parte, spiegata dalla sindrome di Charles Bonnet: una condizione neurologica che provoca allucinazioni visive complesse in persone che hanno sofferto un certo livello di perdita visiva.

2) I sogni segreti di Walter Mitty, film diretto e interpretato da Ben Stiller, è tratto da un racconto di James Thurber dal titolo La vita segreta di Walter Mitty: due paginette miliari della narrativa stelle e strisce che ritraggono un personaggio proverbiale per la sua innata e ingovernabile tendenza a fuggire dalla realtà e a rifugiarsi in un mondo popolato da più o meno improbabili fantasie. Ma non c'è stato solo il recente film con Ben Stiller protagonista: prima di allora, esattamente nel 1947 fu liberamente adattato un film omonimo al racconto, in cui il protagonista, Danny Kaye, interpreta l'impiegato Walter Mitty.


Il film ha delle similitudini con il più recente anche se quello più fedele al racconto di Thurber resta quello del 47', dove le fantasie di Mitty e le sue imprese, – come asso della guerra, come chirurgo e così via – restano dentro la sua testa, si rifiutano di fuoriuscire e il protagonista si limita a guidare per la città in compagnia di sua moglie.

Inoltre, sembra ci siano molte analogie fra il personaggio di Walter Mitty e lo stesso Thurber: in seguito all'incidente in cui perse un occhio e alla presunta sindrome di Charles Bonnet con le relative allucinazioni, uscì in un certo senso “dal suo mondo” per rifugiarsi in quello dei suoi scritti e nelle sue vignette.

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