• Reader for Blind

Il grido del corvo



Tutti conoscono i libri di Jack London. A tutti sarà capitato di seguire le avventure di Zanna Bianca, non senza un po’ di commozione sognando di poter accarezzare il suo pelo. Con i racconti presenti ne Il grido del Corvo torniamo nei luoghi della grande caccia all’oro a cui lo stesso London partecipò durante la sua giovinezza, prendendo poi spunto per tutti i suoi scritti.

Questa raccolta di Jack London fa riferimento all’edizione italiana del 1938, il cui titolo era La legge della vita, tratta da The god of his fathers e Children of the frost. Purtroppo, non si hanno i crediti del vecchio traduttore, anche se questa proposta di lettura edita da Alessandro Polidoro cerca di rispettare la scrittura di London con un occhio di riguardo al linguaggio moderno.

Il curatore di questa piccola perla della letteratura americana è Antonio Esposito. Noi di Reader for Blind lo conoscevamo già e abbiamo avuto la piacevole occasione di leggere il suo racconto Sorridi, sono giorni di miracoli per il primo contest #tiraccontounquadro, presto in formato cartaceo prodotto dalla D editore.

La prefazione è invece a cura di Lorenzo Di Paola.

In questi racconti torniamo nel Klondike, dove tutti i protagonisti sono spinti dalla volontà di sopravvivere. La natura protagonista indiscussa riduce l’umanità al suo stato primordiale, gli animali e gli uomini sono mossi a una lotta continua. Le popolazioni autoctone – gli indiani che un tempo vivevano seguendo i ritmi della natura – sono trascinati nel progresso per mano degli avventurieri.

Jack London in questi tredici racconti introduce – con la sua narrazione eroica – degli elementi costanti che mirano a ricordarci l’importanza e la volontà di far prosperare la specie, il branco, togliendo spazio all’individuo, al singolo, che è destinato a scomparire.

La legge degli indiani è diversa da quella dell’uomo bianco, ha origini ancestrali e segue il ciclo della natura. Lo vediamo nel primo racconto, La legge della vita, dove un indiano ricorda che «la vita assegnava un solo compito, dava una sola legge: perpetuare era il compito della vita, la sua legge era la morte». Koskoosh è ormai vecchio e cieco. La sua gente segue le tradizioni e non avendo più un’utilità, la tribù lo abbandona accanto a un mucchietto di legna che riscalderà le sue ultime ore. Da cacciatore è ormai preda, come un vecchio alce (come in un ricordo della sua gioventù) pronto a essere sbranato dai lupi.

Le leggi nei luoghi dove neanche Dio sembra arrivare valgono per tutti, bianchi e non.

Anche nel quarto racconto, La sfortuna di Bidarshik, troviamo un segno evidente dell’importanza della legge e dell’incoerenza degli uomini bianchi, la cui verità appare sempre diversa.

La pista è la strada che tutti prima o poi sono costretti a percorrere, con la neve che non esula nessuno dalla morte e dalla legge.

Le storie sono la memoria di un popolo e c’è sempre qualcuno disposto a raccontarle davanti al fuoco acceso. I vecchi non vengono più rispettati come un tempo. Spesso sono costretti a dividere il cibo con i bianchi, ad annebbiarsi la mente con l’alcol e a raccontare loro le storie delle proprie tribù, perché gli avventurieri sono ancora disposti ad ascoltare.

In queste storie troviamo capi tribù alla ricerca di una morte onorevole; giovani che trovano nella furbizia il modo di ottenere prestigio e onore, diventando cacciatori di orsi; sciamani che interrogano corvi e dialogano con gli spiriti per ottenere la verità e liberarsi dei miscredenti.

Ogni storia si muove verso il benessere, l’onore, il potere.

«Le tue mogli possano prolificare come il salmone, […] e il palo del tuo totem possa restare a lungo nella terra; e il fumo del tuo campo possa alzarsi eternamente al cielo”, è l’augurio di un uomo ad un capo».

E infine troviamo le squaw, le forti donne che combattono le proprie battaglie da sole, che si dimostrano capaci di sacrifici inimmaginabili e hanno la medesima tempra di qualsiasi altro uomo. Anche se vengono comprate e il loro valore viene misurato in coperte, fucili e alcol, queste donne non sono meno brutali dei loro compagni. Possiamo trovare un esempio nei racconti Il prezzo della sposa – dove incontriamo per un momento anche Zanna Bianca – Negore il vile e La moglie Siwash.

Lo Yukon sullo sfondo di questi racconti rimane l’unico testimone del fluire delle storie e della vita, silenzioso e invincibile.

Consiglio di lettura: leggere questi racconti nei pressi di un camino acceso e in compagnia del proprio animale domestico, se possibile. E poi andare a recuperare tra gli scaffali della propria biblioteca Zanna Bianca o Il richiamo della foresta, per tornar bambini. Buona lettura!

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