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Le facce degli esseri umani non hanno espressione



Alessandro Pinci, classe 1975 e laureato in Economia, è apparso con alcuni racconti sul blog Le Meraviglie di Fazi Editore. Quella che proponiamo in lettura questa settimana è la sua prima raccolta, Le facce degli esseri umani non hanno espressione, edita da Ensemble nella collana Echos.

Lo scrittore ha partecipato inoltre al contest letterario #tiraccontounquadro proposto da Reader For Blind. È possibile leggere il suo racconto Gli occhi sono lo specchio dell’anima sul nostro sito, nella rubrica Racconti inediti.

Le storie che ci propone Pinci ruotano intorno alle dinamiche del sesso: per noia, per vendetta o perversione, finanche per la morte. I personaggi sono scorretti e violenti, impulsivi, seguono il loro istinto primordiale che purtroppo non risparmia nessuno, non lasciando spazio nemmeno all’amore; i rapporti umani si consumano nel desiderio.

Punto focale della raccolta è il tradimento: ci sono donne che usano gli uomini come un deus ex machina; alcune ricordano il proprio amante sposato attraverso le emozioni passate o un mazzo di fiori senza nome; altre ancora desiderano qualcuno che dica loro «ti amo» e lo cercano fuori dal matrimonio. Donne che confessano un tradimento nella speranza di un perdono; molte sono invece vittime della violenza degli uomini e infine alcune di loro arrivano anche a vendicarsi, spingendosi fino all’esplorazione dei propri oscuri desideri.

Il leitmotiv è sempre il sesso, la bramosia. Ci sono uomini che cadono vittima dei loro istinti e non trovano il modo di redimersi o di comprendere la propria perversione, creando uno scenario da fiaba horror; altri chiedono perdono dopo un passato mai dimenticato fatto di violenza, in uno circolo malato che non si riesce a spezzare. Sono uomini, quelli di Pinci, sempre sul filo del rasoio. L’odio con l’odio, la violenza con la violenza. E non esiste redenzione.

La raccolta esprime molta carnalità che può risultare offensiva. Scabroso nei suoi racconti, l’autore colpisce nelle descrizioni della gestualità dei personaggi e la nitidezza delle scene, non lasciando indifferente il lettore.

Una citazione a parte è necessario farla per tre racconti, che si discostano dagli altri: in Grazie signor P troviamo un uomo ormai in pensione, che viene congedato dopo vent’anni trascorsi a lavorare in fabbrica. La parola grazie non colma però il vuoto di una vita senza più uno scopo.

Nel racconto Un altro nome un padre lascia in eredità le conoscenze sulla pesca al proprio figlio. Anche senza legami di sangue, quel momento trascorso insieme unisce due generazioni, indissolubilmente.

Abbiamo infine La partita, in cui scopriamo la malattia vissuta da un bambino che percepisce le emozioni di chi lo circonda attraverso i loro sguardi.

I racconti di Pinci spogliano gli uomini e le donne delle loro maschere di finto ordine e perbenismo, lasciando solo quello che c’è sotto, il crudo e il marcio. I personaggi che incontriamo sono soli e non si pongono limiti, neanche quelli umani.

Consiglio di lettura: dopo aver letto la raccolta, evitate di vedere programmi su delitti e tradimenti e non accettare mai lecca-lecca dagli sconosciuti (rimando al racconto Batman e Robin sono amici).

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