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L'odore della plastica bruciata



Giovanni Battista Menzani, classe 1968, è nato a Piacenza e vive attualmente sulle colline della val Trebbia. Architetto di professione, ha iniziato la sua carriera autoriale con la stesura di due saggi sull’architettura contemporanea (Basilea. La tradizione del moderno per Tersto&Immagine nel 2002 e Madrid. La nuova capitale edito Maggioli nel 2008). Nel 2012 ha curato il Dizionario biografico fantastico dei piacentini illustri insieme a Gabriele Datati, pubblicato da Codex10.

L’odore della plastica bruciata è la sua prima raccolta di racconti, trovando la pubblicazione nel 2013 grazie a LiberAria.

Quelle di Menzani sono storie che ci raccontano un mondo stereotipato e rassegnato, dove i personaggi si muovono in uno scenario degradante e a tratti grottesco. Attraverso una tagliente e sottile ironia, l’autore ci offre situazioni spesso al limite della mortificazione, spingendo i protagonisti verso un umiliante sottomissione alla società contemporanea.

In tredici godibili racconti e attraverso uno stile semplice e diretto, l’autore ci offre una visione cruda del mondo; la narrazione non vuole essere crudele, ma le storie risultano spesso tali. Grazie a una sensibilità smisurata, Menzani riesce a far entrare il lettore in empatia con i personaggi.

Alcuni di questi racconti – al limite della distopia – ricordano la fortunata serie antologica Black Mirror, ideata da Charlie Brooker nel 2012 e ancora in produzione. La serie televisiva è incentrata sui problemi che l’introduzione delle nuove tecnologie crea all’uomo, estremizzando ciò che accadrebbe in un mondo futuristicamente utopico, ma forse non troppo lontano dal nostro.


Nel racconto Pollice verso, dei ragazzi vivono dentro un campo, stipati in centinaia di baracche, aspettando di essere chiamati per una parte in un talk show televisivo o in uno spot pubblicitario. La vita scorre monotona, la libertà delle persone recluse al campo sono ristrette e il traguardo sembra essere sempre troppo lontano.

«Sono recluso qui ormai da mesi, nella speranza di essere chiamato per una parte in un talk-show del pomeriggio, o in uno spot pubblicitario. La diaria di base è una miseria, e senza gettoni di presenza non si tira avanti».

Le persone coinvolte sono disilluse e vivono per la televisione, una televisione che probabilmente – ammesso che gli conceda il successo tanto bramato – potrebbe non essere ciò in cui davvero i personaggi sperano. Il finale di questo racconto lascerà l’amaro in bocca, sapore acre di qualcosa che sarebbe potuto andare diversamente e da cui si uscirà – in un modo o nell’altro – sconfitti.

L’odore della plastica bruciata è il racconto che dà il nome all’intera raccolta, e tratta il delicato tema della pena di morte: i condannati vengono messi su di un palco, davanti a un pubblico sistemato sopra delle comode poltrone; posti che queste persone pagano per veder morire i criminali, e alcuni di loro non risparmiano la visione ai propri figli. Lo spettacolo si svolge all’interno di un teatro, con tanto di sipario in velluto rosso e un’orchestra musicale.

«Quando le urla della folla si placano, il ragazzo viene fatto accomodare sulla sedia. Gli vengono applicati gli elettrodi inumiditi alla tempia e ai polpacci, opportunamente rasati per assicurare una perfetta aderenza, e poi viene trasmessa una prima scarica di corrente. Il palco improvvisamente si svuota. Rimane solo un infermiere che, con apatico distacco, prende nota su un taccuino di ogni sussulto e di ogni contrazione dei nervi».

Al di là dei dubbi morali che scaturisce una pratica come la pena di morte, chi dà diritto al pubblico di gioire della morte di un altro essere umano? Chi concede a queste persone di deridere un uomo durante gli ultimi secondi della sua vita, sebbene esso sia accusato – e probabilmente colpevole – di crimini orribili? A un certo punto Menzani scrive che «nella sala si diffonde un odore come di plastica bruciata».

La verità è che l’odore di plastica bruciata non è presente solo nel teatro delle esecuzioni, ma si estende all’intera raccolta. Ed è asfissiante.

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