• Reader for Blind

Gli occhi sono lo specchio dell'anima



La ragazza che l’uomo ha scelto è quella con il mazzo di fiori in mano.

Sono garofani bianchi e gialli.

Lei è una bella ragazza dai capelli biondi, dall’aspetto molto delicato. Potrebbe essere di origini slave. L’uomo l’ha scelta proprio per la sua pelle lattiginosa.

Indossa un vestito color canarino di Carla G., abbastanza attillato da mettere in risalto le sue forme. Non sono abbondanti ma armoniose. Un seno piccolo ma sodo, gambe lunghe e affusolate. Una pancia piatta. Sopra porta un cappottino rosso di Twinset che le arriva alle ginocchia, quindi il culo non si vede ma non dovrebbe essere affatto male.

Quando l’uomo è entrato nel locale lei era in mezzo ad altre decine di ragazze molto più appariscenti. Tacchi altissimi, minigonne vertiginose e labbra rosse come quelle di un vampiro che si è appena staccato da una giugulare.

Lui non ha avuto dubbi; aveva visto lei che era un po’ in disparte rispetto alle altre e ne era rimasto subito colpito. Aveva osservato per alcuni minuti il suo corpo sinuoso, che sembrava occupare per caso quello spazio della stanza così poco illuminato. Era inoltre rimasto colpito dalla frangetta regolare che le incorniciava il viso scarno. Si sorprese poi ad essere attratto dalle sue caviglie, così sottili da fargli pensare a un fenicottero. L’unica cosa che non aveva notato erano i suoi occhi. Ci ripensò solo più tardi, una volta arrivato a casa.

L’uomo è vestito molto distintamente: indossa uno smoking nero che gli calza a pennello, nonostante sia piuttosto corpulento. Si vede che è un abito fatto su misura da un sarto esperto. Non è neanche bello: è pelato con due ciuffi di capelli ai lati e sulla pelle del viso ci sono alcune macchie rosse abbastanza evidenti. È entrato con una sigaretta accesa in bocca stringendo in mano il mazzo di fiori che avrebbe dato alla prescelta.

I muri del locale sono completamente rivestiti di specchi. Ovunque ci sono divanetti in pelle dove siedono donne che accavallano le gambe scoprendo cosce perfette. Alcune rimirano la loro immagine riflessa su quei vetri. La musica è assordante: un misto di house e techno che proviene dal fondo, dove si trova il bancone del deejay. Un giovane, secco come un chiodo, viene attorniato da due ragazze con bikini striminziti che ballano come se fossero possedute.

Ci sono anche altri uomini nella enorme stanza, ma l’uomo grasso appare quello più a suo agio di tutti. Forse è abituato, oppure sono gli altri a essere in imbarazzo.

La cosa certa è che lo conoscono tutti.

Appena entra l’uomo si avvicina a un signore, più grasso e più vecchio, che dal modo in cui si muove e per come il suo sguardo spazia all’interno del locale, sembra far parte dell’organizzazione. I due si parlano all’orecchio. Sembrano molto in confidenza, tanto che a un certo punto si mettono a ridere sguaiatamente. Le loro risa sembrano addirittura superare la musica. Poi si guardano, e con un cenno di assenso si stringono la mano, sorridendo.

L’uomo con il mazzo di garofani si muove nella stanza, sicuro. Ora parla anche con altri uomini, alcuni eleganti come lui. Non rivolge mai la parola, però, a una donna.

Dopo un po' va al bancone del bar, da solo. Ordina un cocktail facendolo scegliere al barista. Si guarda intorno alla ricerca della ragazza bionda.

Si è spostata. Adesso è vicino al bagno.

Sta fumando. Gli piace anche il modo in cui regge la sigaretta tra le dita.

Arriva il suo cocktail. È di color rosa. Lo assaggia, sa di fragola.

Non gli piace. Lo lascia lì, sul bancone.

Si avvicina alla ragazza bionda e le offre una sigaretta.

Lei accetta. Si capisce un grazie dal suo labiale. Lui gliela accende e senza guardarla in faccia le dà i fiori.

Lei li prende e li tiene stretti in mano.

Alcune ragazze che sono lì vicino la guardano. Non sembrano invidiose, come invece dovrebbero.

«Andiamo» le dice l’uomo, semplicemente. La ragazza lo segue.

Escono dal locale. La sera è calda ma la ragazza si stringe le braccia al petto mentre cammina. Il mazzo di fiori le cade a terra ma lei non se ne preoccupa.

Arrivano alla sua auto. È una Mercedes nera, lucida come se fosse appena uscita dal concessionario. Un uomo in giacca e cravatta li attende poggiato sul cofano. È il suo autista.

Apre la portiera alla ragazza. Lei entra, poi lui.

L’autista comincia a guidare. Sembra non avere fretta.

L’uomo in smoking apre un piccolo bauletto che si trova in mezzo ai due sedili anteriori. Dentro c’è una bottiglia, deve essere champagne.

«Tieni» le dice porgendole il calice. Lei lo prende, sicura che non può farle tanto male.

L’uomo vuole brindare. I due bicchieri tintinnano urtandosi.

La ragazza sorseggia il liquido che le brucia immediatamente in bocca.

«Come ti chiami?» le chiede l’uomo.

«Marina» gli risponde.

«Mi piace. Da dove vieni?»

«Dall’Albania» risponde senza guardarlo.

«Bellissima» dice, ma non si capisce se si riferisca alla ragazza o al suo paese.

Lei sente l’improvvisa nostalgia della sua famiglia e della sua terra. Davanti ai suoi occhi si materializza il mare blu cobalto che accarezza la spiaggia. Si ricorda quando da bambina usciva di casa e aspettava che il papà arrivasse con la barca. Rientrava ogni mattina di buon’ora fino a quel giorno di metà ottobre, nel quale la barca non tornò. Un giorno lei smise di aspettarlo e decise di venire in Italia per trovare un lavoro. Ora le mancano da morire sua madre e i suoi otto fratelli. È da un po' di tempo che non li vede e non li sente. Non ha voglia di dire bugie sul suo lavoro. Non le va di dire loro che lo ha perso. Spera solo che stiano bene grazie ai soldi che gli invia ogni mese. Purtroppo la loro mamma riesce a rimediare solo pochi spicci lavando le scale di qualche condominio.

L’auto percorre le strade completamente silenziose del centro città. Non c’è nessuno in giro. Eppure ci dovrebbe essere gente in questa calda serata. Forse sono arrivati gli alieni e hanno sterminato l’umanità, pensa la ragazza. E perché non hanno preso anche me?, si chiede con un po' di rammarico.

Dopo poco più di mezz’ora arrivano a casa dell’uomo. Sono in aperta campagna.

È una bellissima villa di tre piani circondata da un immenso prato.

Escono dall’auto e percorrono il viale. Alla loro destra c’è una grande piscina illuminata. Ci sono sdraie rimaste aperte e un grande gazebo in legno. Ci sono grandi alberi ovunque, tutti molto curati. La ragazza non ne riconosce neanche uno.

L’uomo apre la porta di casa e la fa entrare. All’interno è anche meglio. Sembra una di quelle abitazioni fotografate e inserite nelle riviste di interior design, di quelle che si trovano all’interno degli studi medici. Attraversano un grande salone in cui, al centro, troneggia una lungo tavolo di legno molto elegante. Le sembra quasi di vedere i camerieri che, in uniforme, arrivano dalla cucina e servono da mangiare ai commensali.

Si dirigono al piano di sopra. Ci sono decine di stanze, a destra e a sinistra, tutte chiuse.

Entrano in camera da letto.

La ragazza si guarda intorno. È tutto perfettamente in ordine. Su un comodino, a destra dell’enorme letto, c’è un vaso in ceramica bianca con delle bellissime orchidee. Rimane a fissare i petali giallognoli che sembrano ondeggiare nell’aria mossa dal condizionatore. L’uomo si toglie la giacca e la poggia su una sedia. Anche in quella stanza poco illuminata si versa da bere. Lo offre alla ragazza che stavolta però rifiuta. Poi ci ripensa e gli chiede un bicchiere.

Lo butta giù in un sorso.

«Dai, spogliati» le ordina.

Lei annuisce senza fare nessuna obiezione.

L’uomo si siede su una poltrona color porpora e si gode la scena. La ragazza si toglie prima le scarpe con il tacco e poi si gira di schiena e tira giù la lampo del suo vestito. Rimane in piedi di fronte a lui in perizoma e reggiseno.

«Togliti tutto» aggiunge lui mentre si alza e si dirige verso uno stereo che è poggiato sulla mensola di una libreria. Prende un CD e lo inserisce nel lettore. Una musica leggiadra si spande per tutta la stanza. È il primo dei tre Notturni op.9 di Chopin. La ragazza lo riconosce subito.

Fu Alberto, il suo primo fidanzato italiano, a farle amare la musica classica. Lo conobbe in una casa di accoglienza dove dimorò per un po’ di anni. Era molto gentile nei modi. Lei non era abituata a così tanta generosità e ne rimase subito colpita. Iniziarono a frequentarsi; lei non era innamorata, ma le piaceva stare con lui. Poi all’improvviso si allontanò; dalla casa accoglienza e da Alberto. A volte si domanda perché lo abbia lasciato. Ora magari starebbe ancora con lui, seduta sul divano a guardare un film. Invece è lì nuda, in piedi, ad aspettare che l’uomo in smoking si muova. A volte non riesce nemmeno più a ricordare il volto di Alberto. Sente un groppo alla gola ma non può cedere.

L’uomo si gira e vede la ragazza completamente nuda. Senza vestiti la sua pelle bianca risalta ancora di più. L’uomo sorride. Gli piace molto, soprattutto perché si è depilata anche lì in mezzo, come aveva chiesto.

«Sdraiati». La ragazza si muove verso il letto king size con coperte in seta.

Anche l’uomo si spoglia. Si toglie lo smoking e lo poggia piegato sulla poltrona. Rimane in boxer. Così spogliato non fa lo stesso effetto di quando è vestito distintamente. Ora si vede la sua grossa pancia piena di peli. Anche lì ci sono le stesse macchie rosse che ha sul viso. Tira fuori il cellulare dal taschino della giacca e scrive un messaggio: È perfetta. La prossima però la voglio nera, e lo invia.

Alza il volume della musica e chiude gli occhi avvolto da quel suono.

Li riapre. La ragazza è lì inerme, sul letto, e aspetta ancora.

L’uomo prende una valigia di cuoio marrone e la poggia su un tavolino. La apre. Dentro ci sono decine di arnesi. Prende una tenaglia che luccica. È nuova.

Pigia il tasto per aumentare ancora di più il livello della musica e si avvicina al letto.

Lei lo guarda, sa che non potrà durare più di un’ora.

L’uomo senza più lo smoking sorride quando comincia a tirarle con forza piccoli lembi di pelle mentre Chopin copre le sue urla.

Dopo un’ora la ragazza è in piedi, davanti allo specchio. L’uomo russa facendo un rumore molto fastidioso.

Lei si guarda i lividi che ha sulle braccia e sulle gambe. Sa che tra una settimana spariranno, ma sa anche che c’è comunque qualcuno a cui piacciono.

Sul tavolo ci sono i soldi che le ha lasciato l’uomo. Sono tanti, ma ora non sono importanti. Non contano nulla rispetto a quello che le ha detto. Le ha sussurrato «ti amo» mentre le spegneva una sigaretta sulla spalla sinistra.

Lo sa che non è vero, ma sentirlo le è bastato per farle tornare in mente il viso di Alberto. Capelli neri e folti, barba incolta e un naso molto pronunciato. È davanti a lei, molto vicino, e vuole baciarla.

«Hai degli occhi meravigliosi, pieni di vita» le mormora.

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